Ha iniziato come disc jockey, e’ stato lanciato negli anni ’80 da Arbore e Boncompagni, ha girato pure un film (Mutande pazze), ha preso a schiaffi Sgarbi e ha fatto sorridere Carmelo Bene. Ma Roberto D’Agostino dal 2000 e’ soprattutto il re di Dagospia. Il sito di gossip, scoop, economia e politica che fa impallidire i teorici del post-moderno.
A frequentare sempre nani e ballerine, tette rifatte e salotti romani, non le viene mai l’effetto Mastroianni? Quel senso di vacuita’ da finale de La dolce vita?
No, sono tossicodipendente. Per uscire dal mondo di Dagospia mi serve un soggiorno a San Patrignano. Quando sono libero, piuttosto che vedere persone noiose o film scadenti, mi attacco a Internet. Su Facebok e Youtube c’e’ una vita molto piu’ eccitante della quotidianita’.
Il mondo ‘vero’ e’ diventato la riproduzione triste dei salotti, del web, del Grande Fratello?
Negli anni ’80 uno voleva essere come David Bowie. Oggi l’aspirazione non e’ assomigliare a un’icona. ‘Io sono la star’: questa e’ la pulsione. Non esiste piu’ il divismo. Ognuno e’ la sua fiction. Il Grande Fratello e’ l’effetto di questo fenomeno, non la causa. Tutti vogliono essere Tony Manero, al centro della pista.
Ne La febbre del sabato sera c’era il riscatto sociale. C’e’ ancora?
No, oggi resta la pura megalomania, il puro esibizionismo. Il riscatto sociale non conta. C’e’ solo la voglia di imporre la propria identita’.
La societa’ dello spettacolo e’ l’unica verita’ rimasta?
Non esiste piu’ neppure la societa’ dello spettacolo! Oggi c’e’ lo spettacolo della societa’. C’e’ Cafonal. In quel cattivo gusto c’e’ la verita’. Anzi, una verita’. Perche’ non credo ne esista una sola.
Nei salotti che frequenta dove, come lei ha detto, ‘non possono mancare il parrucchiere frocio o l’ultima zoccola della tv’, c’e’ un personaggio che le mette tristezza?
Mi fa tristezza quello che ho definito ‘il compagno tradito dalla Storia’. Non sopporto piu’ chi pensa malinconicamente alle ideologie. Preferisco scaccolarmi davanti alla tv che starli a sentire. Non sono piu’ radical chic, sono radical tilt. Sono morti. Ma sono tristi anche quelli che urlano sempre contro Berlusconi. Siete tristi anche voi.
Cosa fa? Attacca Il Fatto?!
Come Gaber, ho piu’ paura del Berlusconi che e’ dentro di me. Mica penseremo che il Cavaliere sia la causa dei mali della societa’? Viviamo in un mondo che produce Sarkozy, Carla’, Tony Blair, Berlusconi. Chi pensa il contrario non ha capito niente.
Ma non mi dira’ che l’Italia e’ sempre stata cosi! Io ho trent’anni, penso agli anni di Flaiano e Pasolini come all’Eden perduto. Qualcosa sara’ successo!?
E che palle. Tutti a dire come si stava bene negli anni ’60! Ma oggi si sta meglio! Io facevo una vita di merda. La gente stava attenta a scopare perche’ non c’era la pillola. Non c’erano gli Oscar Mondadori! La vita di una persona e’ migliore se ha la possibilita’ di comprarsi un classico a 5 euro. Nel 1965 andai a Londra a comprare le Adidas. Ecco quanto eravamo sfigati. E, a proposito di Flaiano, aveva ragione quando diceva che l’Italia e’ mossa da un bisogno sfrenato di ingiustizia. Questo non e’ cambiato.
La rivoluzione culturale in Italia in tre parole.
Minigonna, pillola e viagra.
Lei e’ davvero un intellettuale. Del resto nel 1994 suscito’ l’ilarita’ di Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show chiedendogli ‘Se lei non esiste, perche’ si tinge i capelli’?
Fu divertente, resta negli annali.
Poi fece un’altra domanda, a Bene, che ora le rivolgo io: si puo’ essere normali e vivi?
Ogni parola e’ una menzogna. Ogni gesto e’ falsita’. Molta gente fa finta di vivere. O di essere normale. Mentre ognuno, semplicemente, si cucina su misura la propria disperazione.

da Il Misfatto – inserto satirico della domenica de Il Fatto Quotidiano 14 marzo 2010 (Tratto da: http://antefatto.ilcannocchiale.it)
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