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20 mars 2010
Lo studente modello della classe capitalista si arrabbia! Non sopporta le critiche espresse nei giorni scorsi sul modello di business basato sulle esportazioni e sulla compressione della domanda interna. In che modo questi asini che non sono in grado di controllare le proprie finanze, che accumulano i deficita’ e non hanno il coraggio di fare le riforme strutturali che i tedeschi invece hanno fatto, osano criticare il paese meglio gestito e piu’ competitivo in Europa? Insopportabile! Non solo la Germania non prende lezioni da nessuno, ma non esitera’ a chiedere l’esclusione dei brontoloni dalla “sua” zona euro. Capiamoci bene: coloro che si ritengono maltrattati dal potere tedesco se ne vadano!
La proposta implicita del cancelliere prussiano e’ allettante. Le coraggiose critiche espresse dalla signora Lagarde sono talmente fondate che se le portasse avanti bene, la Francia potrebbe invertire rapidamente i rapporti di forza e scuotere la sua piu’ grande vicina. Oggi, le strategie e gli interessi di Francia e Germania sono opposti a tal punto che non solo la moneta unica, ma la stessa Unione europea ne e’ minacciata.
La strategia perfettamente egoista e poco collaborativa della Germania negli ultimi dieci anni e’ stata spesso spiegata su questo blog. E’ positivo che le e’lite francesi stiano iniziando a capire finalmente la strategia di deflazione dei salari tedeschi, a piu’ di cinque anni dalla sua attuazione, e stiano osando mettere in discussione le responsabilita’ della Germania nelle nostre difficolta’ economiche.
Per coloro che a questa affermazione strabuzzano gli occhi, faccio riferimento a due testi prodotti di recente da economisti noti per la loro ortodossia, Eric le Boucher su Paste.fr, Guillaume Duval in Alternatives economiques, o e questo eccellente articolo di sintesi sul modello tedesco appena pubblicato dal mensile economico del sito.
Si tratta di un fatto non discutibile. La strategia tedesca di ridurre i costi di produzione ha un effetto recessivo sull’intera economia europea. Il surplus commerciale e’ stato essenzialmente a discapito delle economie italiana e francese.
Il commercio Francia/Germania e’ in deficita’ ad un livello vicino a quello della Cina! (16 miliardi di euro nel 2009 contro 20 per la Cina). Tuttavia, occorre mantenere il senso della misura e non andare troppo in la’ con le accuse. La Germania non e’ la Cina. Il suo vantaggio comparativo in termini di costi di produzione (costo del lavoro ribassato + impatto dell’outsourcing in paesi dell’Europa centrale) e’ minimo (circa 15 al 20%) e non puo’ da solo spiegare tutta la deindustrializzazione francese. La Francia e’ in deficita’ anche con paesi come Belgio, Paesi Bassi, Italia, Stati Uniti o Russia. La perdita di competitivita’ dell’industria francese si spiega anche con fattori interni che sarebbe troppo lungo analizzare qui.
Resta il fatto che la costruzione economica europea mostra i suoi limiti, addirittura il suo fallimento. Questo caso illustra sino alla caricatura l’assenza di qualsiasi strategia di concertazione e di cooperazione in materia economica. Anche all’interno dell’UE, gli Stati sono in una logica di competizione accanita l’uno contro l’altro. I crescenti squilibri diventano insostenibili tra paesi esportatori e paesi in disavanzo, in una situazione non dissimile da quella della coppia Cina / USA. La tensione che ne deriva minaccia non solo la moneta ma la costruzione della stessa Europa, perche’ qui e’ il libero commercio interno che e’ messo in discussione, la base stessa della integrazione europea dal Trattato di Roma!
Per capire l’esplosivita’ della situazione, dobbiamo sottolineare l’antagonismo degli interessi nazionali.
L’interesse dei paesi in disavanzo e in particolare della Francia e’ che la Germania sostenga la sua domanda interna, sia attraverso una politica di crescita dei salari sia attraverso tagli fiscali, come richiesto dalla signora Lagarde. Tali misure ridurrebbero il vantaggio comparativo della Germania sui costi e/o stimolerebbero le esportazioni francesi. Problema: la Germania non ha interesse a tale politica. Sarebbe in contrasto con il suo modello economico, basato su rigore e esportazioni, e piu’ fondamentalmente col suo sforzo “antropologico’ di capitalismo di coccio descritto da Emmanuel Todd piu’ di 10 anni fa ne l’illusione economica. Essa ha anche chiaramente fatto sapere che non intende mettersi in discussione.
