Ammazzarsi di lavoro

Autore Mirko Pizzato

L’Italia non e’ ancora come in Francia. Dove il mondo del lavoro e’ sconvolto dall’incredibile catena di suicidi che ha come epicentro France Telecom: in due anni sono 43 i dipendenti dell’ex monopolista delle tlc che ci sono tolti la vita. Chi per stress, chi per paura di perdere il posto di lavoro, chi per depressione. Paure che si stanno propagando, visto che e’ di oggi la notizia di un suicidio anche nel paradiso della felita’ a tutti i costi: si e’ tolto la vita un dipendente di Eurodisney, lavorava come cuoco in uno dei ristoranti del parco di divertimenti.
L’Italia non e’ come la Francia, abbiamo detto. Ma il connubbio tra crisi economica e crisi dell’anima riguarda da vicino anche noi. E, forse, non e’ un caso che i suicidi da lavoro riguardino in particolare il nord-est, le operose province tutte casa e capannone. Gli ultimi due episodi martedi. Il primo, a Pordenone, riguarda un padre di tre figli, 46 anni, che non ha retto alla notizia che il suo contratto in scadenza non sarebbe stato rinnovato. Il secondo, a Padova, racconta di un piccolo imprenditore che ha messo fine alla sua depressione durata tre anni, da quando la sua societa’ era fallita.

E altri episodi simili si stanno ripetendo, pur rimanendo confinati nelle cronache locali. Come due settimane fa a Vicenza, dove un altro imprenditore si e’ tolto la vita perche’ non poteva piu’ pagare i suoi dipendenti. Un fenomeno che sembra colpire soprattutto il Veneto, regione in cui tradizionalmente il numero di suicidi e’ piu’ alta della media nazionale: secondo la Cisl regionale in due anni sono ga’ 16 gli imprenditori che si sono tolti la vita perche’ impossibilitati a far fronte agli stipendi.
Sara’ che da noi non c’e’ la cultura anglosassone del fallimento: da noi l’imprenditore che porta i libri in tribunale ha quasi la patente di pericolo pubblico per l’economia. Ma questo vale per il datore di lavoro. E i dipendenti? Perdere il posto di lavoro puo’ diventare un dramma, che si e’ accentuato nella crisi: pochi mesi fa la Societa’ nazionale di psichiatria ha denunciato come nell’ultimo anno siano aumentate del 30% le forme di ansia e del 15% le sindrome depressive causate dalla recessione.
Per rimediare, in Francia hanno lanciato negoziati sullo stress da lavoro. In Italia si tenta di aggirare le norme dello Statuto dei lavoratori, svuotando con una legge la competenze assegnate fino ad oggi ai tribunali sui licenziamenti contestati. Paese che vai, sensibilita’ che trovi¦

09-03-2010
VENETO/CRISI: GALAN, NON SI ENFATIZZINO EPISODI DI SUICIDIO

(ASCA) – Venezia, 9 mar – “Non enfatizziamo episodi cosi’ sconvolgenti sul piano umano. C’e’ il rischio dell’emulazione”. Lo ha detto il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, soffermandosi sui 13 suicidi di imprenditori nel Veneto.

“L’attenzione e’ troppo centrata sul fenomeno dei suicidi, peraltro angscioso e preoccupante – afferma Galan -.

La prospettiva del fallimento della propria azienda fa parte del rischio imprenditoriale. Questi fatti sono da mettere in conto sul piano economico, dal punto di vista umano, invece, ci debbono far riflettere. Non me la sentirei, pertanto, di assegnare un significato soverchio a questo triste, drammatico fenomeno. Mi sconvolge il fatto che la sfera del lavoro possa avere ricadute cosi’ tragiche sul piano umano”.

Numero verde anti-suicidi
Piccoli in crisi, richieste boom
Padova, 120 chiamate in 7 giorni. «Facciamo rete regionale». I vertici nazionali di Unioncamere studiano il modello veneto a Roma. Molte chiamate da fuori regione
Stefano Grollo. Si e’ suicidato a 43 anni, lavorava alla Simec (archivio)

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PADOVA ” E’ diventato l’ancora di salvezza per gli imprenditori di tutta Italia il numero verde 800/510052 attivato l’8 marzo dalla Camera di commercio di Padova per tendere una mano ai piccoli messi in ginocchio dalla crisi ed evitare nuovi suicidi. Nella prima settimana di ascolto i sei psicologi del lavoro che rispondono al call center hanno ricevuto 120 richieste di aiuto, 28 delle quali giunte da fuori provincia: 16 dall’area del Nord Est, 2 dal centro Italia e addirittura 10 dal Sud. A questi 28 utenti sono state fornite indicazioni per rivolgersi ai Centri per l’impiego o ad altri enti competenti operanti sul loro territorio, ma il fatto che si siano dovuti rivolgere al centralino padovano accende una spia rossa sulla carenza di servizi a sostegno della categoria o sulla mancanza di conoscenza degli stessi. Tanto e’ vero che il 24 marzo, a Roma, il presidente della Camera di commercio di Padova, Roberto Furlan, e’ stato invitato a esporre tale esperienza, unica in Italia, dai vertici nazionali di Unioncamere, desiderosi di capire se puo’ essere il giusto approccio per scongiurare altre tragedie.

