Liberta’ di stampa, Italia al 49simo posto

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Il Ghana e la Tanzania ci battono nettamente, ma ce la giochiamo quasi a pari merito con Bosnia e Burkina Faso. Non stiamo parlando della classifica di qualche disciplina sportiva, bensi del rapporto annuale sulla liberta’ di stampa pubblicato da Reporters sans frontie’res. L’organizzazione francese ha stilato un ranking che ci vede al 49esimo posto, lo stesso dello scorso anno.

Reporters sans frontie’res ” si legge nel rapporto –  ha piu’ volte espresso la sua preoccupazione per il deteriorarsi della situazione della liberta’ di stampa all’interno dell’Unione europea. Il ranking 2010 conferma questa preoccupazione. L’Unione europea non e’ un gruppo omogeneo in termini di liberta’ di stampa. Diversi Paesi democratici dove Reporters sans frontie’res ha registrato una serie di problemi non sono progrediti rispetto al passato. Questi sono, in primo luogo, la Francia e l’Italia, dove gli eventi dello scorso anno ” le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprieta’ dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie ” hanno confermato la loro incapacita’ di invertire questa tendenza.

Senonche’ la maggior parte dei cittadini italiani non verra’ mai a conoscenza di questa notizia, a conferma naturalmente che il rapporto e’ veritiero. Bastava, nel pomeriggio di ieri, avventurarsi tra i principali siti di informazione del nostro Paese per non trovarne alcuna traccia: ‘Repubblica’ teneva costantemente informati i suoi lettori sugli aspetti piu’ sanguinolenti del caso di Sara Scazzi, la stessa cosa faceva il ‘Corriere della Sera’ mentre persino ‘l’Unita” preferiva cavalcare la cronaca nera e la morbosita’ dei cittadini. Inquietante invece come gli scontri di Terzigno ” e la battaglia civile di migliaia di cittadini ” siano stati relegati ai ‘quartieri’ piu’ bassi dei giornali. Del rapporto di Reporters sans frontie’res nessuna traccia.

Ora e’ bene specificare che i giornali citati (solo per fare un esempio, il panorama e’ molto piu’ ampio e quindi inquietante) hanno sposato in passato cause sulla liberta’ di informazione e promosso manifestazioni di piazza e cortei. Sicche’ e’ interessante a questo punto chiedersi cosa si intenda per informazione libera e, ancor di piu’, fin quanto i giornali italiani siano disposti ad essere liberi. Censurare il rapporto annuale di Reporters sans frontie’res e continuare a parlare in modo pruriginoso di casi di cronaca nera cosa ha a che fare con l’informazione libera per cui in passato ci si e’ battuti? E perche’ nessuno dice chiaramente che, prima del numero di copie vendute o dei contratti pubblicitari, vengono le notizie?

E ancora, come mai i giornalisti italiani sono disposti a lottare solo quando la ghigliottina della censura cala dall’alto, per mano del Governo, mentre non ci si scandalizza quando il silenzio prevale per poter dare spazio a fatti presentati in modo tale da attrarre il lettore ad ogni costo nella prospettiva di incassare di piu’?

Sono domande che attendono risposte. Anche perche’ discutere del caso di Avetrana e’ diventato il passatempo preferito di milioni di italiani. E se domani tv e giornali dovessero cambiare argomento, parlando della crisi economica o di politica estera, ci sarebbe da scommettere che tutti rimarrebbero delusi. Per questo, ad essere sinceri, c’e’ da pensare che quel quarantanovesimo posto in classifica sia esagerato, ma per difetto.

Davide Falcioni

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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