Al contrario, la Germania ossessionata dalla lotta contro l’inflazione e la disciplina di bilancio impone ai suoi vicini di ristabilire l’ordine nei conti pubblici. Puo’ anche contare sul sostegno della Commissione di Bruxelles e della BCE. Questa politica comporterebbe per i paesi latini di ridurre drasticamente il loro costo del lavoro (stagnazione salariale e sociale IVA), aumentare le tasse e ridurre la spesa pubblica. Una tale politica di rigore sprofondera’ tutta l’Europa occidentale in una profonda depressione. Ma la Germania non se ne cura! I clienti che le interessano ora non stanno in Occidente, ma ad est, nei paesi emergenti. La Russia e’ il vero serbatoio della crescita. Tra questo enorme e potenzialmente redditizio mercato e le nostre anemiche economie, la scelta e’ presto fatta.
Ma i paesi dell’Europa occidentale hanno anche la capacita’ di mettere l’economia tedesca in ginocchio! Se Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia decidono di uscire dalla zona euro il formidabile avanzo commerciale tedesco comporterebbe una tale rivalutazione della moneta tedesca che sarebbe la rovina della sua competitivita’ in Occidente, come a Est o a Sud.
Per ora nessuno osa prendere in considerazione questa ipotesi, in quanto non si prende in considerazione l’uscita dall’euro se non come una sanzione e nel quadro di un ritorno alle monete nazionali. La prospettiva paralizza tutti i paesi interessati a causa dell’insostenibile debito estero che dovrebbero fronteggiare, essendo che i prestiti sono stati contratti in Euro.
Tuttavia, se vogliamo invertire la logica e non parlare piu’ di una uscita dall’Euro dei “maiali”, ma di una espulsione della Germania dalla zona euro per il comportamento poco collaborativo, allora tutto cambia. Sarebbe sufficiente che la Francia, la Spagna e l’Italia costituissero una propria moneta unica, che la paura cambierebbe di campo. L’area dell’euro (che prenderebbe un altro nome) sarebbe liberata dal surplus tedesco e dalla sua sopravvalutazione strutturale. L’euro tornrebbe ad essere quello che e’ – un Deutschemark – non temperato dai deficita’ dei paesi del Sud e quindi insopportabilmente sopravvalutato. La Francia non avrebbe molto da fare per portare la Germania a cambiare tono. Basta far correre la voce che in Francia, Italia e Spagna stanno studiando l’ipotesi di una comune uscita dall’Euro per fondare una propria valuta comune.
Minaccia di strangolamento economico da parte del debito estero da un lato. Minaccia di asfissia dell’economia per la chiusura di sbocchi commerciali, dall’altro. Un vero equilibrio del terrore! Il problema e’ che non c’e’ davvero una possibile soluzione di compromesso e che lo status quo non e’ sostenibile. Alla fine, ci sara’ necessariamente una vittima, da una parte o dall’altra del Reno.
Il governo francese e’ ora posto davanti a una semplice alternativa, come nel 1983. O si piega ai dettami dell’ideologia dominante e ai “vincoli europe’, e questo richiederebbe alla popolazione una cura di austerita’ alla greca, un enorme calo del tenore di vita e una disoccupazione di massa duratura. O organizza una rottura con un paese ufficialmente amico, ma diventato oggettivamente il suo principale nemico geostrategico, per ritrovare spazio di manovra, ripristinare la sua competitivita’ e consolidare le finanze pubbliche con il “programma di rottura proposto da Jacques Sapir”.
L’attuale crisi franco-tedesca sullo sfondo della crisi greca offre ora alla Francia la possibilita’ di prepararsi a questa rottura, non da sola ma prendendo la guida di una nuova alleanza che riunisca i paesi europei vittime dell’euro sopravvalutato e della deflazione dei salari tedeschi, e che si impegnino in un modello economico equilibrato, ne’ strutturalmente eccedente come il modello tedesco, ne’ strutturalmente carente, come l’anglo-sassone.
L’incidente diplomatico causato da Christine Lagarde e’ tutt’altro che un errore o un epifenomeno. Rompendo un tabu’, ha acceso una miccia che potrebbe far esplodere l’Unione europea. La storia del continente si e’ rimessa in moto!
http://horizons.typepad.fr/accueil/2010/03/rendons-donc-leur-deutchmark-aux-allemands.html
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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