Ma Furlan guarda oltre. «E’ arrivato il momento di superare la fase dell’emergenza per strutturarci in una rete capace di dare risposte concrete agli imprenditori in difficolta”’dichiara ”. Bisogna fare gioco di squadra con i Servizi sociali dei Comuni, le Province, i Centri per l’impiego, le associazioni di categoria, le Usl, tutte antenne sul territorio capaci di scremare i reali gridi d’allarme e, ognuno nel proprio campo, fornire l’assistenza richiesta. Con il numero verde volevamo monitorare la situazione a livello provinciale, ma l’emergenza ci ha fatto aprire una porta dalla quale sono entrati tutti, indiscriminatamente, senza alcuna selezione. Ora, per dare veramente una mano a chi ne ha bisogno ed evitare che certi disagi degenerino in nuovi drammi, dobbiamo concentrarci sulle situazioni locali. Non possiamo trovare lavoro o sostenere gli imprenditori di tutta Italia». L’idea e’ di superare il numero verde per approdare a un centro di ascolto, sempre insediato nella Camera di commercio di Padova, che indirizzi ai vari enti aderenti gli utenti, a seconda delle necessita’.

La fase di transizione inizia con la riduzione dell’orario del call center, da giovedi aperto solo quattro ore: dalle 14 alle 18, dal lunedi al venerdi. Intanto le prime 120 telefonate sono state selezionate e classificate per tipo di problema (legale, aziendale, di accesso al credito, burocratico, di ricollocamento, psicologico, contributivo e sociale), e ora si e’ in fase di risposta. «E’ impossibile far fronte agli sos lanciati dal resto d’Italia ” conferma Massimiliano Barison, assessore al Lavoro della Provincia di Padova, con il Comune coinvolta nell’iniziativa ” il numero verde e’ un modo per farsi il quadro della situazione, ma poi bisogna strutturare un servizio parallelo capace di fornire indicazioni utili a chi deve salvare l’azienda». Potrebbe contribuire all’idea Confartigianato Veneto. «Se a Padova arrivano chiamate da tutto il Paese, significa che di questo servizio c’era bisogno ” riflette il presidente Claudio Miotto” del resto tutto i canali possibili per aiutare gli imprenditori in crisi sono una buona idea. E magari chi, per vergogna o paura, non ha il coraggio di chiedere aiuto di persona, al telefono ci riesce. Lancio una proposta a Usl, cooperative e associazioni: se sono disponibili ad affiancarci, potremmo attivare anche noi un numero verde di ascolto. Purche’ per rispondere ci venga fornito personale specializzato».

Michela Nicolussi Moro
17 marzo 2010(ultima modifica: 18 marzo 2010)
Crisi, imprenditore si impicca
nell’opera faraonica da lui costruita

SONDRIO (24 marzo) – Un noto imprenditore edile, Luigi Cusini, 56 anni, specializzato in grandi opere sia pubbliche che private, si e’ impiccato parcheggio di Aquagranda Wellness Park, ln’enorme struttura in Valtellina, a Livigno,costruita prorio dall’imprenditore.

Ha voluto morire all’interno della sua ultima opera, quella piu’ faraonica, il Centro benessere e termale piu’ grande d’Europa, inaugurato solo tre mesi fa, ma pare ancora in fase di stentato decollo. Una decisione dovuta forse alla paura di non riuscire piu’ a sostenere le spese. O forse lo strascico di un ictus che lo aveva colpito tempo fa e lo faceva sentire piu’ debole e vulnerabile. Un’altra vittima della crisi in Valtellina.

Cusini era uno dei soci della mega struttura, titolare della Cusini Edile, un’impresa che conta circa 120 dipendenti e che ha eseguito importanti interventi pure in occasione dei Mondiali di sci del 2005, oltre ad operare in cantiere aperti al di fuori della Valtelina, in particolare nelle province di Como e Varese.

