Aspo Italia: tra 18 mesi avremo il picco del petrolio

Egregio Sig. presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA’ DI PETROLIO A BASSO COSTO E’ IN DECLINO
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacita’ di estrarre petrolio greggio in quantita’ sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficita’ di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati piu’ svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potra’ che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potra’ piu’ fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.

La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potra’ aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo ‘crash’ petrolifero.
La nostra associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che e’ estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio ‘boom’ del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungera’ i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

La via d’uscita e’ tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!

Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO
Il graficoche presentiamoe’ stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE),
agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro
energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.
Si tratta di un evento storico gia’ in corso, il cui momento critico e’ collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che e’ in pratica tutto il petrolio con cui e’ stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacita’ nel 2008, ed e’ prevista declinare con un tasso annuo del 4%.
L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprira’ che in minima parte il deficita’ che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficita’ e’ rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l’insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell’AIE sulla domanda da oggi al 2030.
In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realta’, la parte bianca
l’immaginazione.

Questa quantita’ di petrolio ‘immaginario’ ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.
I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorche’ la domanda iniziera’ a superare
definitivamente l’offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono
individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a meta’ degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondita’ chilometriche, greggio di qualita’ scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantita’ di sabbie o di rocce).

Tale complessita’ si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici piu’ alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unita’ di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantita’ di petrolio ancora esistenti, definisce il ‘vantaggio’ tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva puo’ continuare a svilupparsi.

Negli anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e cio’ pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!

La stessa crescente complessita’ della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra associazione ha divulgato ad ogni livello della societa’, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entita’, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, cosi come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e citta’ e’ ancora totalmente dipendente dalla fruibilita’ di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilita’ di tali combustibili e’ caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si e’ visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, cosi come l’intero assetto economico e sociale soffriranno – in modo al momento imprevedibile – generando una riduzione delle disponibilita’ di beni, servizi e lavoro cosi come oggi li concepiamo.
Si rileva che l’attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale puo’ alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessita’ che l’azione politica e amministrativa si occupi nel piu’ breve tempo possibile di garantire alla societa’ il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunita’ informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita. Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

* Aspo Italia
Associazione per lo studio del picco del petrolio

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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