Il piccolo dibattito che si e’ sviluppato intorno al mio articolo sulle agenzie di rating mi spinge ad intervenire di nuovo per mettere meglio a fuoco la mia opinione su qualche tema che e’ venuto fuori.
La discussione si va svolgendo, peraltro, mentre le agenzie continuano ad avere un ruolo da protagoniste nella crisi greca e, in particolare, mentre esse stanno contribuendo in tutti i modi ad intorbidare le acque della finanza, in perfetta sintonia con gli speculatori.
Va peraltro ricordato che mai come questa volta le agenzie di rating e gli stessi speculatori sono stati invitati a nozze dai comportamenti senza senso degli stessi greci, dei tedeschi, dei francesi e dello stesso fondo monetario internazionale. Si e’ atteso che il problema si incancrenisse per circa sei mesi prima di provare, male, a risolverlo. Ma questa sarebbe materia per un altro articolo e non mi soffermo quindi oltre sulla questione.
Nei loro commenti al mio scritto precedente, Alba C. e Annibale Osti (il candidato in bicicletta, come lui stesso si definisce) affermano in sostanza ambedue che non e’ il caso di creare un’altra agenzia di rating, questa volta europea, come si intravedeva nel mio articolo, ma che bisognerebbe invece sbarazzarsi di tutte quelle gia’ esistenti; in particolare, i gestori di fondi in giro per il mondo potrebbero benissimo farsi da se gli studi sulle emissioni di titoli delle varie imprese e degli stati. Le loro affermazioni vanno nella sostanza nella stessa direzione di quelle di coloro che dicono che, anche nel caso dei prodotti derivati, come in quello delle agenzie, non vale la pena di pensare a controllare meglio i relativi mercati e le varie emissioni, ma che bisognerebbe invece pensare a chiudere del tutto l’attivita’ del settore.
Siccome non sono completamente d’accordo con tali impostazioni, che mi sembrano comunque abbastanza diffuse in giro, cerco di spiegare perche’, anche se c’e’ bisogno di un po’ di spazio. E’ necessario ricordare prima di tutto, a questo proposito, quali sono le funzioni delle agenzie di rating, cosi come quelle dei prodotti derivati. L’obiettivo fondamentale per il quale le agenzie sono nate e’ stato a suo tempo quello di fornire agli investitori, sia grandi che piccoli, un giudizio professionale e motivato sulla qualita’ delle emissioni di titoli da parte delle imprese, degli stati e di altri enti, in modo che gli utenti potessero fare le loro scelte in maniera consapevole e senza doversi pagare da soli costose ricerche, che tra l’altro i piu’ piccoli non avrebbero potuto permettersi.
Ma a questa funzione ufficiale originaria se ne sono aggiunte, nella sostanza, almeno altre due, meno confessabili in giro. Da un lato gli investitori istituzionali, i fondi comuni, i fondi pensioni, ecc., come i gestori di servizi di consulenza finanziaria, utilizzano i giudizi delle agenzie per aggregarsi al branco e scaricarsi da eventuali responsabilita’ nella loro scelta dei titoli da acquistare e da vendere: se le cose poi vanno male rispetto alle loro opzioni di investimento, si potra’ sempre dire ai propri clienti, per giustificarsi, che loro hanno semplicemente seguito i consigli degli esperti e che, del resto, si sono comportati come tutti gli altri fondi. Se le cose andranno invece bene potranno sempre dire che sono stati bravi e pretendere magari delle commissioni extra. Da qui anche i frequenti tentativi di corrompere i valutatori, che, a quanto emerge anche dalla recente inchiesta del senato americano, cui abbiamo fatto cenno nel precedente articolo, sembrano in diversi casi abbastanza sensibili alla vista del denaro.
D’altra parte, c’e’ una terza funzione che negli ultimi decenni e’ diventata molto importante per i mercati finanziari e per le agenzie di rating, questi fratelli siamesi della finanza, funzione svolta con l’aiuto dei politici della nuova ondata, dalla Thatcher a Reagan: quella di dettare la legge agli stessi stati e alla politica, secondo peraltro andamenti e orientamenti molto mutevoli nel tempo e sostanzialmente imperscrutabili, ma riconducibili tutti comunque alla volonta’, oltre che di potenza, di guadagnare quanto piu’ soldi possibile, sottraendoli ai cittadini, alle imprese non finanziarie e possibilmente al fisco.
Anche i prodotti derivati, dagli swap, alle options, ai future, sono nati in un’ottica di servizio, per aiutare in specifico le imprese a coprirsi dai problemi dei rischi di cambio, di tasso di interesse, di oscillazione dei prezzi delle materie prime, tutti rischi oggi molto concreti e molto temibili, in particolare per chi lavora sui mercati internazionali. Con il tempo questi contratti, senza perdere la loro funzione originaria, sono diventati in realta’ e in misura preponderante, almeno cioe’ per il 90% di tutte le transazioni relative, uno strumento per svolgere le attivita’ speculative piu’ selvagge; invece di aiutare le imprese a coprirsi dai rischi sopra ricordati, essi servono alle banche e ad altri enti finanziari per prendersi rischi anche elevati, sapendo che in tal modo si possono guadagnare molti soldi e che se le cose andassero poi per caso male si potrebbero invece scaricare le perdite sui contribuenti.
Dopo questa lunga premessa metodologica, possiamo a questo punto arrivare alle conclusioni del nostro discorso. Le agenzie di rating svolgono tra l’altro, certo piuttosto male, un compito importante per i piccoli investitori. La cosa migliore che bisognerebbe fare, da parte dei pubblici poteri, rispetto alla situazione sopra descritta, sarebbe quella di dettare regole molto piu’ cogenti per le imprese del settore e controllarle poi con molta attenzione; anche la creazione di un’agenzia di rating europea, soprattutto se a partecipazione pubblica, potrebbe aiutare a migliorare la situazione. Anche per quanto riguarda l’area dei derivati, visto che essi comunque svolgono una funzione molto importante per le imprese, bisognerebbe limitare e controllare molto meglio il settore, permettendo lo svolgimento, su borse controllate, delle sole attivita’ utili alla gestione operativa delle imprese, ma non chiudere del tutto la bottega.
Siamo consapevoli che comunque i controlli si possono poi far saltare, che un’agenzia europea potrebbe comportarsi male come quelle gia’ esistenti, ma bisogna almeno provare a migliorare le cose, sapendo peraltro che forse non ci si riuscira’; ma mi sembra che non ci sia altro da fare. A meno che, dietro la voglia di chiudere le agenzie di rating e i derivati, non si sottintenda un discorso molto piu’ radicale, che e’ quello non solo di chiudere tali attivita’, ma di chiudere le stesse Borse, come suggerisce, ad esempio, in un recente articolo su Le Monde Diplomatique uno stimolante studioso francese, F. Lordon, di chiudere i mercati dei cambi, di arrivare infine a chiudere del tutto il sistema capitalistico. Se ne puo’ discutere, ma si tratta di un altro discorso, molto piu’ complesso.
Per quanto riguarda invece la nota di G. Tagliavini, che ricorda come l’on. Berlusconi, negli scorsi giorni, abbia condannato anch’egli il comportamento delle agenzie di rating, mi dispiace di essere, anche se una volta sola, d’accordo con il nostro presidente del consiglio. Spero che questo accada molto raramente in futuro.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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