Perche’ invadere paesi come la Grecia o la Lettonia con armate, quando si hanno i banchieri?

Eurocrisi, Lettonia e Pigs 

Fonte: Eric Walberg, 15 marzo 2010 fonte eurasia-rivista.org

Addentrandoci nella Fattoria degli Animali europea e’ possibile notare, secondo Eric Walberg, che alcuni animali sono piu’ uguali degli altri.


La scorsa settimana due milioni di persone sono scese in strada ad Atene, nel secondo sciopero generale che ha avuto luogo nel paese questo mese, per protestare contro le misure di austerita’ proposte dal governo socialista. Tutta la Grecia si e’ fermata per 24 ore ed anche l’aeroporto di Atene e’ stato chiuso. L’unico trasporto pubblico attivo era il trenino pendolare che permetteva ai manifestanti di raggiungere i cortei.

La crisi greca e’ esplosa lo scorso autunno, quando George Papandreou ha assunto l’incarico di primo ministro scoprendo che il paese era in bancarotta. Il governo conservatore, al fine di portare la Grecia all’interno dell’area euro, aveva falsificato i libri contabili. Quello che sulla carta, cortesia creativa di Goldman Sachs, risultava essere un deficita’ di bilancio del 3% ed un debito pubblico pari al 60% del PIL, nel 2009 era esploso rispettivamente al 13% ed al 125%.

Inizialmente l’UE aveva provato ad approcciarsi al problema in maniera soft, dichiarando la propria solidarieta’ nei confronti della Grecia. Tuttavia gli squali finanziari hanno iniziato ad affilare le zanne, sentendo l’odore di sangue. Il loro responso e’ stato, ovviamente, di affrettarsi per trarre profitto dalla crisi greca. Il rating sulla Grecia e’ stato abbassato, implicando che ogni nuovo titolo di Stato emesso comportera’ un maggiore tasso d’interesse dovuto dal governo (cioe’, dalla popolazione greca). Tutto cio’ rendera’ piu’ difficile per la Grecia (cioe’, per la popolazione greca) ripagare i debiti contratti nei confronti delle banche. E quando il paese fallira’, l’UE sara’ comunque costretta a sborsare. Una doppia vincita per i gatti grassi. Cio’ che i dirigenti europei intendevano per solidarieta’ non era il versamento di soldi pubblici verso la Grecia, analogamente a come quegli stessi dirigenti si sono comportati nei confronti delle loro banche nell’ultimo anno e mezzo, bensi piuttosto lo spremere dalla popolazione greca quanto dovuto alla banche, facendo affidamento agli oracoli del FMI.

Il Parlamento Europeo, la facciata democratica per questa operazione, si e’ rivelato in realta’ solo il portavoce dei ricercatori dell’austerita’. Il presidente del Comitato Speciale del Parlamento Europeo sulla Crisi Economica e Finanziaria Wolf Klinz ha addirittura richiesto l’invio di un commissario che verifichi che i Greci versino il tributo di sangue dovuto.

Ma chi ha prodotto l’inganno in prima istanza? L’agenzia europea di statistica Eurostat sostiene che nel 2001 Goldman Sachs aiuto’ segretamente il governo di destra greco a rispettare i criteri di accesso all’area euro, mascherando le reali dimensioni del deficit e del debito pubblico. Una volta in Eurolandia poi, i consumatori greci si sono gettati ingenuamente a capofitto sui beni di lusso tedeschi, lasciando atrofizzare la loro stessa industria. Ora la trappola del debito si sta chiudendo.

Il modo tradizionale di uscire da tale trappola sarebbe stato una svalutazione della dracma, al fine di tagliare le importazioni e stimolare le esportazioni, distribuendo il fardello dell’aggiustamento sulla nazione nel suo complesso, ricchi e poveri. Ma la dracma non c’e’ piu’. Legata all’euro, la Grecia non puo’ ne’ stimolare il proprio mercato interno, ne’ esportare con successo. La poverta’ sembrerebbe essere l’unica soluzione. Oppure, seguendo il suggerimento di Josef Schlarmann, storico esponente dei Cristiano Democratici tedeschi, la Grecia potrebbe svendere le proprie isole o i resti archeologici, magari a qualche banchiere tedesco. I greci ricordano ancora molto bene la brutale occupazione della Seconda Guerra Mondiale, e questa maldestra affermazione ha gia’ dato il via ad una campagna di boicottaggio verso i prodotti tedeschi.

