‘Padroni a casa nostra’ e’ un’espressione apparentemente di moda, di questi tempi, un po’ dappertutto. Ma soprattutto in quelle parti d’Italia in cui ci sono centinaia di persone che, almeno a parole, sono pronte a ‘impugnare il fucile’ per difendere la propria terra, anche se quella terra ha in certi casi nomi di fantasia ed origini storiche incerte, con tanto di improbabili rituali da circo. Persone che proclamano di essere settentrionali ma che il nord, quello vero, evidentemente non lo hanno mai visto.
Un nord in cui il numero di immigrati e’ di diverse volte superiore alla media italiana, ma nel quale, nonostante cio’, il rischio di avere i problemi a causa dell’immigrazione (o la percezione di averne) e’ decisamente inferiore. Nonostante il successo che anche nel centro e nel nord Europa stanno avendo partiti razzisti, xenofobi e in generale affini per ideologia alla Lega Nord, ultimamente in Italia siamo arrivati al punto di vedere scuole tappezzate impunemente di simboli di partito, politici prezzolati e semi-analfabeti che aizzano le folle per banali ed evidenti scopi elettorali, altri che, schifati dai nepotismi e dalla corruzione di ‘Roma ladrona’, hanno ricevuto condanne per corruzione gia’ nei primi anni ’90, quando le trote di cui vogliono promuovere la carriera politica erano fortunatamente ancora in fasce; altri ancora che, per fronteggiare (sempre e solo rozzamente) il problema dell’immigrazione, hanno avuto come migliore idea quella di organizzare ‘sagre del suino’ a fianco delle Moschee.
Anche nel resto del mondo non va meglio: c’e’ un presidente de la Re’publique che, per recuperare un minimo di consenso, vuole espellere centinaia di persone al giorno dal suo Paese, forse dimenticando le proprie origini di immigrato ungherese e soprattutto infischiandosene, con un’arroganza di ormai tipico stampo italiota, degli accordi e delle convenzioni internazionali; e che dire degli idioti che vogliono bruciare pubblicamente il Corano per far vedere al mondo che esistono anche loro o, molto piu’ probabilmente, nel tentativo di dare un senso alle proprie inutili vite? Ci sono tante, troppe persone che odiano culture e religioni millenarie diverse dalla loro, senza sapere nulla di cio’ che dicono di odiare e, cosa ancora piu’ assurda, senza conoscere minimamente neppure la ‘loro’.
Il problema che nasce dall’abusare di espressioni quali ‘padroni a casa nostra’ e’ quello che l’amore per il proprio territorio, sacrosanto e legittimo, viene oggi piu’ che mai confuso con l’odio a priori verso lo straniero, il diverso’ l”intruso’. Un vero problema in tempi in cui la globalizzazione si sta intrecciando con la necessita’ sempre piu’ forte di tornare in contatto con le proprie tradizioni, i propri usi e il proprio territorio; tempi che ci mostrano quanto le migrazioni siano un fenomeno inarrestabile, soprattutto in societa’ basate sulla crescita economica illimitata.
Fino a quando dominera’ il paradigma della crescita infinita non si potra’ mai arrestare il fenomeno delle migrazioni. Quest’ultimo, insieme a guerre di occupazione per accaparrarsi le risorse, consumismo ed inquinamento, si ridurra’ soltanto con uno stile di vita piu’ sobrio e con l’implementazione dell’autoproduzione di beni.
Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo deve aumentare in continuazione il numero dei produttori e consumatori di merci. Di conseguenza deve indurre, con le buone o con le cattive, con la persuasione o con la forza, un numero crescente di contadini tradizionali ad abbandonare l’autoproduzione di beni, cioe’ l’agricoltura di sussistenza dove la vendita e’ limitata alle eccedenze, per andare a produrre merci e guadagnare in cambio il denaro necessario a comprarle. Uno stile di vita non omologato sui modelli consumistici, invece, oltre a migliorare la qualita’ della vita di chi lo pratica, puo’ contribuire a rimuovere le cause che inducono a emigrare in misura superiore a quanto comunemente si pensi; seppure sia a volte difficile, e delicato, far capire a chi non ha avuto mai niente (materialmente parlando) che la soluzione ai suoi problemi non e’ l’acquisto di merci, che anzi ne e’ la causa.
A livello politico non c’e’ purtroppo nessuna intenzione di eliminare veramente le cause dei flussi migratori in corso, nonostante i buoni propositi in alcuni casi o le ridicole o altisonanti proposte per ridurne la portata in altri. Quando sia la destra che la sinistra auspicano (ancora) una societa’ ed un’economia che prevedono la crescita infinita del consumo di merci, si ha bisogno di un numero sempre piu’ alto di ‘consumatori’, e fino a quando la crescita infinita sara’ il modello economico e sociale propinato a tutte le societa’ del mondo, non si potra’ mai dare fine al fenomeno delle migrazioni, nemmeno se si volessero istituire le piu’ feroci ronde da una parte, o se si volesse accogliere chiunque ne faccia domanda dall’altra: entrambe soluzioni impossibili ed insensate.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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