Il buono e il molto cattivo della Glaxo Smith Kline

Abbiamo di recente dato notizia di alcune importanti dichiarazioni dei massimi dirigenti della grande societa’ farmaceutica britannica GlaxoSmithKline che seguivano alcune importanti prese di posizioni un po’ piu’ datate; dichiarazioni centrate sulla volonta’ di venire incontro in diversi modi sul fronte medico-sanitario alle necessita’ dei paesi poveri. La volonta’ della grande impresa farmaceutica – cui e’ seguito comunque qualche fatto – e’ stata in generale molto apprezzata nel mondo, anche se non e’ mancato qua e la’ qualche dubbio e qualche diffidenza. Ne e’ venuto fuori, in ogni caso, un bel rientro pubblicitario e di immagine per la societa’ stessa.

Ma avevamo appena fatto in tempo a dare le notizie sul possibile ‘nuovo volto’ dell’impresa che alcune vicende recentissime di tale gruppo ci costringono a tornare brevemente sullo stesso e questa volta certamente purtroppo non in termini molto positivi. Esse ci riportano alla realta’ piu’ generale di una societa’ multinazionale assetata di mercati e di profitti e che per raggiungere i suoi obiettivi non guarda certo molto per il sottile.

La prima vicenda ha a che fare con l’Italia e fa riferimento, come e’ noto, alla decisione dell’azienda, annunciata ai primi di febbraio di quest’anno, di chiudere le sue attivita’ di ricerca nel nostro paese, localizzate nel Veneto, lasciando a casa centinaia di lavoratori qualificati (550 per l’esattezza) sulla scia di quanto stanno facendo diversi altri gruppi esteri che stanno abbandonando il nostro paese, e di quanto la stessa Glaxo sta facendo in altre aree del globo. I tagli non riguardano per il momento le attivita’ di produzione, che impiegano 1500 lavoratori in uno stabilimento situato a Verona, ma si puo’ temere che anche esse potrebbero essere toccate in qualche modo nei prossimi mesi. Si trattava del piu’ importante polo tecnico-scientifico della regione, centrato sul settore delle neuroscienze. Piu’ in generale, la societa’ dichiara che verranno chiusi sei centri di ricerca in tutto il mondo. La motivazione principale di tale mossa, almeno quella dichiarata, riguarda la necessita’ di ridurre i costi per aumentare la redditivita’ aziendale, nonostante che il 2009 abbia registrato un aumento rilevante dei profitti complessivi del gruppo. Nel frattempo, comunque, la societa’ ha aperto un centro di ricerche sempre sulle neuroscienze in Cina.

La seconda notizia riguarda in particolare le attivita’ della multinazionale britannica negli Stati Uniti e l’informazione e’ stata riportata, ad esempio, in un articolo di Andrew Clark comparso sul Guardian, da cui abbiamo sostanzialmente tratto queste note. La commissione finanza del senato americano, come riferisce il quotidiano, sta da parecchio tempo conducendo un’indagine sulla possibilita’ che la societa’ europea abbia cercato di nascondere in tutti i modi alcune controindicazioni relative ad un suo farmaco per il diabete. Di piu’, la stessa commissione e’ ora giunta proprio alla conclusione che la Glaxo abbia deliberatamente provato ad intimidire alcuni studiosi indipendenti e inoltre a presentare dati medici falsi sugli effetti di un medicamento, l’Avandia, che sembra presentare dei rilevanti rischi di infarto. La Commissione avrebbe accertato che la societa’ era a conoscenza di tali rischi sin dal 2004.

Seguendo sempre le notizie pubblicate dal giornale citato, apprendiamo che un cardiologo di Cleveland e’ in un suo studio arrivato alla conclusione che il farmaco aumenta appunto del 43% i rischi di infarto nelle persone. Ma la societa’, venuta a conoscenza per vie traverse della ricerca in atto, ha fatto partire una campagna di denigrazione della stessa. La Glaxo respinge comunque tutte le accuse ed afferma che 164 esperimenti indipendenti avrebbero dimostrato che non ci sarebbe relazione tra l’Avandia e gli attacchi di cuore.

Esistono in ogni caso importanti preoccupazioni nei circoli politici di Washington relative al timore che la FDA, Food and Drug Administration, l’ente incaricato negli Stati Uniti di dare il via libera ai nuovi farmaci, sia in generale troppo benevolo con le case farmaceutiche nazionali ed estere, essendo sottoposto, tra l’altro, ad un’intensa attivita’ di lobbying da parte delle stesse case. Episodi come quello citato aumentano in ogni caso tali preoccupazioni.

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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