In qualsiasi modo si tenti di coprire il disastro creatosi, la prospettiva per la Grecia (e per l’Unione Europea) rimane tetra, poiche’ Francia e Germania stanno semplicemente incrementando le loro passivita’ e non riducendo quelle della Grecia, ed il governo ellenico non riuscira’, con tutta probabilita’, a tagliare il proprio deficita’ del 10%.

Il tessuto dell’Unione Europea viene fatto a pezzi mentre i membri piu’ ricchi voltano le spalle ai membri piu’ poveri. La ferrea legge del capitalismo, il forte protegge i propri interessi a spese del debole, trova applicazione ancora una volta. Spremere i lavoratori. Propaganda comunista, si potrebbe affermare, ma sfortunatamente un dato di fatto.

In un’Europa ideale, i lavoratori in Germania verrebbero in soccorso dei lavoratori in Grecia, pretendendo una radicale revisione della politica economica, richiedendo che le banche diventino sovrane ed i banchieri impiegati pubblici, costruendo cosi una vera democrazia sociale. La realta’ e’ abbastanza differente. La crisi finanziaria greca rivela l’assenza di un reale spirito comunitario nell’UE. La solidarieta’ dichiarata dai membri dell’Unione Europea e’ una solidarieta’ di uomini d’affari.

L’Unione Europea e’ oggi portatrice di un surrogato d’ideologia internazionalista, il quale rigetta la nozione di Stato nazione ritenendola la fonte di tutto il male e coltiva, secondo quanto ricorda Diana Johnstone nel suo La crociata dei folli: Jugoslavia, NATO e le delusioni occidentali, un pomposo orgoglio dell’Europa, ritenuta il centro dei diritti umani e colei che impartisce lezioni morali al mondo, in perfetto accordo con la sudditanza alla politica imperialista americana nell’area medio-orientale e non solo. In questa accogliente fratellanza europea, la Grecia e’ dipinta come un pittoresco paese del Terzo Mondo, che vive la spensierata vita della cicala di Esopo alle spalle della formica tedesca. I paesi come il Portogallo, l’Italia/l’Irlanda, la Grecia e la Spagna sono affettuosamente soprannominati PIGS (maiali), un agghiacciante richiamo alla Fattoria degli Animali di Orwell.

Tuttavia le nuvole di tempesta non si addensano solo sopra la Grecia: l’intero mondo occidentale e’ ancora profondamente immerso nella crisi fiscale. La banca d’investimento Socie’te’ Ge’ne’rale ha recentemente pubblicato una spaventosa stima delle reali passivita’ dei governi occidentali, includendo i debiti extra-bilancio. In ogni caso i numeri, tenendo conto delle passivita’ derivanti dai fondi pensione scoperti, fanno apparire la posizione debitoria ufficiale inferiore a quella che e’ realmente. La Grecia si rivela largamente il peggior paese da questo punto di vista, a causa di quello che Otmar Issing, l’ex capo economista tedesco della Banca Centrale Europea, ha descritto con il tatto tedesco come uno dei piu’ lussuosi sistemi pensionistici del mondo. Le passivita’ nette totali di tale sistema corrispondono all’800% del PIL, otto volte di piu’ rispetto alla posizione ufficiale. Per gli USA la percentuale e’ del 550, per il Regno Unito del 400, per la Germania del 400, per la Francia del 550, per l’Italia del 350 e per la Spagna del 250. In altre parole, l’intero mondo occidentale e’ insolvente ed ogni paese dovra’ affrontare il giorno della resa dei conti, partendo, in maniera abbastanza appropriata, dalla Grecia, la culla della civilta’ occidentale.

Chi raccoglie i cocci quando i banchieri attuano un capitalismo da casino’, per poi fallire? Il 6 marzo il novantatre percento della popolazione islandese ha respinto una proposta che richiedeva alla popolazione stessa di coprire i debiti della loro piu’ antica e grande banca. Tale misura sarebbe costata ad ognuno dei 317.000 cittadini islandesi circa 17.000 dollari. Il referendum nazionale islandese e’ stata la prima espressione (legale) nella quale si e’ concretizzata la volonta’ popolare di decidere chi paga quando l’e’lite finanziaria fallisce. Gli (illegali) scioperi generali greci sono invece stati la prima espressione veramente democratica del volere della gente. Gli squali dovrebbero prestare ascolto. Quando l’ossigeno finisce, l’acqua diventa un pozzo nero ed anche i loro giorni sono contati.