A trovare il corpo senza vita dell’imprenditore sono stati alcuni suoi operai. Nel centro infatti, inaugurato il 12 dicembre, sono ancora in corso dei lavori. Immediato l’allarme al 118 e la successiva constatazione del decesso. I carabinieri non hanno dubbi sull’omicidio. I funerali si svolgeranno domani alle 16 a Livigno «Negli ultimi tempi – racconta un amico dell’imprenditore suicida – Luigino mi confido’ di essere seriamente preoccupato, di temere di non riuscire piu’ a tenere a bada le banche per la forte esposizione che aveva comportato la realizzazione di Aquagranda. Lui, molto preciso e puntuale, temeva di non essere piu’ in grado di pagare gli stipendi agli operai».

Gli amici. Secondo un architetto che ha collaborato con Cusini, l’imprenditore dopo l’ictus che lo aveva colpito alcuni anni fa veniva talvolta assalito da momenti di sconforto in cui vedeva tutto nero e i forti impegni economici sopportati per il progetto in project finance di Aquagranda possono aver accresciuto questi momenti di sconforto. «Non mi risulta che fosse sul lastrico – dichiara il sindaco di Livigno, Leonello Silvestri -, anche perche’ in questi anni ha sempre portato avanti lavori importanti a Livigno e non solo, commesse per diversi milioni di euro». «Quanto all’Aquagranda era uno dei soci – aggiunge il sindaco – non certo pero’ il maggior azionista della societa’ e, a tutt’oggi, stava lavorando al completamento del centro di benessere». Il presidente della societa’ Aquagranda, l’avvocato Armando Consorti, ricorda che Luigi Cusini «aveva le preoccupazioni economiche di tutti noi soci». «Ma l’ultima volta che l’ho incontrato – ha aggiunto – non mi sembrava particolarmente in ansia».

«Se ne va un imprenditore onesto e capace di creare occupazione nel settore delle costruzione – commenta Igor Gianoncelli, della Cgil-Fillea – e la sua morte lascia attonito anche il mondo sindacale».

Aquagranda Wellness Park. Terme, piscine, oasi benessere, club esclusivi, in un’area di oltre 20.000 metri quadrati coperti, con un design avveniristico. Costo circa 16 milioni di euro, per il 70% a carico dei privati e il resto sborsato dal Comune piu’ ricco della Valtellina perche’ in territorio extradoganale.

Imprenditore in crisi si impicca nel centro benessere appena inaugurato

Aquagranda Wellness Park

Si toglie la vita perche’ indebitato con le banche. Non e’ la disperata scelta di un operaio senza lavoro ma la tragica storia di un imprenditore di successo. La morte, come diceva Toto’, e’ una livella che accomuna ricchi e poveri. Oggi si potrebbe dire che e’ la crisi economica ad abbattere le differenze sociali.
Luigi Cusini, 56 anni, originario di Sondrio, uno degli imprenditori edili piu’ conosciuti del nord Italia specializzato in grandi opere pubbliche e private, si e’ impiccato nel parcheggio della sua ultima opera: l’Aquagranda Wellness Park di Livigno, il centro benessere e termale piu’ grande d’Europa. Un complesso di oltre 20 mila metri quadrati coperti con terme, piscine, oasi benessere e club esclusivi, tutti realizzati con un design avveniristico, inaugurato tre mesi fa ma ancora in fase di stentato decollo.
Alla base di questa tragedia ci sarebbero le difficolta’ economiche e la paura di non riuscire piu’ a sostenere le spese per la realizzazione del progetto. Il costo complessivo dell’opera faraonica e’ stato di circa 16 milioni di euro, per il 70 per cento a carico dei privati e il resto sborsato dal Comune di Livigno, il piu’ ricco della Valtellina perche’ in territorio extradoganale. Cusini era uno dei soci con la sua ditta di costruzioni, la Cusini Edile, un’impresa che conta circa 120 dipendenti e che ha eseguito importanti interventi anche in occasione dei Mondiali di sci del 2005, oltre a operare in diversi cantieri aperti nelle province di Como e Varese.
Un’azienda di successo insomma, almeno cosi sembrava. Chi lo conosceva bene sapeva che dietro l’apparenza del manager in carriera si nascondeva un uomo in crisi. «Negli ultimi tempi Luigino mi confido’ di essere seriamente preoccupato ” racconta un amico ” di temere di non riuscire piu’ a tenere a bada le banche per la forte esposizione che aveva comportato la realizzazione di Aquagranda. Temeva di non essere piu’ in grado di pagare gli stipendi agli operai». Sono stati proprio i suoi operai a ritrovare il corpo senza vita.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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