Alain Cotta : bisogna uscire dall’euro, e subito!

Lundi 28 Juin 2010

Alain Cotta, professore di economia a’ HEC, che gia’ dal 1992 aveva reso noto il suo scetticismo sul Trattato di Maastricht, torna alla carica con una nuova opera in cui tratta della questione dell’uscita dall’euro, per tornare a una moneta comune o al franco.

Nel suo ultimo libro pubblicato oggi, Alain Cotta critica l’euro e mette in questione le sue modalita’ di funzionamento. “Uscire dall’euro o morire a fuoco lento”, il titolo del suo libro, che da’ subito un certo tono al discorso dell’economista.
In tre atti, alla maniera di un pezzo teatrale, Alain Cotta dimostra come e perche’ la Francia dovrebbe lasciare l’euro per tornare al franco.

Atto 1: Le promesse dei politici

Nel 1997, media, politici e dirigenti di grandi banche francesi hanno gridato forte e chiaro che l’euro era il modo migliore per la Francia di affermarsi come potenza economica in Europa, e di dimostrare ai funzionari americani e cinesi che i paesi europei erano in grado di unirsi per creare una moneta competitiva. Dimenticando le monete nazionali con valori diversi, 16 paesi hanno dato vita alla zona euro. Chiaramente, l’autore ricorda che l’euro e’ stata valutato sulla base della moneta tedesca: il marco. Gia’ allora, lo squilibrio tra i paesi a moneta forte (paesi nordici) e paesi latini a moneta piu’ debole, suscitava delle critiche che rimanevano piuttosto marginali. Alain Cotta era una di queste voci.

Estratto: “La forza di questa convinzione comunitaria ha portato tutti all’adesione, a cominciare dai paesi fondatori. Lsa finanza era abituata a trattare con i politici. Seguire le loro professioni di fede, dopo aver scritto alcuni dei suoi versi, era veramente pane benedetto(… L’Europa certamente non si prestava alla creazione di una moneta unica. Nessuna delle condizioni necessarie – e non sufficienti – all’esistenza di un’area valutaria unica fra la maggioranza dei suoi membri di allora (1997) erano raggiunte “

Atto 2: La realta’ sottostante

Nel suo libro, l’economista fa il bilancio, che ritiene disastroso, della moneta europea. Piu’ di dieci anni di euro, che non hanno affatto rassicurato i francesi. Potere d’acquisto in calo, aumento della disoccupazione, stagnazione o bassi aumenti salariali. Un paese trova il suo tornaconto: la Germania. I tedeschi hanno saputo adattarsi alla globalizzazione attraverso lo sviluppo di “stabilizzatori automatici”: “surplus del commercio estero ed equilibrio delle finanze pubbliche”. Ma la Germania e’ uno dei pochi paesi ad avere applicato una disciplina di questo tipo. Lo studente europeo piu’ bravo si e’ visto obbligato a recuperare i brutti voti dei paesi piu’ spendaccioni, e sono nati i primi problemi. In particolare, la Germania stava pagando per gli altri: “Con 200 miliardi di surplus nelle esportazioni la Germania finanzia oggi il disavanzo di 12 paesi, tra cui la Francia, che vi contribuisce per oltre 45 miliardi di euro, piu’ del 3% del suo prodotto nazionale, un livello mai visto dal 1950.”

La crisi finanziaria del 2007 e quella che ora sta spazzando l’Europa non e’ nuova ed e’ il risultato del fallimento della politica monetaria europea. Per evitare che l’Europa e la Francia cadano in tali traversie, Alain Cotta avanza tre ipotesi di soluzione del problema dell ‘euro.

Atto 3: il risultato

Per lui, « tre grandi vie sono aperte al ridisegno dell’euro. »

Via 1: La via ufficiale

“La prima e’ la via della politica ufficiale, l’euro dovrebbe rimanere la valuta – unica – di un insieme di nazioni che, per raggiungere questo obiettivo, dovranno osservare un insieme di condizioni che riportano al modello tedesco” Un percorso che sostenga le aziende (soprattutto di grandi dimensioni), i politici di tutti i paesi, l’elettorato che invecchia e vuole proteggere i suoi risparmi, e le istituzioni finanziarie globali (FMI, Banca centrale degli Stati Uniti e Cina). L’euro viene chiuso e messo sottocontrollo, e nulla dovrebbe cambiare.

Via 2: Tornare alla moneta comune

L’ecu, valuta di riferimento prima dell’arrivo dell’euro, e’ il sistema favorito da Alain Cotta. Perche’? Per l’economista, questo sistema ha due vantaggi: “si conserva l’indipendenza monetaria delle nazioni, pur sottoponendo le valute a una stessa disciplina di riferimento“. Ogni paese e’ libero di svalutare la propria moneta o giocare sull’inflazione.

Via 3: La morte dell’euro

“Lo sfascio dell’euro, in un tempo piu’ o meno ravvicinato, da un trimestre a due anni, rappresenta l’evoluzione piu’ probabile, i cui dettagli dipendono in primo luogo, dalla tenuta del famoso asse franco-tedesco” chiaramente se uno dei due Stati decide di lasciare l’euro, l’altro seguira’ e trascinera’ tutti gli altri paesi della zona euro. Le politiche di austerita’ delle principali governi europei non aiutano il mantenimento di un euro sempre meno consensuale.
La Germania, che e’ stanca di essere la mucca da latte dell’euro, potrebbe andarsene. Per questo, dovra’ rivedere la sua strategia commerciale. Il gigante europeo, le cui esportazioni sono dirette per il 46% verso i principali paesi della zona euro, sara’ costretto a guardare altrove, perche’ non il suo vicino russo? E anche aumentare le sue esportazioni verso il Regno Unito e Stati Uniti.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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