Sul fronte delle tematiche finanziarie i media di tutti i tipi e di tutto il mondo, e quelli europei tra gli altri, sono presi ormai da quasi tre anni soprattutto, se non quasi esclusivamente, dai problemi della crisi. Di recente poi la tempesta greca, con tutti i suoi risvolti che vanno certamente in molte direzioni e, comunque, con la minaccia del contagio verso altri paesi, europei e non, ha lasciato veramente poco spazio all’attenzione verso altri discorsi finanziari, pur rilevanti.
Ci si domanda – tra l’altro – se l’Italia, e piu’ in generale, l’Europa faranno la fine della Grecia, del Giappone o addirittura dell’Argentina, alternative sostanzialmente abbastanza differenti l’una dall’altra, ma tutte in qualche modo e per qualche aspetto da considerarsi comunque disastrose.
Quasi nessuno, in tale clima diffuso di pessimismo e di paura, ha prestato quindi una rilevante attenzione a delle notizie abbastanza positive che sono venute di recente dal settore degli investimenti socialmente responsabili e da quello degli impieghi di risparmio solidale e questo un po’ in tutta Europa. Si tratta piu’ in generale di temi ai quali, come e’ noto, i media non pongono molta attenzione.
Cosi, in effetti, limitandosi a sottolineare ad esempio il solo caso della Francia, l’osservatorio Novethic del paese transalpino ha fornito nel mese di maggio corrente i dati consuntivi relativi rispettivamente alla raccolta e agli impieghi dei settori sopracitati per quanto riguarda l’anno 2009. Ora, secondo tale fonte, la raccolta del comparto degli impieghi socialmente responsabili e’ aumentata nel 2009 di ben il 70% rispetto al livello registrato nell’anno precedente, raggiungendo i 50,7 miliardi di euro, mentre gli impieghi nel settore del risparmio solidale sono parallelamente cresciuti del 47% – una cifra certamente inferiore, ma comunque sempre molto ragguardevole – raggiungendo i 2,4 miliardi di euro.
Il primo commento che ci si puo’ sentire di fare rispetto a questi e ad altri dati sempre molto favorevoli e relativi ad altri paesi europei, sui quali non ci soffermiamo, e’ quello che evidentemente dalle cifre consuntive viene confermata la sensazione che la crisi finanziaria abbia contribuito a spingere per reazione moltissimi risparmiatori del nostro continente ad avvicinarsi per la prima volta al settore o, rispetto a quelli che lo avevano fatto gia’ in passato, a concentrare maggiormente la loro attenzione in tale direzione.
Tale fenomeno di crescita va comunque, almeno in parte, collegato ad un altro sviluppo comunque interessante dell’ultimo periodo e che riguarda la constatazione che i grandi gruppi bancari, in Francia come altrove in Europa, hanno cominciato a promuovere attivamente in diversi modi tale tipo di prodotti. J. Porier e E. Leroux si domandano perche’ questo stia accadendo. La risposta potrebbe essere quella che la crisi ha avuto anche in questo caso un ruolo importante di catalizzatore: coscienti della loro immagine giustamente molto degradata, le banche hanno visto nell’apertura da parte loro verso il settore dell’investimento socialmente responsabile un mezzo attraverso il quale restaurare in qualche modo la loro reputazione. Cosi si e’ sviluppato anche un fenomeno di moda.
Ricordiamo incidentalmente come anche nel nostro paese diverse banche importanti stiano da qualche tempo affannosamente e, peraltro, senza grandi idee operative in proposito, cercando di sviluppare in qualche modo il settore della finanza in senso lato etica. Sara’ a tale proposito certamente interessante, fra qualche anno o forse anche prima, cercare di esaminare i risultati di tali poco convinti sforzi. Bisogna comunque realisticamente ricordare le dimensioni reali del fenomeno cui stiamo facendo riferimento nel testo; i fondi socialmente responsabili rappresentano, sempre nel 2009, soltanto il 3% circa del totale degli impieghi del settore dei fondi di tutta Europa.
Appare di qualche rilievo in ogni caso sottolineare come sia diffusa in giro la convinzione che essi siano sinonimo di risultati mediocri e inferiori comunque a quelli dei fondi veri. In realta’, innumerevoli ricerche fatte sempre in tutta Europa, in passato come anche in epoca molto recente, mostrano come in media essi realizzino dei rendimenti sostanzialmente uguali a quelli dei fondi tradizionali. Auspichiamo in ogni caso, ovviamente, che la tendenza alla crescita del fenomeno della finanza alternativa continui a livelli sostenuti anche in futuro; ci sono molte premesse che fanno ben sperare in proposito.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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