(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Prima circola una notizia su una riduzione del 10 per cento, poi Fini fa sapere che e’ solo una “ipotesi”.
Il ricco portafoglio dei parlamentari italiani, tra i meglio pagati al mondo, non dovrebbe correre rischi, anche se ieri si e’ diffusa la notizia che un taglio equivalente al 10 per cento dell’indennita’ di deputati e senatori sarebbe stato deciso dai questori di Camera e Senato in relazione alla riduzione delle spese prevista dalla manovra economica.
La misura, in base alle notizie rese pubbliche, doveva essere pero’ ratificata dagli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama la prossima settimana.
Subito ed a scanso di equivoci, pero’, Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha precisato: “E’ solo un’ipotesi tra le altre che ha fatto l’ufficio di presidenza”.
La decurtazione avrebbe, poi, riguardato solo l’indennita’, escludendo molte altre voci che concorrono alla definizione del lauto stipendio di senatori e deputati.
Per gli inquilini della Camera l’indennita’ ammonta a 5.486,58 euro nette al mese per 12 mensilita’, il che avrebbe voluto dire gli sfortunati rappresentati del popolo avrebbero perso circa 550 euro al mese.
Il segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, ha commentato: “I tagli alle indennita’ dei parlamentari sono ben poco cosa rispetto a quanto poteva essere fatto gia’ in questa manovra”.
Poi l’esponente del Pr ha puntato criticato “la truffa dei rimborsi elettorali, grazie alle quale 500 milioni di euro di finanziamento pubblico finiscono ogni legislatura nelle casse dei partiti a fronte di poco piu’ di 100 milioni di spese documentate”.
Per porre rimedio al problema i Radicali hanno presentato un emendamento alla manovra per limitare i rimborsi elettorali alle spese effettive, riducendo cosi dell’80 per cento il finanziamento pubblico.
La proposta, pero’ e guarda caso non e’ stata accolta, “in continuita’ con le scelte che da 17 anni – ha fatto notare Staderini – vedono i partiti sabotare il risultato referendario con cui nel 1993 il popolo italiano aveva plebiscitato l’abolizione del finanziamento pubblico quale prima riforma per la politica”.
“Da allora, considerando le diverse competizioni elettorali – ha concluso il segretario – il finanziamento pubblico ai partiti e’ passato da 47 a 300 milioni di euro l’anno, per la felicita’ dei campioni ufficiali dell’anticasta come la Lega e l’Italia dei Valori”.
Se, a differenza di quanto sostengono i radicali, il finanziamento pubblico dei partiti e’ una garanzia democratica, perche’ consente anche a chi non dispone di risorse di partecipare alla vita politica del Paese, tuttavia i meccanismi attraverso i quali questo sostegno viene gestito sono assolutamente non trasparenti.
Naturalmente non e’ nelle intenzione di nessun partito riformare il sistema e, forse, e’ chiaro il perche’?
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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