Marchionne, l’Italia e l’ingrata secessione del profitto

“L’impoverimento del Sud e’ funzionale tanto agli interessi dei boss quanto a quelli delle industrie del Nord”. Presentando il film ‘Noi credevamo’, sulle illusioni del Risorgimento, il regista Mario Martone denuncia il ruolo della grande industria nel “patto scellerato” alla radice degli squilibri irrisolti nel nostro paese. Nello stesso magazine, ‘Il Venerdi’ di ‘Repubblica’, Curzio Maltese e Giorgio Bocca sparano a zero sull’ad della Fiat, Sergio Marchionne, che da Fazio Fazio ha definito l’Italia un peso per l’industria torinese. “Se neanche la Fiat si sente una fabbrica italiana, ed era l’ultima, allora siamo proprio messi male”, scrive Maltese: “La Fiat in Italia ha mangiato otto miliardi di aiuti negli ultimi trent’anni”.

La minaccia di Marchionne – abbandonare l’Italia – per Maltese e’ l’avvio di una “secessione nei fatti”, perche’ la Fiat e’ stata “una fabbrica lunga come lo Sergio Marchionne Stivale, da Mirafiori a Termini Imerese, con centinaia di migliaia di lavoratori da ogni regione, provincia, forse da ogni comune d’Italia”. Da Marchionne parole ingiuste: “Gli operai non vogliono piu’ abbattere il capitalismo, ma i capitalisti lottano per abbattere gli operai”. Un industriale tedesco non si sarebbe mai permesso di sparare sul proprio paese: in Germania operai e ingegneri guadagnano il doppio, per aver puntato “sulla ricerca piuttosto che sulle rottamazioni”, e oggi l’auto tedesca domina il mercato mondiale. La Fiat invece sopravvive grazie al mercato italiano, paga male i dipendenti e ora “sputa nel piatto dove mangia”.

Cosa vuole Marchionne? Semplice, risponde Giorgio Bocca: “Sottomettere la societa’ agi interessi dei piu’ ricchi e piu’ forti e dei padroni”. Delocalizzare? Significa esportare le fabbriche dove c’e’ piu’ convenienza capitalistica. Marchionne parla dell’Italia come se la Fiat fosse un’azienda straniera da chiudere? “Un modo di ragionare da apolide, da supermanager la cui unica patria e’ il profitto“. Dimenticando che la Fiat e’ patrimonio nazionale: Giorgio Bocca appartiene al paese che per piu’ di un secolo “le ha fornito uomini, capitali, solidarieta’ civili e politiche e anche alcune licenze e privilegi”.

Nel 2010 la Fiat non fa piu’ utili in Italia? Pero’ negli anni precedenti, grazie al sostegno dello Stato, ha messo insieme profitti e il know-how serviti per acquistare la Chrysler e formare quadri, tecnici e venditori che ne hanno fatto la maggiore azienda italiana. Marchionne e'”un uomo di grande intelligenza e capacita’ manageriali”, scrive Bocca, ma afflitto da finta modestia, capace di definirsi “un metalmeccanico”. Certo: “Un metalmeccanico da qualche milione di euro l’anno”, chiosa Bocca, preoccupato per l’allineamento dell’ad del Lingotto alla filosofia che accomuna da sempre “i capitalisti piu’ aggressivi”, pronti a colpire i diritti del lavoro per il loro unico obiettivo: non la responsabilita’ sociale, ma solo il profitto.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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