Le donne votano dal 1946 ma la Carfagna non lo sa

Ieri avevamo titolato: “Dite alla ministra chi e’ la ministra”. Oggi aggiungiamo: dite alla ministra di studiare qualche data, tanto per non fare pessime figure planetarie. Si, perche’ Mara Carfagna, in arte ministro per le Pari opportunita’, a un esame di storia sarebbe bocciata senza appello. 8 marzo, “Punto di vista”, approfondimento delle 23 del Tg2.
In studio, oltre al conduttore, Maurizio Martinelli, la ministra Carfagna e Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. Si parla di donne, naturalmente, ma siccome e’ meglio non parlare della condizione femminile in Italia (senno’ che festa sarebbe?), l’argomento e’ la legge sullo stalking. Ottimi risultati, per carita’. Ma le chicche arrivano negli ultimi due minuti.
La ministra accenna: “Sacche di maschilismo ancora ci sono, ma le donne sono ovunque: al governo, in Parlamento, ai vertici di Confindustria, persino tra i senatori a vita”.
Chissa’ perche’ tutte le altre continuano a lamentarsi. Poi la Carfagna fa sfoggio della sua cultura: “In Italia paghiamo un grande ritardo: le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960, fino al 1919 erano sottoposte ad autorizzazione maritale, il delitto d’onore e’ stato abolito nel 1980, la riforma del diritto di famiglia e’ del 1970”.
Se non fosse per il 19, diremmo che non ne ha azzeccata una. Ministro, le donne in Italia (per fortuna) votano dal 46, la riforma del diritto di famiglia e’ del 75, l’abolizione del delitto d’onore dell’81. Ma, almeno per la tv, non si potrebbe preparare un po’? (Tratto da: http://antefatto.ilcannocchiale.it)

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