“Se tutti vivessero come gli statunitensi, la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui. Il che significa che il modello di vita occidentale non puo’ essere esteso a tutto il pianeta, pena la sua stessa sopravvivenza”. Lo afferma il rapporto annuale State of the World 2010 del Worldwatch Institute, promosso dal Wwf che da 23 anni e’ il curatore dell’edizione italiana…In pratica, ha commentato il direttore scientifico del Wwf e curatore dell’edizione italiana dello studio, Gianfranco Bologna, e’ come se “ogni giorno l’uomo prelevasse dal Pianeta risorse con le quali si potrebbero costruire 112 Empire State Building”. Per evitare il collasso della civilta’ umana e’ quindi indispensabile una profonda trasformazione dei modelli culturali dominanti. Tale trasformazione – secondo presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin – deve “non solo superare il consumismo, cioe’ l’orientamento culturale che porta l’individuo a trovare significato, appagamento e accettazione attraverso cio’ che consuma, ma sostituendolo con un nuovo contesto culturale incentrato sulla sostenibilita’”.
Si muove su questa lunghezza d’onda Jan Martin Bang, insegnante e contadino, che ha recentemente pubblicato Eco-villaggi. Guida pratica alle comunita’ ecosostenibili (Arianna Editrice), una guida per tutti coloro che intendono formare una comunita’, per quelli che gia’ ci vivono o semplicemente per chi lavora in un’associazione, per chi coordina un gruppo e vuole conoscerne meglio le dinamiche e le problematiche con le relative soluzioni. La crisi dei modelli sociali contrattualistici e di rappresentanza politica rigenera, infatti, l’idea di comunita’, che assume nuove forme e significati. Le comunita’ infatti non associano piu’ le persone solo per l’origine comune e le caratteristiche dei componenti: nel moltiplicarsi di tribu’, flussi e reti, esse ormai raggruppano tipi diversissimi. Imponendosi come possibile forma di superamento della modernita’, le comunita’ perdono lo status “arcaico”, a lungo attribuito loro dalla sociologia. Piu’ che stadio della storia, abolito dalla modernita’, appaiono come forma permanente dell’umano associarsi. Pensiamo anche, nel concreto, alla felice esperienza comunitaria come consapevolezza e assunzione di responsabilita’ nel recupero delle tossicodipendenze, delle devianze piuttosto che del disagio psicologico, sviluppatesi spontaneamente nel nostro paese negli ultimi decenni. Bang decifra e riporta le sue numerose esperienze nei movimenti comunitari dislocati per il mondo. “I villaggi sono l’istituzione sociale piu’ antica e duratura, nati con l’agricoltura stabile”, scrive l’autore, ed e’ da questa considerazione che prende il via l’intero assetto delle comunita’ intenzionali e degli eco-villaggi, fondati sui principi di consenso partecipativo, di costruzione di sedi abitative che riducano l’impatto ambientale e dell’autosufficienza alimentare. Il progetto di insediamenti sostenibili si basa principalmente sulla permacultura (il sistema di agricoltura sostenibile basato sulla coltivazione consociata): riflettendo e imitando il piu’ possibile gli ecosistemi naturali, in conformita’ ai principi etici – la cura delle persone, della terra e la condivisione delle risorse – si sviluppa un sistema di produzione stabile nel tempo e con un’identita’ e una storia ben definite. Richiamandosi al ciclo della vita, Bang considera gli ecovillaggi come un corpo in crescita scandito da tre passaggi fondamentali: la giovinezza, la maturita’ (la fase della stabilita’) e la vecchiaia. Nella fase pioneristica della giovinezza, l’autore fa un parallelo tra comunita’ e concime, “il cui processo di trasformazione e’ definito dallo stato caotico che caratterizza le prime fasi del miscuglio”, proprio come e’ l’insieme, inizialmente caotico, di possibilita’, di idee e di progetti, che si danno alla nascita di una comunita’. E’ in questo