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Che cos’e’ il cambiamento? E’ possibile cambiare stile di vita nella societa’ della mediacrazia? Cosa consiglieresti a chi e’ insoddisfatto della sua vita? In che modo il cambiamento si relaziona alla coscienza del se’ e alla alimentazione quotidiana? Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo posto a Valerio Pignatta, giornalista, scrittore, naturopata e cambiante. Cambiante sempre, ieri, oggi e domani.
Il cambiamento e’ la condizione primaria di ogni realta’ in questo universoDue settimane fa, vi abbiamo proposto l’intervista realizzata con Paolo Ermani, organizzatore di PERcorsi di cambiamento – Come ‘scalare marcia’ per vivere meglio.
Oggi e’ la volta di Valerio Pignatta, uno dei quattro docenti che ha tenuto il corso, ma soprattutto un uomo che ha fatto del cambiamento e della ricerca del se’ autentico un modo di vivere e di essere.
Valerio, che cos’e’ per te il cambiamento?
Il cambiamento e’ la condizione primaria di ogni realta’ in questo universo. Ogni pianeta, stella o forma vivente microbica, vegetale o animale muta in continuazione, dall’inizio alla fine della sua esistenza. Se a questa mutazione congenita nell’esistere abbiniamo il concetto di evoluzione o di tendenza innata alla perfezione di tutto cio’ che esiste abbiamo il cambiamento nel senso che lo intendo io.
Tu lo hai vissuto in prima persona?
Ci provo continuamente a viverlo. Sono cresciuto in un quartiere periferico di una citta’ della pianura padana dove l’industrializzazione, che ho vissuto anche dall’interno come operaio, ha devastato luoghi, menti e culture. Il bisogno di ‘cambiare’ e’ maturato in quella condizione di snaturamento della nostra essenza umana che e’ il lavoro automatizzato e fine a se stesso. L’impulso a ritrovare ritmi piu’ naturali e ambienti piu’ ameni dove poter riprendere in mano le fila della propria esistenza e’ stato molto forte.
Diciamo che una condizione di partenza svantaggiata a volte puo’ essere di grande aiuto nel trovare coraggio e motivazioni per ripartire secondo il proprio sentire e i propri sogni, senza appiattirsi sul gia’ dato, su quello che abbiamo trovato venendo al mondo, in un contesto pilotato che non abbiamo creato noi, e tanto meno i nostri genitori.
Cosa consiglieresti a chi e’ insoddisfatto della sua vita?
Credo che l’insoddisfazione permanente sia una grande risorsa che tende a spingerci costantemente oltre le nostre paludi dello spirito. Se non ci fosse questa perenne insaziabilita’ di vita e di esperienze saremmo solo altri soprammobili aggiuntivi nella vetrina delle vanita’ terrestri. Per fortuna l’esigenza di migliorarci a livello profondo e di vivere con gioia avventure straordinarie come diventare genitori, giornalisti, viaggiatori, artisti, contadini ecc. e’ molto forte nella stragrande maggioranza di tutti noi.
Essa riesce a fare capolino anche tra le persone piu’ sfortunate o piu’ omologate dagli straripanti messaggi mediatici di questo sistema politico-economico e mass-mediatico. Infatti, una volta che si e’ arrivati a percepire in un attimo illuminato di consapevolezza che esiste un mondo la’ fuori, che non e’ la televisione, ma che davvero e’ reale e vi si puo’ scorrazzare dentro, la tentazione di allungare la gamba per fare il primo passo diventa irresistibile. Direi che chi sente questo impulso, coadiuvandolo col buon senso per non incappare in catastrofi senza ritorno, dovrebbe organizzarsi per seguirlo. Magari dandosi tempi medio-lunghi, ma senza rinunciarvi mai. E’ la condizione primaria per poter continuare a vivere e non semplicemente a vegetare.
Al momento credo di si. Diciamo che diventa sempre piu’ difficile. Non tanto cambiare, quanto rimanere nel cambiamento una volta che lo si e’ attuato, continuare sul proprio binario, vivere semplicemente fedeli alla propria linea. Quello che ha l’impatto maggiore sulle nostre esistenze e’ il tempo che noi dedichiamo al lavoro che svolgiamo. Esso rappresenta una buona fetta della nostra vita e se svolgiamo un’attivita’ per noi abbruttente o avvilente e’ chiaro che la nostra esistenza perde valore e senso.

Ma Oltre ai bisogni primari il lavoro lo utilizziamo solitamente per guadagnare quello che serve a soddisfare tutti quei desideri che ci vengono estorti un po’ a forza dalla macchina pubblicitaria Ma oltre ai bisogni primari il lavoro lo utilizziamo solitamente per guadagnare quello che serve a soddisfare tutti quei desideri che ci vengono estorti un po’ a forza dalla macchina pubblicitaria e dai gruppi di riferimento sociale con cui ci rapportiamo. Discernere gli uni (bisogni) dagli altri (desideri) pero’ non e’ sempre facile ne’ immediato. Ci vuole pazienza, senso di adattabilita’ e una percezione positiva del nonconformismo.
