Riflessioni dopo le elezioni (di Pierluigi Paoletti)

Se guardiamo alla storia, quella vera, vediamo che l’unica ragione degli accadimenti è quella economica, di solito di bassa lega e legata ad avidità e voglia di potere. Si cercano terre, manodopera a basso costo per produrre a poco e vendere a molto in altri luoghi popolati da sfruttatori benestanti.
Si può dire che l’intera storia è retta da migliaia di piccole globalizzazioni, da imperi economici poi immancabilmente crollati sul loro stesso peso.

Le bassezze delle motivazioni sono sempre state mascherate dai vincitori con la costruzione a tavolino di eroi inesistenti, di alti valori posti come bandiere per nascondere meschinità, di ruberie mascherate da lotte per la libertà, di occultamenti di immancabili eccidi e feroci atrocità ecc.

Noi ci cadiamo tutte le volte perché non possiamo pensare che le bassezze umane possano arrivare a tanto.
In noi, e quindi nell’umanità intera, ci sono due aspetti: uno legato alla fratellanza e alla voglia di stare insieme in pace e l’altro invece legato alle peggiori bassezze legate a sopraffazione, conflitto, avidità, crudeltà ecc. di solito, almeno negli ultimi millenni, chi arriva al comando di una nazione incarna questi ultimi aspetti e li maschera il più possibile da aspetti positivi per cui fa sembrare cose buone anche quelle scaturite dai più bassi istinti:

  • la guerra come lotta al terrorismo,
  • lo stato di polizia come lotta alla criminalità, anche alle varie mafie ,
  • la perdita di libertà personali come passi necessari per la tutela della sicurezza e della tranquillità.

Se poi si dispone di vari minculpop la questione diventa più semplice e se qualcuno esce fuori dal coro semplicemente si …spenge…la nota stonata in nome della parità dei diritti e la si riaccende solo dopo essere arrivati diritti allo scopo perché anche questa comunque è funzionale.

Non nascondo che mi sarei aspettato un segnale forte dal voto, ma forse pretendevo troppo. Il livello di ipnosi è talmente profondo che anche le assurdità che continuamente emergono riescono a scivolare senza quasi lasciare traccia.

Dobbiamo ancora, come comunità italica, saggiare il fondo dei fondi prima di poter risalire una difficilissima china. Dovremo assistere alla distruzione completa, all’invasione dei barbari e dei bassi istinti, con pseudo intellettuali che salteranno sul carro degli apparenti vincitori invincibili e si continuerà, ancora per un po’, nella opera di distruzione. Chi non la pensa così deve nascondersi, ritirarsi perché la parte oscura sta per toccare il suo massimo e niente, ripeto NIENTE al momento attuale è in grado di arginare la sua avanzata perché chi si frappone e non è funzionale viene spazzato via senza tanti complimenti. Non a caso parlo di non funzionale perché anche chi ostacola e si frappone molte volte è funzionale e rafforza il vincitore. Il gioco delle parti è talmente sottile e difficile da interpretare che rischia di fuorviare anche i più volenterosi.

Per questo serve essere come Ulisse e non cedere al canto delle sirene che porterebbero solo a disperdere tante preziose energie. Il quasi 40% della popolazione, ovvero chi non ha votato, fa parte di questa massa silenziosa. Stranamente è molto vicina a quel 38% che Enrico Cheli descrive nel suo libro “Creativi culturali”, quella maggioranza che ancora non ha la consapevolezza di esserlo, ma che sta maturando più velocemente di quanto si possa pensare.

Questo è il prezzo da pagare da parte di chi cerca di usare il proprio cervello: assistere alla distruzione e al dilagare dei bassi istinti. Ma questo non vuol dire che si deve stare fermi e cedere allo sconforto. Infatti in questo periodo c’è il già il seme della rinascita perché il punto più oscuro della notte è proprio quello prima dell’alba. A questo punto della notte ancora però non si possono fare cose grandi, cose eclatanti. Si deve continuare nella nostra opera di dissodamento del terreno, della preparazione, come il contadino che durante l’inverno prepara gli attrezzi affinché, quando sarà il momento, li possa usare con efficacia e determinazione.

Continuiamo a imparare, a diffondere consapevolezza e conoscenza che presto la massa silenziosa avrà da lavorare e questa volta allo scoperto per ricostruire quello che, INEVITABILMENTE è e continuerà ad essere distrutto. Attenzione però che come accade in borsa, ogni mossa prematura e avventata porta a sofferenza. Per questo è necessario che, come i contadini, si interpretino i segni del tempo e annusando l’aria si riesca a capire quando ci sarà il risveglio della terra.

Da queste elezioni si capisce che ancora il tempo non è maturo, anche se il nuovo sta crescendo lentamente, ma con costanza.

Pierluigi Paoletti – presidente nazionale Arcipelago Scec

31/03/2010

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