Angela Merkel abbandona Irlanda, Portogallo e Spagna al loro destino.

La Germania ne ha abbastanza. Qualsiasi stato della zona euro che si trovi in una crisi del debito o che non possa adattarsi ad una unione monetaria impostata sui ritmi del Nord, dovra’ affrontare un fallimento “ordinato”.

di Ambrose Evans-Pritchard 31 Ott 2010

fonte: Telegraph.co.uk

Angela Merkel ha bisogno di una modifica del trattato per evitare che la Corte costituzionale tedesca possa bloccare il fondo di salvataggio europeo, per violazione del diritto comunitario.
Gli obbligazionisti parteciperanno alla ripartizione degli oneri. La riduzione del debito sara’ applicata sia dal lato degli interessi che sul valore dei titoli. Gli investitori pagheranno il prezzo per non avere colto il punto, ovvio e automatico, che l’unione monetaria non elimina il rischio: lo sposta, dal rischio di cambio al rischio di default.

Cosa stavano pensando gli investitori quando nel 2007 hanno comprato titoli greci a 10 anni a 26 punti base sul Bund tedesco, al di sotto dello spread tra la British Columbia e il Quebec?
“Dobbiamo tenere a mente i sentimenti del nostro popolo, che ha una legittima aspirazione a vedere anche gli investitori privati presi all’amo, e non solo i contribuenti”, ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Oppure, le parole del capo della Bundesbank Axel Weber: “La prossima volta che c’e’ un problema, (gli obbligazionisti) dovrebbero essere parte della soluzione anziche’ parte del problema. Finora gli unici che hanno pagato per la soluzione sono i contribuenti “.

Questi sono i temi imposti dalla Germania al vertice UE, come anche il Qui Pro Quo sulla creazione di un fondo di salvataggio permanente nel 2013. Una modifica del trattato sara’ inserita dentro l’articolo 48 del trattato di Lisbona, un trucco che aggira la necessita’ di una completa ratifica. Gli euroscettici potranno sostenere a ragione che questa clausola di “scala mobile” rischia di essere utilizzata anche in futuro per trattati striscianti e sottratti al controllo.

Angela Merkel ha bisogno di una modifica del trattato per impedire alla Corte costituzionale tedesca di bloccare il fondo di salvataggio europeo per violazione del diritto comunitario. “Questo rafforza la mia posizione verso la Corte di Karlsruhe”, ha ammesso apertamente.

Si potrebbe sostenere che gli obbligazionisti avrebbero dovuto essere puniti per i loro errori molto tempo fa. La puzza di “azzardo morale” e’ stata disgustosa, su entrambi i lati dell’Atlantico. Un fallimento ordinato lungo delle linee progettate dal Fondo monetario internazionale e’ esattamente cio’ di cui la Grecia ha bisogno. Non ha senso spingere ulteriormente la Grecia in una spirale di debito, per portare il debito pubblico dal 115% del PIL come era all’inizio del “salvataggio”, al 150% alla fine del calvario.

Se si svela l’ipocrisia, risulta che il pacchetto greco ha in realta’ consentito alle banche e ai fondi di spostare circa 150 miliardi di E. di debiti verso i governi dell’Unione europea, la Banca centrale europea, e il FMI. I cittadini greci, sotto falsi pretesti, sono sottoposti a una dolororosa austerita’, senza che sia stato messo in atto l’unico rimedio della riduzione del debito.

In realta’ si tratta di un salvataggio per gli investitori. C’e’ un tocco di crudelta’ in tutto questo. Inutile dire che la sinistra greca se n’e’ accorta. I socialisti dissidenti del blocco “anti-Memorandum” (cioe’ anti-UE e FMI) saranno i probabili vincitori delle elezioni regionali di Atene.

Si noti che anche nei sondaggi portoghesi i socialisti sono caduti del 25%, mentre i comunisti e la sinistra dura del “Bloco”, insieme raggiungono il 18%.

Eppure, aprire alla possibilita’ di tagliare la garanzia degli obbligazionisti, in questo frangente delicato – con gli spread che hanno raggiunto nuovi record in Irlanda la settimana scorsa, e il Portogallo che lotta per far passare il bilancio – e’ come lanciare una bomba a mano nella periferia della zona euro.

Oggi sappiamo che nella notte di Giovedi Jean-Claude Trichet della BCE ha avvertito i leader europei che era pericoloso smuovere questo nido di calabroni, sostenendo che i politici non capivano cosa stavano in realta’ scatenando. E’ stato attaccato violentemente dal presidente francese Nicolas Sarkozy, che in seguito ha negato di aver perso le staffe.

