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Persa l’Ucraina gli Usa recuperano la Kirghisia?
Il Kirghizistan e’ una delle cinque repubbliche asiatiche che fanno parte del progetto giacimenti petrolio/gas/acqua e oleodotti per la Cina in Afghanistan.
“Oggi la sottocommissione esamina gli interessi di un nuovo contendente in questo gioco, gli Stati Uniti. I cinque paesi che costituiscono l’Asia centrale, Karzakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan sono diventati indipendenti nel 1991 e hanno richiamato l’attenzione del mondo per le loro fenomenali riserve di petrolio e di gas.”
“(..), per quel che riguarda sempre i progetti d’infrastrutture: la legislazione si riferisce semplicemente al termine ‘energia’ e al sostegno a progetti di trasporto di petrolio e di gas, (…. Vorrei suggerire di aggiungere l’elettricita’. I due paesi piu’ poveri dell’Asia Centrale in termini di risorse sono il Tagikistan e il Kirghzistan, ambedue ricchi di acqua e di potenziale idroelettrico. Tutto quel che possiamo fare per aiutarli a sviluppare queste risorse, li fara’ andare a passi giganteschi verso economie solvibili’.
Gli estratti sopra fanno parte delle minute della seduta in commissione Affari internazionali/Asia-Pacifico, Congresso Americano, febbraio 1998, in presenza di Maresca, vicepresidente di Unocal (adesso Unocal/Chevron/Texaco) sommamente interessato a sbarazzarsi dei talebani che puri e duri avevano rifiutato di stipulare un contratto di concessione del diritto di passaggio con la Unocal (cfr. La via della seta).
Ed e’ forse un caso che sia l’unica repubblica ex sovietica ad avere slegato dal controllo parlamentare la sua banca centrale in violazione delle norme della CSI?
N. Forcheri 10/4/2010
Kirghizistan, ri-rivoluzione colorata
Le opposizioni prendono il potere instaurando un governo provvisorio guidato da Roza Otunbayeva, molto vicina agli Usa, che infatti sono stati subito rassicurati sulla permanenza della loro grande base militare nel paese
Chi di rivoluzione colorata ferisce, di rivoluzione colorata perisce.
Cinque anni dopo essere salito al potere con la ‘rivoluzione dei tulipani’, il presidente kirghiso Kurman Bakyiev e’ stato rovesciato nello stesso modo e dalle stesse forze che lo avevano portato in carica: quelle sostenute dagli Stati Uniti, delusi dai risultati del cambio di regime del 2005.
Roza rassicura Washington. Dopo un giorno e una notte di violenti scontri, costati decine di morti e centinaia di feriti, il presidente Bakyiev ha lasciato la capitale tornando nella sua citta’ natale (Jalalabad, nel sud del paese) e le opposizioni hanno preso il controllo del paese e delle forze armate, installando a Bishkek un governo provvisorio con a capo la loro principale leader, Roza Otunbayeva, che nei giorni scorsi era rimasta nell’ombra in attesa di tornare in scena. In una conferenza stampa, la Otunbayeva ha annunciato che sono gia’ stati nominati nuovi ministri e che l’esecutivo transitorio rimarra’ in carica fino a settembre per dare al paese una nuova Costituzione, piu’ democratica, e preparare il terreno a nuove elezioni presideziali. Ha anche annunciato che la grande base militare Usa di Manas rimarra’ aperta senza cambiamenti.
Dalle rose ai tulpani’ made in Usa’. Ministro degli Esteri negli anni ’90, quando era ancora al potere Askar Akayev, Roza Otunbayeva e’ stata la prima ambasciatrice del Kirghizistan negli Stati Uniti, in Canada e Gran Bretagna, dove ha vissuto fino al 2003, quando si e’ trasferita in Georgia per conto dell’Onu in coincidenza con la ‘rivoluzione delle rose’ di Tbilisi. Li la Otunbayeva ha ‘studiato’ da vicino la pratica delle ‘rivoluzioni colorate’ e ha stretto contatti con le fondazioni statunitensi che le finanziano e le sostengono per conto di Washington: in particolare la fondazione Open Society di George Soros, la Freedom House di William Taft IV, il National Endowment for Democracy del Dipartimento di Stato e le due potenti organizzazioni internazionali di democratici e repubblicani, ovvero il National Democratic Institute e l’International Republican Institute.
Cinque anni dietro le quinte. Nel 2004 e’ tornata in patria diventando subito una delle principali leader della ‘rivoluzione dei tulipani’ del marzo 2005. Lasciata fuori dal nuovo governo ‘rivoluzionario’ del presidente Bakiev, la Otunbayeva e’ subito diventata la sua principale critica per le scarse aperture alla democrazia e all’Occidente. Nel novembre 2006 ha guidato le manifestazioni popolari contro il governo, per poi continuare a guidare l’opposizione da dentro il parlamento. Fino al suo clamoroso ritorno in scena di oggi.
Enrico Piovesana
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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