Una delle convinzioni che accompagnarono il dibattito sull’introduzione del divorzio in Italia era che sarebbe servito soprattutto agli uomini, per liberarsi di spose ormai meno attraenti e non piu’ amate. Lo sostennero anche ambienti cattolici autorevoli, e vi credettero molte donne.
I dati statistici mostrano pero’ una realta’ ben diversa: nel 2008 nel 75% dei casi (tre su quattro) la separazione e’ stata chiesta dalle donne. Una percentuale in rapido aumento: dieci anni fa erano il 65%.
L’Italia non e’ ormai diversa dagli altri maggiori paesi occidentali, dove a chiedere il divorzio, nella grande maggioranza dei casi, e’ appunto la donna. Cio’ accade, in particolare, nelle situazioni in cui e’ in vantaggio rispetto al marito, come quando lei lavora e lui e’ disoccupato, oppure lei ha una cultura e titoli di studio piu’ elevati.
In ogni caso, la percentuale di donne occupate impegnate nel 2007 in vicende di separazioni (65,5%) e divorzi (74,35), e’ sensibilmente superiore alla media dell’occupazione femminile nazionale, allora al 47%.
Questi dati mostrano come separazione e divorzio vengano utilizzati nel quadro di una crescente sicurezza femminile rispetto all’uomo. Le probabilita’ dell’uomo di venire lasciato aumentano quando il miglioramento della posizione della donna coincide con difficolta’ del maschio, sia nel suo sviluppo formativo e professionale che nelle sue vicende lavorative.
La debolezza maschile spesso si manifesta anche nel carattere gravemente esasperato e infantile delle sue proteste, come nelle aggressioni alle donne che lo hanno abbandonato, seguite a volte da atti suicidali. Lei non vuole vivere con lui, e lui non puo’ accettare che lei viva, ne’ di sopravviverle dopo essere stato lasciato.
Vicende che consentono anche un’altra lettura dei dati statistici: quando lui non e’ in grado di vivere senza di lei, non ha un progetto ed una consistenza personale, al di fuori della relazione affettiva coniugale, lei si disamora e lo lascia. Una situazione nota allo psicoterapeuta, che osserva in continuazione l’effetto distruttivo dell’instaurarsi della dipendenza nella relazione d’amore. Solo che questa dipendenza, che durante la discussione della legge sul divorzio era ancora un problema soprattutto femminile (almeno in apparenza), oggi appare sempre piu’ spesso una difficolta’ degli uomini.
Come in tutte le vicende che riguardano vissuti psicologici e affettivi (ad esempio l’uscita dei figli dalla casa genitoriale, che finalmente sembra abbia smesso di avvenire in eta’ sempre piu’ matura), bisogna guardarsi dallo spiegare tutto con l’economia: e’ piu’ semplice, ma rappresenta solo un aspetto del fenomeno, e mai il piu’ importante.
Non e’ tanto il miglioramento della posizione economica delle donne nella societa’ (ancora molto relativo) a spiegare la loro maggiore iniziativa nelle separazioni e divorzi. L’origine del fenomeno va piuttosto vista nell’indebolimento complessivo dell’iniziativa, dell’autorevolezza e anche del fascino maschile, e nella crisi della figura paterna che ne e’ all’origine.
Dalla fine della prima guerra mondiale in poi, per complesse vicende storiche, politiche e antropologiche, i padri non hanno piu’ trasmesso ai figli un codice, un saper fare ed essere maschile che e’ andato via via perdendosi. Cio’ ha reso gli uomini piu’ confusi e meno attraenti, costringendoli a ricercare una nuova maschilita’, autentica, senza piu’ limitarsi ad opporsi all’autoritarismo patriarcale, ma esprimendo una capacita’ di visione e di azione positiva.
Anche dai risultati di questa ricerca dipendera’ il futuro della famiglia italiana.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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