Il 22 settembre scorso, in occasione della 65° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha discusso sulla situazione in cui ci troviamo rispetto al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio che tutti i paesi del mondo si erano dati nel 2000 durante l’apposito Millennium summit, ha avuto luogo un importante meeting di alto livello sulla biodiversita’. Nell’anno che le Nazioni Unite hanno dedicato alla biodiversita’, i governi delle varie nazioni del mondo hanno riflettuto sull’ennesimo mancato raggiungimento di un target comunemente deciso, quello di ridurre in maniera significativa, entro il 2010, il tasso di perdita della biodiversita’ presente su questo splendido Pianeta.
Sappiamo che questo target, rispetto a tutti i dati e gli indicatori a nostra disposizione, non e’ stato raggiunto. La comunita’ internazionale sta quindi cercando di far si che la 10° Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione sulla Diversita’ Biologica che si terra’ a Nagoya in Giappone dal 18 al 29 ottobre prossimi, possa approvare un piano strategico che fornisca target chiari e mezzi efficaci e concreti destinati a bloccare il tasso di perdita della biodiversita’ a livello mondiale entro il 2020.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e’ intervenuto al meeting, con un appassionato discorso che ha invitato tutti i leaders mondiali ad impegnarsi seriamente per fermare l’allarmante tasso di perdita della biodiversita’ e per ripristinare un’economia naturale nel nostro mondo prima che sia troppo tardi.
Fortunatamente comincia a penetrare nella cultura dei policy makers che la conservazione delle specie e degli ecosistemi della nostra Terra non costituisce solo un importante obiettivo per lo sviluppo sostenibile e per contribuire al raggiungimento degli altri importanti Obiettivi del Millennio dedicati, ad esempio, alla riduzione della poverta’ e della denutrizione nelle nostre societa’, ma riguarda la potenzialita’ di generare annualmente beni e servizi che sono stimati in diversi migliaia di miliardi di dollari.
Ban Ki-moon ha ricordato che, consentire il declino della biodiversita’ e’ equivalente a gettare denaro dalla finestra e che e’ veramente giunta ormai l’ora di modificare i nostri atteggiamenti culturali che, ancora oggi, considerano spesso la protezione ambientale come un costo. Si tratta invece di uno straordinario investimento per il futuro di noi tutti e per consolidare uno sviluppo economico di tutte le societa’, capace di coniugare l’economia al reale benessere umano.
Per questo e’ necessario che la Conferenza di Nagoya metta a punto un concreto piano strategico per il 2020 e che indichi, inoltre, una visione per la biodiversita’ entro il 2050. Si avvierebbe cosi un importante processo operativo che vedra’ un ulteriore significativo step nel 2012, con la Conferenza ONU oggi definita Rio+20, cioe’ la conferenza mondiale destinata a fare il punto sulle cose da fare per avviare, da subito ed efficacemente, le societa’ umane su percorsi di sviluppo socio-economico, venti anni dopo il grande Earth Summita’ del 1992 di Rio de Janeiro (la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo).
Sara’ percio’ necessario un importante lavoro destinato ad individuare target significativi da raggiungere e stringenti meccanismi di valutazione e monitoraggio dl raggiungimento degli obiettivi dati.
Abbiamo bisogno certamente di piani, ma di piani che siano ‘vivi’, attuati concretamente e che non restino solo pezzi di carta e pomposi documenti scritti. Ed ora la situazione mondiale complessiva, anche in seguito alla drammatica crisi economico-finanziaria che ha coinvolto le nostre societa’ globalizzate, rende tutto molto piu’ urgente.
Nel meeting e’ stata giustamente ricordata, da piu’ interventi, anche la necessita’ di rendere operativo al piu’ presto quanto nello scorso giugno, la comunita’ internazionale ha gia’ approvato nel meeting multistakeholder tenutosi a Busan in Corea, e cioe’ l’ Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES, vedasi il sito www.ipbes.net ), con l’obiettivo di mantenere molto stretto quello che oggi e’ un gap particolarmente vistoso esistente tra gli straordinari avanzamenti della conoscenza scientifica sulla biodiversita’ e sugli ecosistemi e le cognizioni che hanno su questi problemi i policy makers.
Il mondo dei policy makers, dopo tanti anni di profondo lavoro realizzato da numerosi studiosi in tutto il mondo, comincia a rendersi conto che preservare la biodiversita’ non e’ certo un lusso, ma un dovere e che questo impegno e’ inseparabile da quello riguardante la lotta alla poverta’ e alla lotta per migliorare la salute e la sicurezza delle presenti e future generazioni.
