La finanza sta divorando cio’ che rimane del nostro pianeta

La Cina sta superando gli Stati Uniti come prima potenza economica del mondo. Ad essere cinesi ci sarebbe da star contenti. Invece proprio i cinesi saranno i piu’ fregati. Dopo aver pagato gli enormi prezzi del ‘take off’ industriale, e offerto a questo Moloch i consueti sacrifici umani (nella Cina attuale il suicidio e’ la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti) si troveranno a primeggiare proprio quando quel modello di sviluppo economico, liberista e globale, cui hanno aderito di recente stara’ andando in frantumi. Saranno arrivati troppo tardi.
Il ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, in un’intervista al Corriere dello scorso inverno ha fatto trapelare fra le righe che entro tre anni dobbiamo aspettarci un altro colpo tipo ‘subprime’. Lo ha detto in modo velato sottolineando che mentre i valori finanziari sono tornati ad essere quelli di tre anni fa, prima del crack, oggi nel mondo ogni secondo si emettono miliardi di dollari o di euro di debito pubblico. In altre parole: stiamo tamponando la crisi immettendo nel sistema altro denaro inesistente, piu’ tossico dei titoli ‘tossici’. Stiamo drogrando il cavallo gia’ dopato perche’ faccia ancora qualche passo in avanti. Ma prima o poi il collasso definitivo per overdose arrivera’. Potra’ non essere quello ipotizzato da Tremonti fra tre anni ma quello successivo o quello successivo ancora, ma e’ certo che arrivera’. Ci sara’ il crollo del mondo del denaro, dell”economia di carta’ come la chiamo’ in un famoso e preveggente saggio del 1964 l’americano David T. Bazelon che, guarda caso, non era un economista ma un intellettuale. E quando la gente delle citta’ si accorgera’ che non puo’ mangiarsi il cemento e bere il petrolio si riversera’, disperata, nella campagna, quel poco che ne sara’ rimasta, venendo respinta a colpi di khalashnikov da coloro che, prudentemente, non l’avranno abbandonata. Disegnando scenari apocalittici del resto un’ottantina di anni prima di Bazelon il capo indiano Tatanga Jotanka, alias ‘Toro seduto’, ci aveva avvertito: ‘Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche’.
Il denaro, nella sua estrema essenza, e’ ‘futuro’, rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro ad uso del presente. Ma noi abbiamo messo in circolazione una cosi colossale quantita’ di denaro da ipotecare questo futuro fino a regioni temporali cosi sideralmente lontane da renderlo, di fatto, inesistente. Prima o poi questo futuro, gravido dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra follia e dalla nostra fantasia, ci ricadra’ addosso come drammatico presente. Tutte le correnti di pensiero, sia pur minoritarie, che ci hanno ragionato sopra (americane tra l’altro: il bioregionalismo e il neocomunitarismo) parlano, per evitare l’apocalisse prossima ventura, di un ritorno ‘graduale, limitato e ragionato’ a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano necessariamente per un recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale, finanziario e virtuale. I cinesi hanno abbandonato la terra in favore dell’industrializzazione e del libero mercato nel momento sbagliato. Saranno primi quando non avra’ piu’ senso esserlo.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

Be the first to comment on "La finanza sta divorando cio’ che rimane del nostro pianeta"

Leave a comment