“Jean-Claude Trichet ha espresso un certo numero di riserve. C’e’ stato un dibattito, c’e’ sempre un dibattito, ma il Consiglio europeo ha preso la sua decisione” ha detto.

“E’ sbagliato dire che mi sono irritato. Si puo’ rimproverare i capi di stato per ogni genere di cose in democrazia, ma non credo che li si possa rimproverare di non essere consapevoli della gravita’ della situazione”, ha sbuffato.

Sarkozy non aveva intenzione di lasciare che il suo `trionfo a Bruxelles’ svanisse, dopo la sua abile cucitura sulle questioni europee, ancora una volta con un accordo preventivo con la Germania, e dopo esser riuscito a imporre la sua volonta’. L’idea che l’asse franco-tedesco governi ancora l’Europa e’ una idea politicamente potente in Francia, anche se le decisioni effettivamente raggiunte sono spesso di scarso valore o – come in questo caso – mal consigliate. Tale e’ la chimica dei vertici UE, dove cose folli accadono.

Il premier spagnolo Jose’ Luis Zapatero, sapeva di aver subito un assalto. “Abbiamo bisogno di ascoltare attentamente quello che dice il capo della BCE a proposito del meccanismo di aiuti. Bisogna porre grande attenzione a questo messaggio, perche’ e’ rischioso”, ha detto.

Gli Stati sovrani della zona euro secondo l’UBS l’anno prossimo devono emettere 915 miliardi di E. di nuove obbligazioni, sia per rinnovare il debito sia per coprire i grandi disavanzi – anche se e’ difficile da coprire il deficita’ dell’Irlanda al 32% del PIL nel 2009. Tuttavia, agli investitori e’ appena stato detto, sottovoce, di applicare un pesante premio di rischio su qualsiasi debito di paesi periferici che scade dopo il 2013, con grande confusione su cio’ che accadra’ anche prima di tale data. Puo’ essere sicuro un investitore di quali saranno i termini se l’Irlanda o il Portogallo dovranno accedere al fondo UE di salvataggio la prossima settimana, o il mese prossimo, o l’anno prossimo? Questi tagli saranno gia’ di rigore?

Uno studio di Giada Giani di Citigroup intitolato Bondholders Moving Back Home rivela che i dati del secondo trimestre evidenziano un forte calo di proprieta’ straniera del debito della Grecia (-14%), del Portogallo (-12%), della Spagna (-8%) e dell’Irlanda (- 5%).

Le banche locali stanno sulla breccia, prendendo in prestito a buon mercato dalla BCE per acquistare i loro titoli di Stato a rendimenti piu’ elevati in un “carry trade” che concentra il rischio. Questi quattro paesi rappresentano la parte del leone nei 448 m iliardi di E. di finanziamento della BCE alle banche (98 la Spagna, 94 la Grecia). Francoforte sta puntellando questo edificio instabile. Jean-Claude Trichet potrebbe innervosirsi.

Un caso grave puo’ essere la Spagna, che si distingue dagli altri PIGS, con un disavanzo ancora al 6% il prossimo anno, e l’economia a grave rischio di una recessione double-dip, a causa dei tagli salariali e della pressione fiscale che mordono sul serio. Ma nessuno e’ ancora sicuro.

Un modello minaccioso e’ emerso in gran parte della periferia della zona euro: il gettito fiscale continua a calare piu’ di quanto non si spensasse. Le misure di austerita’ stanno minando l’economia piu’ in profondita’ del previsto, costringendo a ulteriori tagli fiscali. Sara’ forse troppo considerarla una spirale che si auto-alimenta, ma queste politiche di sicuro mettono alla prova la pazienza politica sino al punto di rottura.

C’e’ poco che queste nazioni possano fare nel breve periodo in quanto membri dell’UEM. Essi non possono compensare la stretta fiscale con uno stimolo monetario o un tasso di cambio piu’ debole – come puo’ fare invece la Gran Bretagna. Tutto quello che possono fare e’ insistere, vendere i gioielli di famiglia ai cinesi e agli arabi del Golfo, pregare la BCE di unirsi alla guerra delle valute per far scendere l’euro, e pregare che la fragile ripresa globale non si polverizzi.

Il Cancelliere Merkel alla fine e’ corretta. Un meccanismo per il default sovrano e’ del tutto sano. Se fosse stato messo in conto molto tempo fa, l’UEM sarebbe stata piu’ forte. Il momento giusto per questo era il trattato di Maastricht, o di Amsterdam, o al piu’ tardi Nizza, ma in quei giorni le e’lites europee erano ancora arrogantemente sprezzanti circa le implicazioni di una unione monetaria. Avere aspettato fino ad ora rasenta come minimo la negligenza.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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