Sinistra: dei delitti e dei Penati

non-votoLa nostra “repubblica dei panini” ha votato. Il responso uscito dalle urne è, a parere di chi scrive, fra i più interessanti degli ultimi anni, e questo per molte ragioni che espongo di seguito senza pretesa di esaustività o completezza.
di Alberto Leoncini

Anzitutto, prima del voto, si è manifestata in modo lampante la scollatura ormai enorme fra partiti di serie A e partiti di serie C. Per l’esclusione del PDL nella Provincia di Roma si sono mosse tutte le più alte cariche dello Stato, per l’esclusione del PDL (che in questo caso sta per “Patto dei Liberali”) in Piemonte sono stati dedicati trafiletti delle dimensioni di un francobollo. Tale lista sosteneva la coalizione indipendente guidata da Renzo Rabellino, noto per operazioni di visibilità basate sulle omonimie, tuttavia affermare che una lista abbia più diritto di un’altra a partecipare alla tornata elettorale fa venir meno i presupposti stessi per i quali si compie una competizione. E questo aspetto è stato sottolineato anche da “campioni del maggioritario” alla Marco Travaglio.

Ovviamente sarebbe ora di tener presente che i famosi “caos liste” che puntualmente si presentano non sono altro che l’esito di faide nei gruppi di potere fra gli schieramenti, perché a voler cercare il pelo nell’uovo nessuna lista è perfetta… A parte questo basta dare un occhio al sito istituzionale di Rabellino (www.renzorabellino.it ) per rendersi conto che una sua eventuale entrata in Consiglio Regionale a Torino sarebbe stata una indubbia seccatura per i due poli, molto più di quanto non lo saranno i “grillini”, poiché Rabellino ha l’esperienza istituzionale necessaria e ha sempre fatto proprie battaglie che ai grandi poli scocciano (No alla TAV, acqua pubblica, riduzione costi della politica, energie alternative…), piaccia o non piaccia.

Com’era prevedibile la Lega ha sbaragliato il Nord, Grillo si è inserito come un cuneo all’interno di molti Consigli regionali (son proprio curioso di vedere se la rettitudine dei suoi seguaci rimarrà tale una volta entrata nelle stanze dei bottoni…) e chi ne esce sonoramente sconfitto, checchè ne dicano, è tutta la sinistra. O meglio una certa idea di sinistra, cioè di sinistra che non fa la sinistra. Emblematici sono i casi di Campania, Veneto, Calabria e Piemonte. In Lombardia è stata gettata al vento un’opportunità d’oro per costruire un polo di sinistra (vera) in appoggio a Vittorio Agnoletto, candidato della Federazione della Sinistra. Una missione kamikaze, visto che a Formigonia bucare lo sbarramento ed entrare in consiglio con il solo supporto di una falce e martello è follia. L’errore è stato tutto di Sinistra e Libertà e Verdi che, con il loro apporto, avrebbero potuto raccogliere la sfida: entrare al Pirellone con un progetto politico nuovo, stante che l’abbraccio mortale con Penati era una battaglia persa in partenza per ogni persona dotata di senno. Perfino “la trota” (il figlio di Bossi, così amorevolmente definito dal padre) si è guadagnato il suo quarto d’ora di celebrità.

La pulita vittoria di Vendola, insomma, non lo esime dalle responsabilità di aver fatto scelte, in Lombardia e Campania, pesantemente discutibili, per quanto il suo successo rappresenti senz’altro una boccata d’ossigeno per il centro-sinistra italiano e un sonoro calcio sul sedere alle velleità neocentriste del conterraneo D’Alema che voleva paracadutare Boccia sul solco del “ma anche”, che ha già avuto esiti catastrofici su tutto il partito. Le scelte sulle alleanze sono tuttavia un’ipoteca non irrilevante se Vendola avesse delle ambizioni da leader nazionale: la sua base ancora aspetta una risposta seria all’appello di Paolo Ferrero all’indomani delle primarie.

In Veneto il sindaco di Montebelluna  (Tv) Laura Puppato  raccoglie voti che potrebbero bastarle per uno scranno a Strasburgo e non a palazzo Ferro-Fini, ma anche lì le faide del PD le hanno preferito l’incolore Bortolussi che perde, male, senza aver nemmeno combattuto. Una performance opaca che ha lasciato Zaia dilagare nonostante doppio incarico, pubblicità elettorale a spese pubbliche, gadget elettorali “Made in China” (alla faccia del km.0) e scivoloni sul nucleare.

Dicevo di Grillo: al di là del fatto che mi auguro davvero che possa essere un segnale di riattivazione di dinamiche politiche dal basso, non si può negare che l’effetto dell’entrata di questi nuovi attori sulla scena abbia rimescolato significativamente le carte visto che l’elettorato su cui vanno a pescare è eminentemente quello della sinistra delusa e scontenta di programmi miopi, sciatti e pesantemente carenti su quelle che dovrebbero essere le istanze del loro elettorato di riferimento. La torta, insomma, rimane la stessa, cambia il modo con cui si tagliano le fette. Appare pertanto grottesca l’accusa di Bersani al comico e al suo seguito. Potevano pensarci prima, hanno avuto un mandato intero per dimostrare la loro idea di governo, che evidentemente non è piaciuta.

Venezia, dove la campagna elettorale di Giorgio Orsoni è da manuale, per la quale anch’io mi sono speso e dunque sento appartenermi questa vittoria, porta forse la più bella soddisfazione a tutta la coalizione dando una sonora scoppola al ministro dei tornelli che già aveva prenotato il volo del venerdì da Roma per Venezia e ritorno la domenica sera, rimanendo sonoramente deluso. Se la sinistra vuole vincere (e un PD che sfiora il 30% mi sembra una vittoria senza se e senza ma) deve dare contenuti e idee,  ma specialmente dettare un’agenda alternativa a quella di Berlusconi, delle sue intercettazioni e della “magistratura politicizzata”.

La grande baraonda sull’astensione è volutamente uno specchietto per le allodole, perché in Italia la partecipazione elettorale è in calo ormai da anni, per non parlare dell’affezione alla politica, dunque svegliarsi oggi su questo tema è l’ennesimo modo che la nostra classe politica utilizza per continuare a parlare di se stessa. Le elezioni sono sentite come qualcosa che, comunque vada, lascia tutto nel pantano e questo perché oggigiorno non c’è alcuna forza politica che abbia il coraggio di prendere posizione su temi come la sovranità monetaria, l’autodeterminazione nazionale, la difesa delle industrie strategiche e dei distretti, la salvaguardia ambientale, il ridimensionamento del peso della speculazione immobiliare e la regolamentazione vera dell’attività bancaria e assicurativa.

Alberto Leoncini
albertoleoncini AT libero.it

Be the first to comment on "Sinistra: dei delitti e dei Penati"

Leave a comment