Evidenze empiriche dimostrano oltretutto che il costo sostenuto da una non profita’ puo’ essere dieci volte inferiore rispetto a quello sostenuto dallo Stato a parita’ di risultato sociale ottenuto. Con evidente redditivita’ del sistema Italia che deve considerare il cinque per mille non un costo, ma un investimento. Cio’ avviene non solo nell’assistenza piu’ difficile (si veda il servizio di hospice) e nell’assistenza di routine come il catering sociale (mense per fasce deboli ecc.), ma anche nel welfare ‘laico’ e di reinserimento. Un carcerato che sconta all’esterno la sua pena costa circa 30 euro al giorno mentre il costo medio per chi sta in carcere e’ di circa 138 euro. Appare quindi evidente il risparmio per la collettivita’.
Altra criticita’ di finanziamento e’ la diminuzione del reddito delle famiglie e le ripercussioni negative per il fund raising delle imprese sociali non profit. La crisi della terza settimana e l’occupazione in affanno non aiutano certo le donazioni. E ancora: a fronte dei tagli sui trasferimenti da parte dello stato, i comuni devono anche valutare se possono mantenere o meno lo stanziamento storico per la spesa sociale; se cosi’ fosse anche la quantita’ complessiva dei servizi gestiti dal non profita’ italiano rischierebbe una calo nel mantenere gli standard di qualita’ del welfare ambrosiano. Ed anche i costi di gestione (gli affitti, le utenze, le forniture ecc.) delle non profita’ sono in aumento. In base a questa analisi si deve tenere sotto controllo queste difficolta’ e decidere il ‘che fare’. Il sistema Italia incrementa il suo assetto economico-sociale tramite la solidarieta’ e la sussidiarieta’ di relazione. Si genera coesione sociale che e’ presupposto per un equilibrato e duraturo sviluppo economico con un ritmo sincronico e, con sempre maggiore frequenza, la sequenzialita’ pone come prioritario il presidio sociale per mantenere e dinamizzare l’assetto economico. Ma questo avviene tramite le filiere sussidiare che integrano il ruolo strategico, regolatore e di valutazione del sistema pubblico ed il ruolo tattico–operativo e di risultato delle imprese sociali non profit. Esse producono risultati e flussi di concretezza sociale a condizione di avere integrazione fra valori di solidarieta’ e valore economico, in logica di altruismo operativo e passando da una patologica ed insostenibile posizione assistenzialistica ad una dimensione di imprenditorialita’ sociale. Anche la carita’ si fa impresa sociale.
Questa e’ la fotografia dell’oggi che purtroppo rischia un ridimensionamento. Una risposta possibile e’ la creazione di una unita’ di crisi che integri le attivita’ del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’ANCI, di Confindustria, del Forum del Terzo settore: realta’ che giocano un ruolo di gestione strategica e tattica nel welfare nazionale. Si devono monitorare queste difficolta’ facendo ulteriori scelte di consolidamento del raccordo operativo’ fra stato e non profita’ /for profita’ in una ‘concretezza istituzionale’ di filiera, attivando una governance distribuita e responsabilizzante rispetto a obiettivi concordati. Il settore del privato sociale e’ l’unico ad avere un incremento costante di occupazione: se entra in crisi abbiamo un ulteriore aggravamento occupazionale in Italia. E’ necessario anche gestire una sorta di federalismo donativo di scopo. L’unita’ di crisi puo’ attivare un raccordo con l’Unioncamere, con l’Agenzia delle Entrate e con la Conferenza Stato-Regioni per promuovere ed accompagnare il riconoscimento della corporate social responsibility delle imprese profita’ come opportunita’ di deduzioni fiscali ‘ad hoc'(valorizzando l’integrazione fra business e valore sociale), e vie di sperimentazione fiscale. L’applicazione di innovazioni di gestione per le imprese sociali non profit: sviluppare servizi aggregati e comuni generando ‘economie di scala’ sia per l’erogazione di servizi sia per l’acquisto di ‘risorse da combinare’ (avere una struttura condivisa per la manutenzione degli immobili delle non profit, fruire di servizi di pronto intervento gia’ operanti e collaudati, avere servizi amministrativi e di gestione finanziaria in comune ecc.), adottando magari modelli di cohousing del non profit. Anche lo sviluppo di un sistema di rating di sussidiarieta’ orizzontale sarebbe utile a quantificare il livello di welfare della citta’ e valutare quali scelte gestionali adottare. Riconoscere la crisi vuol dire gestire efficaci reazioni di sistema nella tradizione dell’imprenditorialita’ sociale.
(Tratto da: http://www.benecomune.net)
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