Gli Stati Uniti non sono piu’ la grande nazione che conoscevamo, sono una potenza in declino, demoralizzata e ferita (sul piano morale e sociale piu’ che su quello militare), dalla crisi economica che ha colpito trasversalmente molte aree ricche del mondo. Sono un gigante armato fino ai denti che pero’ perde pezzi di egemonia e di influenza a vantaggio di un contesto geopolitico multipolare dove emergono altri centri regolatori, i quali hanno tutta l’intenzione di riequilibrare il primato assoluto di Washington.
Con questi mutamenti anche i miti sui quali l’America aveva fondato la propria proiezione culturale, oltre i confini patri, vacillano paurosamente. L’America senza appeal e’ come una donna senza capacita’ di seduzione. Il sogno americano, entrato nell’immaginario collettivo delle genti occidentali, Italia compresa, pare venire ammainato e mestamente accantonato nel cassetto della Storia. Tuttavia – benche’ come insegni il passato nessuna civilta’ puo’ mantenere in eterno il proprio ruolo egemone sugli altri popoli – non ci si aspettava una china cosi scoscesa e deprimente. Adesso, la nazione piu’ ‘civile’ e ‘umanitaria’ del pianeta chiede persino aiuto agli altri membri della Comunita’ Internazionale per i suoi disastri, tanto naturali che antropogenici, come farebbe il piu’ sfortunato e povero paese dell’Africa.
Era gia’ accaduto dopo l’uragano del 2005 che aveva distrutto la Louisiana, e la sua citta’-simbolo New Orleans, causando migliaia di morti. Il presidente Bush fu all’epoca responsabile di ritardi e approssimazioni nell’organizzazione dei soccorsi e nell’avvio della ricostruzione. Qualcuno collego’ tali carenze al disinteresse del boss texano per una popolazione in maggioranza nera e, quindi, di serie B nell’America della supremazia WASP.
Ora il mandriano del sud non c’e’ piu’ ma il suo successore, l’uomo nel quale i progressisti di tutta la Terra hanno riposto le loro speranze di cambiamento, non sembra all’altezza delle aspettative dei suoi supporters mondiali.
Il nuovo problema viene dalla marea nera riversatasi nelle acque del Golfo del Messico, dopo una falla apertasi nei tubi di una piattaforma petrolifera di proprieta’ della BP. Anche qui colpevoli lentezze e superficialita’ hanno generato irreparabili danni ambientali. Obama non ha agito con la incisivita’ richiesta ad un leader del suo calibro. In seguito a questa disfatta si e’ anche piegato ad accettare i contributi di 12 governi esteri, proprio come Bush aveva accettato le offerte dei partners stranieri per mettere una pezza alle devastazioni di Katrina.
In tutto cio’ e’ venuto a mancare il proverbiale orgoglio a stelle e strisce che in altre occasioni (vedi l’11 Settembre 2001) si era appuntato come una medaglia al valore sul petto dei fieri e generosi americani. E’ il sintomo di un pauroso peggioramento e di una obsolescenza epocale, di una perdita d’identita’ senza precedenti. A maggior ragione se si pensa che Washington e’ il paese che spende di piu’ in armamenti. In armamenti ma non nel benessere e nella tutela dei suoi cittadini come dimostra quest’ultima paradigmatica vicenda.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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