![]()
fonte: Enrico Piovesana, Peacereporter.net
Il governo accusa il figlio del presidente deposto, rifugiatosi in Gran Bretagna, di aver provocato le violenze etniche dei giorni scorsi “Penso che il bilancio ufficiale dei morti nelle violenze dei giorni scorsi andrebbe moltiplicato per dieci”, ha dichiarato venerdi la presidente ad interim del Kirghizistan, Roza Otunbayeva, spiegando che la cifra di 223 vittime non tiene conto della maggioranza dei morti che, in ossequio alla tradizione islamica, sono subito stati sepolti dai familiari senza passare per gli obitori. A prescindere dal numero dei morti, duecento o duemila, la gravita’ di quanto accaduto rimane eccezionale.
Una cruenta operazione di pulizia etnica, caratterizzata da episodi terribili (come lo stupro di massa di dieci uzbeche, tra cui una donna incinta e una bambina di 12 anni), da devastazioni su vasta scala (i quartieri uzbechi di Osh sono rasi al suolo) e dalla connivenza dell’esercito governativo che, invece di fermare le violenze anti-uzbeche, e’ rimasto a guardare e in alcuni casi vi ha addirittura preso parte, dando man forte alle bande armate kirghise. Una pulizia etnica che ha ottenuto l’effetto desiderato: la quasi totalita’ della popolazione uzbeca che viveva a Osh, a Jalalabad e nelle enclavi uzbeche del Kirghizistan meridionale, almeno 400 mila persone in tutto, e’ stata costretta a scappare verso il confine con il vicino Uzbekistan. Un esodo di disperati solo in parte accolto dalle autorita’ uzbeche: 100 mila sfollati sono riusciti a passare la frontiera per poi essere ammassati in improvvisate tendopoli; tutti gli altri sono ancora accampati sul lato kirghiso del confine, troppo impauriti per tornare a casa. Per le strade di Osh, epicentro delle violenze, regna una calma carica di una tensione. “La situazione qui in citta’ rimane altamente infiammabile”, ha dichiarato Ole Solvang, osservatore in loco di Human Rights Watch. I quartieri uzbechi, devastati dagli incendi, sono isolati dal resto della citta’ da barricate erette e presidiate dai pochi cittadini uzbechi rimasti in citta’: temono nuovi assalti da parte delle bande armate kirghise che si aggirano ancora minacciose per strade, blandamente controllate dai militar governativi. Salvo nuove esplosioni di violenza, martedi dovrebbe essere revocato lo stato d’emergenza in vigore nel sud del paese, e questo dovrebbe consentire il regolare svolgimento del referendum costituzionale in programma per domenica prossima, 27 giugno. Un voto da cui dipende la legittimazione del nuovo governo provvisorio salito al potere dopo le rivolte popolari di aprile, e che per questo i fedelissimi del deposto presidente Kurmanbek Bakiyev speravano di far saltare destabilizzando il paese con gli scontri etnici. Le autorita’ di Bishkek sostegno di avere le prove, tra cui la registrazione di alcune conversazioni telefoniche, che dimostrano il ruolo del figlio di Bakiyev, Maxim, nell’organizzazione delle squadre di provocatori che hanno innescato le violenze di Osh. Il giovane e ricchissimo Maxim, detto ‘il Principe’, domenica e’ fuggito in Gran Bretagna con il suo jet privato e ha fatto richiesta di asilo politico. Una mossa imbarazzante per Londra, che sembra intenzionata a rispedire indietro lo scomodo rifugiato centrasiatico.
Enrico Piovesana
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
Be the first to comment on "Kirghizistan, forse 2mila morti: il governo accusa il figlio del presidente deposto, rifugiatosi in Gran Bretagna, di aver provocato l"