Un americano su otto vive di carita’ governativa

Non passa giorno senza il quale mille piccoli segnali indicano una buona probabilita’ di scorgere qualcosa di piu’ di un semplice rallentamento dell’economia. Dopo aver discussoin maniera dettagliata, di come oggi la cosidetta “ripresa statistica” debba piano, piano,fare a meno della dinamica di ricostituzione della scorte, che l’indice Manufacturing ISM Report On Business di giugno ha confermato questa tendenza. Senza la ripresa temporanea della produzione del settore manifatturiero americano, l’occupazione sarebbe semplicemente collassata.

Un semplice rallentamento diranno i soliti analisti superficiali, peccato che come abbiamo visto ieri anche alla Federal Reserve di Dallas, ci si sta interrogando da dove potra’ venire un reale sostegno alla crescita visto che alcuni sostegni temporanei come le esportazioni, la ricostituzione delle scorte e gli stimoli fiscali stanno svanendo. Manca la fiducia, signori, fiducia nel sistema, fiducia nelle solite politiche, fiducia in una dinamica che ha dimostrato di essere irreale, insostenibile,, quella della crescita infinita, virtuale, figlia dell’azzardo morale,sorella degli interessi ristretti e amante del breve termine, tutto e subito e’ dovuto nell’economia di carta.

Il dibattito tra i sostenitori dello stimolo governativo ad oltranza e gli improvvisati sostenitori dell’austerita’ e della sobrieta’, lascia il tempo che trova in quanto poca o nessuna riflessione e’ stata fatta sulle cause e i motivi che ci hanno portato a questa crisi, nascondendo e delegando al futuro la risoluzione di problemi che in una certa maniera sono stati affrontati nella logica di ognuno per se, riformando o facendo finta di riformare quello che le lobbies e la finanza hanno permesso. Non si tratta solo di un problema dell’economia americana ma anche di quella cinese, FTA Online News (). Il Pmi di HSBC relativo al settore manifatturiero cinese e risultato in calo a giugno a 50,4 punti, ovvero ai minimi dall’aprile 2009, dai 52,7 punti di maggio. Anche l’indice PMI della China Federation of Logistics and Purchasing (CFLP) e’ sceso da 53,9 punti a 52,1 punti a fronte di attese di un calo a 53,1 punti.

Fin qui nessun problema senonche’, la frenata risulta superiore ad ogni previsione, anticipando l’evidenza di un qualcosa di piu’ di una semplice frenata della ripresa. La discesa degli ordini e della produzione, trascina con se l’occupazione, il che fa presagire per domani e i prossimi mesi unaserie di dati,che porteranno nei prossimi mesi il tasso di disoccupazione a sfiorare molto probabilmentequota 11 o 12 %. Sara’ interessante osservare quali saranno gli annunci in relazione all’occupazione delle imprese nelle prossime trimestrali. Comunque sia va tutto bene, di disoccupazione ne parlano tutti come del problema numero uno, ma poi tutto si ferma li, lasciando al libero mercato, alla speranza e alla divina provvidenza il compito di risolvere la situazione. Sembra che il Congresso americano abbia qualche dubbio sul prorogare o meno l’estenzione dei sussidi di disoccupazione, mentre ben pochi dubbi affiorano quando si tratta di cancellare tasse sulle banche o di sostenere questa o quella istituzione troppo grande per fallire. Piu’ di 180 miliardi ci sono voluti per coprire il buco contabile lasciato da AIG, ma quando si tratta di lavoro, famiglia, anime, il compito e’ sempre della divina provvidenza.

Un americano su otto vive di “carita’ governativa”, la poverta’ e la disoccupazione si diffonde inesorabilmente nei paesi occidentali e senza fare nulla o poco piu’, i governi e alcuni economisti ci dicono che l’occupazione e’ un indicatore ritardato della ripresa, si ritardato come il loro pensiero. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono ritornate all’improvviso al livello di dicembre 2009, mentre la media a quattro settimane presuppone un persistente e strutturrale deficita’ del mercato del lavoro americano. Non credo risulti difficile comprendere che nella strutturale sovraccapacita’ produttiva di questo tempoaccompagnata dalla fobia della produttivita’ di breve termine da parte delle aziende ad uso e consumo dei mercati e degli utili,non vi siaspazio nel prossimo decennio per una rapida ripresa dell’occupazione a meno che il senso del limite e della responsabilita’ di certi redditi, non comprenda che la sostenibilita’ e la solidarieta’, sono valorifondamentali in tempi depressivi. I dati odierni che verranno rilasciati dal BLS sono accompagnati da una stima di meno 100.000 posti di lavoro in seguito al ridimensionamento di almeno 250.000 assunzioni temporanei in occasione del Censimento Nazionale 2010, stime probabilmente alquanto generose viste alcune premesse nei dati anticipatori dei vari indici regionali, dell’ISM e e della ADP. [continua su Iceberg Finanza]

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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