Lo slogan di Zaia: ‘prima i veneti’ non piace all’opposizione liberista
di: michele mendolicchio
m.mendolicchio@rinascita.eu
Che la Lega sia il partito piu’ radicato sul territorio questo e’ sotto gli occhi di tutti. Non c’e’ nessun altro, ne’ nel centrodestra ne’ nel centrosinistra, a contendere questo ruolo di partito tra la sua gente. Anche il Pd ha perso pian piano questa sua caratteristica di stare tra i cittadini per via della metamorfosi involutiva che l’ha portato dal Pci-Pds-Ds a questa cosa democraticamente astratta d’importazione d’oltreoceano. Certo, di cose inconciliabili con l’interesse nazionale se ne vedono tante, come la voglia di secessione o il tifare contro l’Italia per una Padania che esiste solo sulla cartina geografica personalizzata della dirigenza del Carroccio.
Pero’ le questioni poste dalla Lega, in primis l’immigrazione e l’autonomia fiscale dei comuni, sono di estrema attualita’. Se nel primo caso il problema e’ estremamente serio e finora non risolto, in quanto il trittico tanto in voga: solidarieta’, accoglienza e cittadinanza si e’ rivelato un contenitore vuoto, nel secondo caso il ripristino di tributi locali si rende necessario per garantire una certa autonomia degli enti locali e per dare quei servizi primari. Il tema centrale resta comunque quello migratorio. E la questione posta dal Carroccio e’ seria perche’ non si tratta solo di difesa della nostra identita’ ma della nostra stessa sopravvivenza, in primis nella difesa del nostro diritto a vivere e non a sopravvivere.
L’apertura indiscriminata agli stranieri, imposta da chi ha interesse a creare questo grande bacino di schiavi: bianchi, neri, gialli e ambrati, ha il solo fine di arrivare alla perdita totale di quei diritti, dal lavoro alla casa alla scuola per finire alle cure sanitarie, faticosamente raggiunti nel corso delle lotte del secolo scorso. E la situazione e’ catastrofica, dal salario miserevole alla condivisione di un appartamento con altre persone, dal degrado di interi quartieri ormai quasi esclusivamente abitati da immigrati alla questione sicurezza. Senza contare la costante crescita di punti di vendita di frutta e verdura gestiti da cingalesi e bengalesi dove l’unico smercio e’ quello della birra ai rumeni e ai loro connazionali. Avete mai visto un italiano comprare della frutta o della verdura in un negozio gestito dai cingalesi? L’effetto di questo e’ quello dell’aumento di alcolizzati e di sbandati che poi dormono sotto i cieli delle nostre citta’. E in questo giro di vite la Lega ha pienamente ragione. La situazione e’ critica a Milano come a Roma ma anche in tutti gli altri piccoli e grandi centri, con un abbassamento della qualita’ di vita e dei diritti. Con la scusa dei diritti degli immigrati, caldeggiati dai soliti idioti della Cei, dell’Udc e del Pd e della sinistra radicale, in realta’ si vuole togliere quel poco di diritti rimasti agli italiani. In questo modo si sta livellando tutti, al ribasso naturalmente, per far arricchire i nuovi schiavisti dell’imprenditoria e la grande finanza che specula su questo mercato delle braccia e delle menti. La politica dei respingimenti e’ una cosa giusta altrimenti verremmo seppelliti da ondate di migrazione non piu’ controllabile e gestibile se non attraverso l’intervento dell’esercito.
Non si tratta di non avere quella sensibilita’ nei confronti dei meno fortunati ma si tratta di sopravvivenza di una vita dignitosa cui stiamo sempre piu’ rinunciando. Ma perche’ il Vaticano invece di aprire centri della Caritas sul territorio italiano non li apre sul proprio suolo? Non si tratta di razzismo ma si tratta di difesa del nostro diritto a vivere dignitosamente. E dignitosamente debbono vivere anche gli immigrati e questo invece gli viene negato perche’ il verbo e’ quello dello sfruttamento, siano essi lavoratori italiani che stranieri. Intanto mentre il segretario della Lega se ne va a passare il ferragosto a Ponte di Legno, vicino Brescia, per preparare l’adunata annuale dei propri fan, ritorna la polemica sulla secessione. E’ sempre il governatore del Veneto Zaia a dettare l’agenda secessionista per via del paragone con la Catalogna. In occasione della festa a Venezia per la presentazione della bozza dello statuto regionale, Luca Zaia ha aperto il suo intervento con la coniazione dello slogan: ‘Prima i veneti’. In se’ per se’ non e’ male perche’ se non si parte dal particolare non si arriva nemmeno alla questione generale pero’ questo non deve servire come scappatoia per arrivare alla secessione che finirebbe solo con l’indebolire l’intero Paese. Se invece si tratta di dare ai cittadini di ogni regione i propri diritti, dal lavoro all’aiuto quando lo si perde, dalla casa all’asilo per i propri figli, allora non si puo’ condannare. In uno degli articoli contestati, piu’ precisamente l’art. 4 si precisa che ‘la regione si adopera in particolar modo a favore di tutti coloro che dimostrano un particolare legame con il territorio’. Il che vuol dire corsia preferenziale per l’assegnazione della casa, per i concorsi e per altro ancora. Pero’ questo non deve indurre a deviazioni secessioniste ne’ tantomeno ad una chiusura degli aiuti nei confronti delle regioni meno fortunate dal punto di vista dello sviluppo imprenditoriale. Ovviamente i partiti d’opposizione hanno utilizzato le parole di Zaia per la solita commedia volta a ripristinare le porte aperte a tutti gli immigrati, senza filtro. Tanto per rendere il Paese ancora piu’ invivibile e piu’ favorevole alle mafie e alla Cei, che sugli immigrati ci fonda le proprie fortune ricevendo un fiume di denaro dallo Stato italiano. Tanto loro se ne stanno nel proprio regno di privilegi, dove non c’e’ un campo rom e dove non ci sono immigrati che dormono sotto il cielo stellato.
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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