Quali le maggiori difficolta’ e quali le piu’ grandi soddisfazioni?
In primo luogo credo ci siano difficolta’ personali proprie di ognuno, relative alla situazione che si intende modificare: casa, famiglia, lavoro, condizioni di salute ecc. Ognuno di noi ha condizioni di partenza completamente diverse e originali, proprio come la sua esistenza unica. Se volessimo invece guardare agli aspetti generali che possono toccare piu’ o meno tutti da vicino credo di poter dire che la paura e la standardizzazione sono gli ostacoli piu’ consueti.
La paura di cambiare, di migliorare la propria vita, di inseguire i propri ideali, puo’ avere solide basi, concrete, reali e in questo caso andrebbero scelti tempi piu’ lunghi per darsi la possibilita’ di superare difficolta’ oggettive, magari chiedendo aiuto a chi ci sta intorno. Spesso, tuttavia, la paura e’ solo la conseguenza di una mancata visione d’insieme della nostra vita, dalla nascita alla morte. Non credo che nessuno di noi voglia mai essere vissuto senza aver qualche volta osato. Morire senza il ricordo eroico di quelle quattro-cinque decisioni vitali prese nella propria avventura terrena credo sia umiliante per l’animo umano come null’altro.
Si dice che la biografia di grandi personaggi della storia alla fin fine si riassuma sempre in poche righe scritte. Se non ci diamo nemmeno la possibilita’ di fornire lo spunto per quelle poche righe davvero siamo vissuti invano. Invisibili. Qui ritornano i concetti di conformismo, omologazione e standardizzazione. Bisognerebbe avere sempre presente che ognuno di noi e’ unico e irripetibile. E come tali dovremmo crearci una vita altrettanto unica e irripetibile.
Il nostro sentire profondo aspira a cio’ con tutte le sue forze. Non lasciamoci ipnotizzare dal pifferaio magico. Disertiamo la parata trionfale degli indolenti telecomandati. Vanno a morire anonimamente. La piu’ grande soddisfazione credo consista proprio in questo: aver vissuto anarchicamente la propria vita fino in fondo e nonostante tutto.
Tu hai parlato a lungo di riappropriarsi del proprio corpo. In che modo il cambiamento si relaziona alla coscienza del se’ e alla alimentazione quotidiana?
Come si diceva all’inizio, cambiare, a mio modo di vedere, significa soprattutto migliorare. Migliorare la propria vita e quella degli altri. Se possibile, quella di tutti gli esseri viventi intorno a noi, che rendono la nostra permanenza qui cosi piacevole e meno solitaria, in questa dimensione cosmica che davvero e’ talvolta insostenibile per la nostra mente, proprio a causa della sua insondabilita’.
Se vogliamo ripristinare questa condizione armonica all’interno di noi stessi, tra di noi e nei confronti della natura, bisogna partire dalle nostre attivita’ o ‘nutrimenti’ principali che concorrono a creare in noi uno stato di benessere psicofisico: alimentarsi in modo sano e gustoso, mantenersi in salute, relazionare in pace.

Alimentazione e salute sono invece spesso aspetti della nostra esistenza che trascuriamo oppure che deleghiamo ad altriAlimentazione e salute sono invece spesso aspetti della nostra esistenza che trascuriamo oppure che deleghiamo ad altri. Sin dall’infanzia, invece, sarebbe opportuno poter imparare l’abecedario di una buona e sana alimentazione, cosi come apprendere le basi delle terapie naturali che ci permettono di mantenerci in salute o di recuperarla nelle molteplici manifestazioni di squilibrio che incontreremo nella vita. La floridezza consente di emanare ‘profumi’ che attirano altre esistenze.
Essere in buona salute permette di osare meglio senza subire gli influssi del Potere e consente di aiutare chi ha bisogno di noi. Relazionare in pace e’ anche una conseguenza di queste due prime azioni di autogestione corporea e mentale. Relazioni intessute su una base nonviolenta amplificano la possibilita’ di un mondo migliore, per noi e per tutti.
In effetti, l’unico vero cambiamento possibile e’ quello che va nella direzione del rispetto per ogni forma vivente. Non possiamo pensare di cambiare le nostre vite e di edificare la nostra sovranita’ esistenziale ergendoci sopra la sofferenza di altri esseri, siano essi umani o animali. La condizione di estrema sofferenza cui sta andando incontro il pianeta grazie alle nostre attivita’ antropiche ci chiama in causa e ci spinge ancor piu’ al cambiamento. Questo deve materializzarsi in una metamorfosi della nostra coscienza che deve portare alla realizzazione nell’immediato presente di una piccola oasi di gioia per noi e nell’immediato futuro di un Eden rinnovato per tutti.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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