(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Il premier insiste nel diffondere dati non corrispondenti alle realta’
Ha detto ieri il presidente del Consiglio: “Siamo stati i primi a imboccare la strada” del consolidamento di bilancio “accompagnato da un sostengo allo sviluppo”. La manovra appena presentata da Tremonti, a suo parere, ha due obiettivi: mettere in sicurezza i conti e non affossare la crescita.
Il Cavaliere ha specificato che “le tasse non sono aumentate” e il governo ha investito “quasi 10 miliardi” per sostenere il mondo delle imprese.
Ma come stanno le cose? Sempre ieri l’Istat ha reso noto che nel 2009 la pressione fiscale e’ salita dal 42,9 al 43,2 per cento. Per l’Itituto nazionale di statistica, poi, la riduzione del Pil e’ stata superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale.
Insomma, i cittadini onesti non solo hanno pagato di piu’, ma sono anche piu’ poveri. Le entrate totali, ancora, sono diminuite dell’1,9 per cento.
Per l’Associazione artigiani piccole imprese di Mestre (Cgia) che ha una accreditato settore di studi economici, invece, la pressione tributaria “reale” lo scorso e’ stata ancora piu’ marcata, raggiungendo quasi il 52 per cento.
Giuseppe Bortolussi, della Cgia, ha affermato i dati in suo possesso indicano un superamento di quasi 9 punti rispetto a quelli ufficiale presentati dall’Istat.
Per quanto riguarda la spesa pubblica, infine, secondo l’Istat ha sfiorato nel 2009 gli 800 miliardi di euro, attestandosi a 798,8 miliardi, tornando, in termini percentuali ai livelli del 1996.
In rapporto al Pil il totale delle uscite ha raggiunto un livello del 52,5 per cento. Nel 1996 questa percentuale era al 52,6, mentre tre anni prima, nel 1993 questo rapporto aveva toccato il suo massimo al 56,6. Era dal 1997 che il rapporto spesa-Pil non superava una percentuale del 50 per cento.
La situazione economica del Paese e’ quindi drammatica e le responsabilita’ del governo sono chiare. In Italia si pagano tante tasse quanto in Francia e meno che in Austria, Belgio, Danimarca e Svezia, dove pero’ i servizi pubblici, gli stipendi e la qualita’ della vita sono ben al di sopra dei nostri standard.
Una situazione che ha spinto pesino il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, che non e’ annoverabile tra gli avversari piu’ estremi di Berlusconi a dire: “I dati Istat che vedono l’Italia salire al quinto posto nella classifica europea della pressione fiscale dimostrano che, al di la’ di tanti annunci e spot pubblicitari, questo e’ il governo delle tasse, alle quali peraltro non viene fatta corrispondere nessuna riforma utile ai cittadini. Se a cio’ aggiungiamo una manovra correttiva fatta di soli tagli che costringera’ le Regioni a nuove imposte e un Federalismo fiscale che, per come concepito dalla Lega, moltiplichera’ i centri di spesa per i cittadini, l’Italia rischia in breve tempo di finire in testa a questa triste e impopolare classifica”.
Per motivi che risultano ignoti nessun telegiornale nazionale ha confrontato le dichiarazioni del premier coi dati resi noti nello stesso giorno da Istat e Cgia, mostrando come non sia necessaria nessuna ‘legge bavaglio’ in Italia, perche’ ormai la censura in questo Paese e’ addirittura ‘preventiva’.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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