Scuola: 395 insegnati in più. Ma di religione

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

I tagli stanno colpendo a morte l’istruzione pubblica, migliaia di insegnanti hanno perso il lavoro e chi non e’ cattolico non ha diritto ad esistere.

Sono state ben 40 mila le cattedre cadute sotto la scure che il ministro Gelmini ha abbattuto sulla scuola pubblica italiana. Sono andati a casa professori di tutte le discipline. Eppure, dai dati forniti dal ministero, emerge un numero quanto meno curioso: gli insegnanti di religione non hanno minimamente risentito dei tagli. Ma non solo, adesso ce ne sono 395 in piu’.

Insomma, mentre i docenti di tutte le materie scompaiono nel nulla della ‘razionalizzazione del sistema’ voluta dal centro destra, quelli incaricati di insegnare la fede cattolica (non tutte le religioni) aumentano.

Federico Niccoli, docente di Scenze della Formazione alla Bicocca di Milano ha dichiarato: ‘La cura da cavallo imposta dal duo Tremonti-Gelmini alla scuola pubblica ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha massacrato i bilanci dei circoli e degli istituti, sta eliminando di fatto la scuola a tempo-pieno, non ha risparmiato neppure i disabili sia attraverso il taglio di insegnanti di sostegno sia attraverso l’aumento del numero di alunni per classe. In tutta questa opera di macelleria sociale, gli insegnanti di religione non solo non vengono toccati, ma aumentano di numero’.

Il ‘trattamento di favore’ per i professori di religione cattolica, pero’, va ben oltre il loro aumento di numero. La riforma ha previsto l’accorpamento di aule e di interi plessi scolastici per risparmiare sulla spesa, mandando per l’appunto a casa decine di migliaia di insegnanti, ma per chi e’ addetto alla ‘fede cattolica’ esistono anche regole speciali: alla cattedra di religione si accede infatti solo dopo il ‘benestare’ del vescovo e, ogni volta che qualcuno conquista questo posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, non lo perde piu’.

‘Un esempio ”’ ha spiegato ancora Niccoli – chiarisce l’abnormita’ di tale situazione. Se ad un insegnante di religione cattolica (transitato nei ruoli dello Stato e pagato anche dai non credenti) venisse revocata l’idoneita’ dalla Curia Arcivescovile o se lo stesso scegliesse, finalmente, di avvalersi della piena liberta’ di insegnamento si avrebbero le seguenti conseguenze: l’insegnante non potrebbe piu’ insegnare religione, ma dato che e’ ‘in ruolo’ ritorna nell’organico della scuola pubblica a tutti gli effetti, e l’autorita’ scolastica competente deve trovare un posto a tale insegnante per l’insegnamento di una disciplina in conformita’ al titolo di abilitazione posseduto’.

Come tutti i genitori di alunni hanno potuto constatare, la suola pubblica italiana dopo la ‘cura’ Gelmini ha subito una ulteriore caduta di qualita’, determinata dalla contrazione del corpo insegnate, dalla scarsa dotazione di fondi e dal pessimo stato di molti istituti. Adesso la scoperta del mistero degli insegnati di religione. E questo accade anche mentre il Paese deve imparare a costruire nuove regole di convivenza anche con chi professa altre fedi o e’ ateo o agnostico. Per quei giovani non e’ stato previsto alcun riconoscimento di ruolo e cosi decine di migliaia di studenti sono costretti a farsi esentare o ad assistere a lezioni su un argomento che non li riguarda, ma anzi li discrinimina. Anche questa e’ la via imposta da un regime che non tiene in nessun conto chi la pensa in altro modo e che neppure tiene in conto delle spinte al dialogo intereligioso che a gran voce si levano nella Chiesa cattolica. Quando si e’ piu’ realisti del re.

Davide Falcioni

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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