Il giallo Bettencourt

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Bella, bellissima, spettacolare. Di piu’: la miglior campagna elettorale europea dai tempi di Tony Blair. Anzi, miracolosa, perche’ Sarkozy non aveva le doti di comunicatore dell’ex leader laburista, ne’ la finta bonomia populista del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e tantomeno l’innata regalita’, tanto cara ai francesi, di un Mitterrand. D’istinto, Sarkozy non piaceva. Quando era un semplice ministro, un gruppo di psicologi mostro’ il suo video ad alcuni studenti stranieri, che non lo conoscevano, invitandoli a scrivere le impressioni a caldo. Il risultato fu disastroso: Sarko’ risulto’ triste, aggressivo, antipatico, ad alcuni addirittura minaccioso.
In teoria, un perdente. Eppure quel perdente alla fine ha vinto e alla grande, grazie a una straordinaria operazione di marketing politico. Sarkozy, per soddisfare le sue ambizioni presidenziali, inizio’ a costruire la sua ascesa addirittura nel 2001, sei anni prima delle presidenziali della primavera 2007, e ad elaborare una strategia elettorale gia’ nel 2004. Non da solo, ovviamente, ma con l’ausilio di spin doctor e di esperti elettorali, che anziche’ limitarsi a scopiazzare le tecniche piu’ note, studiarono, innanzitutto, il mercato. Commissionarono degli studi per capire quali fossero le esigenze profonde del pubblico francese, sia dichiarate che subliminali, usando con grande intelligenza gli strumenti messi a disposizione dalla comunicazione politica e dalla sociologia: sondaggi, focus group, tecniche di persuasione, analisi sociali.
Gli esperti di Sarko’ traslarono dal marketing una tecnica “binaria”, per recepire le esigenze del popolo e al contempo per verificare i progetti elaborati ad hoc in risposta a quelle esigenze. Cio’ gli permise, gia’ tre anni prima del voto, di essere sempre in sintonia con quel che pensava davvero la gente comune. Le sue gaffe, come quando disse “passero’ al Ddt le banlieue”, erano in realta’ volute. E mirate. La stampa si scandalizzo’, ma la maggior parte degli elettori, intimamente, approvo’.
Quegli esperti lo convinsero a compiere scelte audaci. Ad esempio imitando la cantante rock Patricia Kaas, che preferi dare tanti piccoli concerti in provincia invece di puntare solo sui megaconcerti, fidelizzando il pubblico della Francia minore, che la ricompenso’ facendo esplodere le vendite dei suoi album. Sarkozy e i suoi piu’ stretti collaboratori batterono la provincia, organizzando centinaia di eventi. E il giorno delle elezioni quella Francia minore fece la differenza.
Un capolavoro. Made in France, naturalmente, ma con qualche buon suggerimento dall’estero. Sarko’ ingaggio’, nel 2006, il Boston Consulting Group, il quale gli insegno’ a coniugare savoir-faire e faire-savoir ovvero saper fare e far sapere. Consigli raffinati, ma costosi. Molto costosi.
Solo nella fase finale Sarkozy spese 21 milioni di euro, che senz’altro non furono sufficienti a saldare il conto di una campagna avviata sul campo ben tre anni prima. Quanto costo’ davvero la conquista dell’Eliseo? Nessuno lo sa. Chi copri i costi? Sarko’ non lo ha mai detto.
Ora saltano fuori 150mila euro versati dalla Bettencourt. In nero, naturalmente. E verosimilmente tutt’altro che occasionali. Qualcuno ha aiutato Sarko’ e il pensiero corre, inevitabilmente, ai nomi dei tanti industriali e dei molti finanzieri che vantano un’amicizia con il presidente. Un’amicizia d’oro e ora imbarazzante, come la sua strepitosa campagna elettorale.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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