Al meeting i rappresentanti dei paesi poveri hanno ricordato che moltissime popolazioni in condizioni di poverta’ dipendono in maniera spropositata, per le loro necessita’ quotidiane, dalla biodiversita’ e dai tanti servizi che biodiversita’ ed ecosistemi forniscono loro. Questi servizi sono fortemente danneggiati dallo straordinario e pesante intervento che la nostra pressione sulle risorse esercita con una dimensione di cambiamento globale simile a quello prodotto dalle grandi forze geologiche che operano sul pianeta.
La biodiversita’ costituisce una ricchezza critica per tutti i paesi cosidetti in via di sviluppo, sia perche’ spesso questi costituiscono gli habitat di molte specie rare in tutto il mondo e perche’ le specie continuano a scomparire con un ritmo che gli scienziati valutano possa giungere fino a 1.000 volte il tasso naturale di estinzione. Per proteggere realmente la biodiversita’ tutti gli stati del mondo devono impegnarsi ancora di piu’ nel perseguire i tre obiettivi della Convenzione sulla Diversita’ Biologica e cioe’ la tutela e la conservazione della biodiversita’, l’uso sostenibile delle sue component e l’accesso equo ai benifici derivanti dall’utilizzo delle risorse della biodiversita’, particolarmente quelle genetiche (incluso l’accesso alle tecnologie ed ai finanziamenti).
I paesi in via di sviluppo hanno ancora una volta ricordato la necessita’ di bloccare quella che viene definita ‘biopiracy’ la pirateria della biodiversita’ alla quale dovrebbe porre un freno il protocollo sull’accesso all’equa condivisione dei benefici che saro’ discusso a Nagoya.
Izabella Teixeira, ministro dell’ambiente brasiliano, ha ricordato come la Convenzione sulla Diversita’ Biologica fu messa alla firma, insieme alla Convenzione quadro sui Cambiamenti Climatici, proprio a Rio de Janeiro in occasione dell’Earth Summita’ del giugno 1992. Ha inoltre ricordato la necessita’ che vi siano oggi risposte politiche forti e impegnative nella difesa della biodiversita’ e degli ecosistemi, voltando completamente pagina, rispetto alla situazione di questi ultimi decenni che ha visto un’illusoria crescita economica basata sulla distruzione e il degrado degli ecosistemi del pianeta e sulla perdita progressiva delle specie viventi.
Il Presidente della Commissione Europea, Jose’ Barroso, ha ricordato che le nazioni europee sono state impegnate nel ridurre la perdita della biodiversita’ contribuendo allo scopo anche con uno stanziamento di un miliardo di dollari annui dal 2002 al 2008 ed al rinnovo del Global Environment Facility, la struttura messa in piedi in ambito ONU, per finanziare progetti mirati a dare ‘gambe’ operative alle convenzioni internazionali per una cifra di 1.2 miliardi di dollari per la biodiversita’.
Ha sottolineato l’importanza di eliminare, riformare e riorientare i famosi sussidi perversi che i governi di tutto il mondo e quindi anche quelli dell’Unione Europea, continuano a destinare a settori dannosi all’ambiente in campo energetico, infrastrutturale, idrico, forestale, agricolo e ittico. Diventa oggi un obiettivo centrale quello di riconoscere, anche economicamente, il ruolo straordinario dei servizi offerti dagli ecosistemi e l’avvio di strumenti innovativi di mercato mirati ad essi.
Diventa quindi sempre piu’ importante collegare le diverse convenzioni internazionali quali quella sulla diversita’ biologica, sui cambiamenti climatici e per la lotta alla desertificazione, per renderle sempre piu’ sinergiche e piu’ concrete ed efficaci nelle loro cadute operative.
Ci attende una grande sfida che, intanto, sta gia’ rendendo a tutti, in questo 2010, anno internazionale della biodiversita’, molto piu’ diffuso, anche a livello piu’ popolare, il termine stesso di biodiversita’ ed il valore ad esso legato. Un piccolo passo in avanti utile per cambiare i vecchi connotati di una cultura dominante che sinora non ha compreso il ruolo essenziale della biodiversita’ per la nostra esistenza, per il nostro benessere, per la nostra economia.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
Be the first to comment on "Preservare la biodiversita’ non e’ un lusso ma un dovere"