Mentre i lavoratori iniziano a svegliarsi, una nuova pagina viene scritta nel loro libro mastro. La presa di coscienza deve essere internazionale. La scorsa settimana una successione di scioperi e proteste ha avuto luogo in Europa: i piloti di Lufthansa, i controllori del traffico ed i lavoratori delle raffinerie francesi, i cortei di Madrid, Barcellona e Valencia contro le misure di austerita’ imposte dal governo socialista spagnolo. I sindacati della Repubblica Ceca, inoltre, hanno annunciato una settimana di stop ai trasporti pubblici. In Portogallo si e’ assistito ad uno sciopero generale di un giorno nel settore pubblico, contro le misure del governo volte a tagliare il deficita’ del 3% prima del 2013. Un vero movimento pan-europeo sembra essere nato. Secondo Sean O’Gready dell’Independent, queste azioni parrebbero l’inizio dei piu’ imponenti fermenti visti sul continente europeo dal fervore rivoluzionario del ’68.

L’altra lezione imparata dai lavoratori e’ che essi devono liberarsi dalla zavorra della loro dirigenza. Lo scopo dei sindacati sembra essere diventato quello di regolare le tensioni sociali, assicurando che esse non costituiscano una minaccia per la grande industria e per lo Stato. I lavoratori di bordo della British Airways avevano deciso di scioperare fino a che il loro sindacato non ha deliberato la sospensione di tale misura. Il sindacato dei piloti tedeschi, Vereingung Cockpit, ha sospeso gli scioperi su Lufthansa il primo giorno, cosi come ha fatto la Confederazione Generale del Lavoro nei confronti del gigante petrolifero Total in Francia. In entrambi i casi i sindacati sono capitolati senza aver portato a buon fine alcuna rivendicazione dei lavoratori.

I tagli piu’ draconiani sono stati imposti dai governi socialdemocratici; in particolare, i socialisti in Grecia, Spagna e Portogallo. In tutti i casi, scrive Christ Marsden, essi sono stati eletti con il sostegno delle burocrazie sindacali, che sono rimaste loro alleate nel momento in cui le promesse riforme hanno dato il via all’austerita’ di bilancio. Lo sciopero generale in Grecia e’ il segnale che la dirigenza sindacale confederale e’ stata spazzata via dall’azione dei lavoratori furibondi contro il governo pseudo-socialista; senza dubbio solo un assaggio di cio’ che verra’. Ancora una volta propaganda comunista, ma sfortunatamente vera.

Una triste nota la merita il caso del piu’ debole nuovo membro dell’UE proveniente dall’ex blocco sovietico. La caduta di 25 punti e mezzo del PIL lettone negli scorsi due anni rappresenta gia’ un primato storico a livello mondiale, maggiore della Grande Depressione e con proiezioni di un ulteriore aumento del debito ed ulteriori misure di austerita’ necessarie, mentre il governo continua follemente ad inseguire il fuoco fatuo dell’euro. Si, i lettoni sono certamente corrotti, le loro e’lites post-sovietiche hanno rubato, spogliato e venduto l’economia agli interessi occidentali, e poi trasferito i guadagni cosi ottenuti all’estero.

Ma ancora peggiore e’ il completo furto portato avanti in pieno giorno dalle banche occidentali che, grazie ai loro amici accademici autori della normativa bancaria lettone, hanno prima offerto credito facile denominato in euro, poi, quando la bolla e’ scoppiata, sono potute entrare nel paese per impossessarsi di cio’ che ne restava. Perche’ invadere paesi come la Grecia o la Lettonia con armate, quando si hanno i banchieri? Il vero significato dell’euro appare ora chiaro: non essendoci piu’ economie nazionali, non vi sono piu’ soluzioni nazionali per la crisi fronteggiata dai lavoratori greci, spagnoli o portoghesi o di qualsiasi altro paese. Essi sono costretti in una lotta comune contro il capitale globale. Lavoratori di tutto il mondo unitevi! non e’ mai suonato cosi appropriato. Ed un piccolo oracolo per Goldman Sachs, Klinz, Schlarmann e Issing: prenotate le vostre prossime vacanze invernali nella soleggiata e spendacciona Grecia a vostro pericolo.

(traduzione di Francesco Rossi)

* Eric Walberg, giornalista, collabora col settimanale egiziano in lingua inglese Al-Ahram Weekly

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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