Bp, pericolo bancarotta –>
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Il colosso britannico ha ricevuto oltre 100mila richieste di risarcimento e pagato 162 milioni di dollari, ed e’ alle strette dal punto di vista finanziario. Il governo Cameron pensa a una misura di salvataggio
Deve fare il corso per sicurezza nell’impugnare una matita”, dice una caricatura di Tony Hayward a un ometto. La vignetta mordace di un giornale satirico di New Orleans ironizza sul garbuglio burocratico delle richieste di risarcimenti da inviare a Bp, che ad oggi Bp ha ricevuto oltre 100mila richieste di risarcimento e pagato 162milioni staccando 51,700 assegni. Chiunque abbia subito un danno ha provato a fare richiesta per un rimborso. Pescatori, ristoratori, commercianti e imprenditori, persino una ballerina di un locale di streap-tease ha richiesto un risarcimento dopo che il suo locale era rimasto improvvisamente vuoto a causa della crisi nella zona. Tutti hanno cercato di districarsi con la modulistica da scaricare sul sito governativo restorethegulf.gov. Ma la paura ora e’ che Bp possa fallire e non paghi le dovute compensazioni. Nonostante oggi Bp dovrebbe iniziare le operazioni per collegare alla falla il terzo vascello per catturare il petrolio, portando la capacita’ complessiva di contenimento a 50-53mila barili al giorno, a New Orleans la gente guarda a Londra. “Voglio capire cosa fanno questi signori a Londra” spiega Ty, un giovane pescatore che ha ricevuto 10mila dollari dei 45 che aveva richiesto ed ha gia’ compilato un secondo reclamo. Bp infatti e’ sempre piu’ alle strette dal punto di vista finanziario.
Secondo The Times il governo Cameron sta considerando misure a livello ministeriale per salvare Bp da un’eventuale bancarotta per tutelare i fondi pensionistici collegati a Bp e tutti gli interessi economici correlati, considerato l’effetto distruttivo che potrebbe avere la bancarotta di un colosso ‘too big to fail’ (troppo grande per fallire). Intanto Bp va a caccia di fondi sovrani. Tony Hayward sta viaggiando in questi giorni in giro per il mondo a vendere quote della compagnia per ricapitalizzarla, dopo che i mercati hanno bruciato decine di miliardi di dollari, e per garantire sufficiente liquidita’ per le compensazioni e per il fondo da 20 miliardi di dollari costituito dalla Casa Bianca. Una delle tappe piu’ importanti e’ stata Abu Dhabi dove il Ceo Hayward ha intravisto nei fondi sovrani degli Emirati, specie Abu Dhabi investment authority, un tesoro che oscilla fra i 500 e i 600 miliardi di dollari, possibilita’ per risollevare le sorti dell’azienda.
Ma la lista in giro per il mondo e’ lunga. Tra gli interlocutori di Bp c’e’ anche Shokri Ghanem, numero uno della societa’ petrolifera libica che fa capo al fondo sovrano di Tripoli. “A questi prezzi – aveva detto – consigliero’ alla Libyan investment authority di comperare’. Ma gli Usa preferirebbero che Bp tenesse lontano Gheddafi. Per pagare i suoi debiti nel Golfo del Messico poi Bp potrebbe anche decidere di vendere fino a 10 miliardi di dollari di assets, tra i quali pozzi in Colombia e Venezuela. Non e’ detto che neanche cosi possa bastare a sopravvivere un risarcimento che s’ingrandisce ogni giorno di piu’ e che potrebbe diventare incalcolabile se le operazioni del pozzo di salvataggio fallissero e le azioni precipitassero definitivamente nel baratro nero. (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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