| Da Bankitalia e PricewaterhouseCoopers due studi solo apparentemente contradditori
Le famiglie italiane sono sempre piu’ indebitate, complici da un lato la crisi ma dall’altro anche i tassi bassi di interesse, che spingono i privati a far sempre piu’ ricorso ai finanziamenti: per acquistare la casa, ma anche per pagarsi le vacanze con il boom del credito al consumo. Secondo la fotografia scattata dalla Banca d’Italia, infatti, il totale del debito delle famiglie a fine gennaio scorso sfiorava i 500 miliardi di euro, con un incremento del 6,4% rispetto ai dodici mesi prima. Il Bollettino statistico evidenzia un incremento dei prestiti per l’acquisto della casa pari al 6,8%, a quota 282 miliardi, mentre il credito al consumo e’ cresciuto del 5,5% (a 57 miliardi) e i prestiti per altri scopi sono aumentati di 10 miliardi, fino a raggiungere il tetto dei 160 miliardi. In discesa i tassi di interesse: sui mutui casa, il tasso medio e’ passato dal 2,88% di dicembre 2009 al 2,75% di gennaio, mentre il Taeg (che considera tutti i costi accessori di un finanziamento) e’ sceso per la prima volta a inizio 2010 sotto il 3%. Ma la forza della crisi ha fatto lievitare anche il numero delle famiglie che non riescono a far fronte ai propri impegni: a gennaio, non a caso, le sofferenze delle famiglie produttrici e delle societa’ non finanziarie (secondo la definizione di Bankitalia) ammontavano a 46,1 miliardi contro i 45,4 di fine dicembre. Dunque, aumentano i debiti e aumentano le rate non pagate puntualmente. Ma, nello stesso tempo, aumentano anche i super-ricchi. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio permanente messo in piedi dall’Universita’ di Parma e dalla PricewaterhouseCoopers, la ricchezza dei ‘paperoni’ (cioe’ di coloro che dispongono di patrimoni finanziari superiori a 500mila euro) e’ aumentata del 19%, raggiungendo quota 882 miliardi. In aumento anche il numero dei cosiddetti High net worth individuals, passati da 586 a 640mila famiglie (il 9,2% in piu’). La ragione dell’incremento della ricchezza finanziaria, spiega l’Osservatorio, e’ legata in parte alle buone performance delle attivita’ (+7,3% in media) ma in maniera molto corposa anche ai risultati dello scudo fiscale, che hanno fatto rimpatriare 85 miliardi, per oltre la meta’ (il 60%) provenienti dalla Svizzera
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