Ma chi rifila agli italiani 40 miliardi di euro di derivati?

Raccomando la lettura della relazione del presidente della Consob Lamberto Cardia, in cui fotografa la realta’ finanziaria degli italiani. Alcuni dati sono prevedibili: forte propensione al risparmio, quota investita in depositi e risparmi postali attorno al 44%. Atri dati, pero’ sono sorprendenti.

– La quota investita in titoli di Stato e’ scesa dal 18 al 15% circa. Per contro e’ aumentata la quota di ricchezza investita in obbligazioni (dal 13 al 15% circa) e in particolare in quelle bancarie.

– Nell’ultimo triennio sono stati collocati presso i risparmiatori retail italiani prodotti strutturati per circa 40 miliardi di euro all’anno, valore l’argamente superiore a quello rilevato nei principali paesi europei. Nel 2009, infatti, rileva la Consob la quota investita in prodotti e strumenti finanziari rischiosi e’ cresciuta dal 38% circa a fine 2008 al 41% per cento circa a fine 2009 contro il 49% a fine 2007.

Domanda semplice, semplice. Il risparmiatore italiano e’ notoriamente molto prudente e tra i piu’ conservatori, com’e’ possibile che prenda tanti rischi?

La mia risposta e’ che verosimilmente non ne sono consapevoli. Tendono a fidarsi del proprio intermediatore finanziario, della propria banca, tanto piu’ se conosciuto da tanti anni. Si fidano di chi e’ piu’ competente di loro .

Allo sportello si sentono proporre un’obbligazione bancaria ‘rende pocom ma e’ sicura. La stanno comprando tutti’. rende poco. Vero. Meno dei titoli di Stato, ma l’istituto trascura sovente di comunicare il rating e di avvertire il risparmiatore che molte di queste obbligazioni sono illiquide.

E anche l’esposizione sui derivati e’ indiretta, opaca. Il risparmiatore pensa di comprare un fond o obbligazionario tranquillo, sicuro o una polizze assicurativa, garantita naturalmente; ma nessuno gli spiega che includono componenti derivative, covered warrant e certificates e depositi o altri prodotti bancari con rendimenti agganciati all’andamento di altre attivita’ finanziarie; insomma strumenti finanziari complessi.

Ho appena finito di leggere un bel libro che mi ha regalato un amico che tra l’altro segue regolarmente questo blog e di tanto in tanto pubblica dei commenti come ‘Giorgio’. Il libro e’ di Michael Lewis e s’intitola ‘The big short. Inside the doomsday machine‘, narra le storie dei pochi operatori finanziari che hanno smascherato la truffa dei derivati prima degli altri. Uno di questi, Steve Eisman, e’ un caratteraccio fissato con l’etica. Quando incontrava grandi finanzieri, li lasciava parlare e poi li sorprendeva con questa frase:
‘Ok l’accordo si puo’ fare, ma solo dopo che mi avra’ spiegato come intendete fottermi’. E lo intendeva davvero.

Insomma, non si fidava dei suoi colleghi di Wall Street. Il linguaggio e’ un po’ crudo, ma il concetto efficace.

Eisman conosceva la materia, ma i risparmiatori italiani no. La loro fiducia nelle banche e nelle assicurazioni e’ ben riposta?

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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