Come e’ noto, Tareq Aziz, l’ex numero due del vecchio rais Saddam Hussein, e’ stato recentemente condannato all’impiccagione da un tribunale di Bagdad. I grandi sforzi profusi dalle ridicole e servili autorita’ irachene non hanno di certo impedito a chi ha ancora occhi per vedere di squarciare il velo di Maya dell’ipocrisia e di intravedere le reali motivazioni, eminentemente politiche, della sentenza.
Ma al di la’ di tali superflue ovvieta’, occorre focalizzare l’attenzione su quello che e’ senza ombra di dubbio l’aspetto decisamente indegno dell’intera faccenda; il fatto, cioe’, che una volta di piu’ i vincitori si sono arrogati il diritto di giudicare i vinti. Questa tendenza non e’ di per se’ nuova, ma affonda le radici a poco piu’ di sessant’anni fa, e piu’ precisamente negli scranni di Norimberga, ove i giudici rappresentanti delle potenze uscite vincitrici della Seconda Guerra Mondiale misero le proprie ‘competenze’ al servizio dei loro superiori per ‘vagliare’ le responsabilita’ dei vinti e deciderne arbitrariamente i destini. Come accade in ogni processo a sentenza gia’ scritta che si rispetti, per onorare quello di Norimberga i facinorosi giuristi che stavano ‘dalla parte giusta’ ebbero l’ardire di suggerire ‘a chi di dovere’ di decretare l’introduzione di reati ad hoc, perseguibili con effetto retroattivo, e di sottrarre i propri imputati al giudizio del medesimo tribunale, da essi stessi voluto e finanziato, minandone cosi ogni pur minima credibilita’ e legittimita’. A riempire (seppur parzialmente) la voragine creata dal vergognoso e assordante silenzio riservato alla faccenda dagli ‘intellettuali’ dell’epoca, si levo’ la puntuale e autorevole voce di Benedetto Croce, che in un celebre discorso pronunciato al parlamento italiano nel luglio del 1947 affermo’: ‘Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai nostri giorni (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con cio’ la guerra’. Parallelamente alle acute e pertinenti critiche mosse a suo tempo da Croce, andava ovunque insinuandosi il sospetto che i vincitori non disponessero affatto dei titoli per giudicare i vinti. Si voleva (e si vuole ancora oggi) veramente credere che Stati Uniti, URSS e Gran Bretagna non si fossero macchiati di gran parte degli stessi crimini per cui furono condannati i gerarchi nazisti? La Storia ha fatto ampia luce (bombardamenti sui civili di Dresda e Amburgo, ‘distruzione indiscriminata’ ecc.) in merito a questa faccenda. Ma congedandoci da Norimberga e venendo a questioni attuali, e’ bene interrogarsi sulla reale stoffa di cui sono fatti i vincitori di oggi, visto e considerato che la smania di processare i vinti non accenna battute d’arresto. Dopo la caduta dell’URSS e l’instaurazione dell’unipolarismo, il diritto internazionale ha subito una ancor piu’ marcata distorsione ed e’ stato ridotto a nulla piu’ che vero e proprio braccio armato degli Stati Uniti, che se ne servono solo ed esclusivamente nei momenti in cui le sue iniziative coincidono con i loro obiettivi politici, ma a cui non riconoscono alcuna legittimita’ allorquando si tratta di sottoporre a giudizio militari o politici americani. Cosi, Milosevic, Karadzic e Hussein sono stati o saranno processati mentre nessun americano o inglese o italiano, quali che siano le nefandezze compiute (e ne hanno compiute molte) e’ comparso nelle aule di ‘giustizia’ dell’Aja, senza che nessuna Carla Del Ponte insceni alcun isterico stracciamento di vesti. Alla fin fine, l’unica certezza che emerge da questa torbida vicenda e’ che nei tanti tribunali di ‘giustizia’ istituiti in giro per il mondo (L’Aja, Bagdad ecc.) hanno ‘scambiato’ la ‘dea bendata’ per l’infinitamente meno rispettabile Zio Sam, e che Tareq Aziz, dopo Saddam Hussein (la cui impiccagione e’ stata definita da Bush ‘Pietra miliare sul cammino della democrazia’), non e’ che l’ultimo dei capri espiatori, l’ultimo pezzo di carne da immolare all’altare dell’imperialismo, brutale e assassino come sempre ma fregiato, questa volta, con gli educati e accattivanti crismi dell’umanitarismo, l’oppio dei popoli su cui si forgia lo sciagurato zeitgeist contemporaneo.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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