primo periodo che si sviluppa l’altruismo sociale, il cui collante e’ dato dal ruolo del lavoro. Tutti devono essere in grado di sbrigare qualsiasi tipo di incarico e cio’ e’ possibile grazie al principio di rotazione, che consente non solo l’apprendimento integrato di un lavoro, ma sviluppa nei componenti del gruppo un grado di attenzione e di soccorso verso chi ancora e’ meno esperto; questo sistema operativo consolida da una parte l’unita’ del gruppo e dall’altra responsabilizza chi partecipa attivamente a un progetto. Garantisce, inoltre, una flessibilita’ operativa in grado, all’occorrenza, di far fronte agli imprevisti. E’ chiaro che, specie nella fase iniziale, una comunita’ possa incappare in problematiche economiche che rischiano di ostacolare e di rallentare il processo evolutivo; a questo proposito, un valido sostegno e’ dato dai servizi bancari etici – alcuni dei quali ispirati all’antroposofia e al pensiero steineriano – ed ecologici, che sostengono progetti alternativi a sostegno dell’ambiente. La fase della maturita’ e’ la parte in cui una comunita’ sviluppa e consolida una propria identita’ attraverso l’ordine, il controllo e l’efficacia di scelte decisionali. E’ un periodo piu’ razionale di quello precedente ed e’ a questo punto che hanno inizio la suddivisione del lavoro e le rispettive specializzazioni. Con il rafforzamento di una comunita’ le situazioni a cui si va incontro possono essere piu’ complesse: e’ necessario consolidare un’economia stabile, occuparsi della manutenzione degli spazi e degli edifici su cui sorge la comunita’; soprattutto, in seguito alla crescita numerica e funzionale di un eco-villaggio, occorre che l’empatia e il senso di aggregazione siano protagonisti principali. Nell’ultima fase della vecchiaia la comunita’ e’ gia’ piu’ che avviata e non bisogna sottovalutare i rischi che comporta questa fase: i contrasti dovuti all’aumento di dimensione dell’azienda, che – ostacolando i rapporti familiari e personali – rischiano di far cadere i rispettivi membri in dinamiche conflittuali, pericolose per la solidita’ di un sistema reciprocitario.Il fine di una comunita’ e’ di restare ‘a misura d’uomo’, ma senza per questo chiudersi al mondo circostante. L’intento e’ di ispirare al ‘bene comune’ la societa’ da cui si sono osmoticamente differenziate, attraverso uno stile di vita sobrio e di semplicita’ volontaria, espressione di valori ed ideali che essendo in sintonia con la natura, lo sono anche con l’uomo. Esemplare il villaggio sostenibile colombiano Gaviotas (gabbiani, in spagnolo), che dimostra anche in condizioni disagiate quanto sia efficace coinvolgere gente comune nella soluzione dei propri problemi. Il funzionario del governo peruviano che visito’ la comunita’ ai suoi primordi annoto’ il programma nutritivo del villaggio (che forniva a ogni bambino il latte arricchito necessario alla crescita) e riporto’ a Lima sia l’idea dell’approccio reciprocitario. Invece di elaborare un dispendioso programma assistenziale governativo dall’alto, aiuto’ a mobilitare le madri indigenti perche’ preparassero e distribuissero il latte da se’. In definitiva il programma emancipo’ migliaia di donne mediante il movimento popolare noto come Vaso de Leche (bicchiere di latte). La pratica nutritiva si diffuse, e insieme a quella l’enfasi sulla partecipazione comunitaria e la concretezza sussidiaria. Naturalmente nessun libro e’ capace di sostituirsi all’esperienza nella diversita’ dei contesti sociali, ma Jan Martin Bang suggerisce cio’ su cui dobbiamo confrontarci per sviluppare l’intelligenza della comunita’ come pratica virtuosa. Sottrarsi all’utilitarismo che caratterizza la nostra esperienza quotidiana e’ il miglior viatico per allargare culturalmente il ‘contagio’ di un modello partecipativo e comunitario.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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