E’ in uscita per Macrovideo il nuovo DVD di Eugenio Benetazzo, il ‘predicatore finanziario’ che costituisce una delle poche autorevoli voci che raccontano le cose come stanno realmente in tema di economia e finanza. Tratto dall’omonimo spettacolo, ‘l’economia allo sbando’ va pero’ oltre la sola sfera economica, scoprendo che oggi la crisi e’ anche energetica e alimentare.
La copertina di L’economia allo sbando, Quello che gli altri non dicono, di Eugenio BenetazzoL’economia allo sbando e’ il titolo dell’ultimo DVD di Eugenio Benetazzo, in uscita per Macrovideo, tratto dallo spettacolo che l’economista ha tenuto a Cesena il 19 febbraio del 2009 emblematicamente titolato Bad apples, mele marce.
Il sottotitolo del DVD e’ un ‘marchio di fabbrica’ di Benetazzo: quello che gli altri non dicono, le tanto decantate ‘verita’ nascoste’, informazioni, processi, politiche, nomi sulla cui segretezza si basa gran parte del potere che l’elite finanziaria mondiale detiene ed esercita attraverso le sue interfacce istituzionali, il Fondo Monetario Internazionale e il WTO, World Trade Organization.
L’economia allo sbando tuttavia va oltre la normale analisi dello scenario politico ed economico internazionale, che pure merita attenzione e desta preoccupazione, nonostante le rassicuranti parole pronunciate negli ultimi giorni dal presidente americano Obama che assicura che gli Stati Uniti usciranno dalla crisi entro il 2010. Benetazzo traccia un quadro piu’ ampio, piu’ strutturato e se possibile ancora piu’ inquietante, facendo chiaramente notare come l’attuale recessione non sia solo di natura economica.
Ci troviamo infatti in un momento in cui stanno convergendo tre grandi crisi mondiali: quella macroeconomica, quella energetica e quella alimentare. Questa convergenza portera’, secondo Benetazzo, a un collasso ben piu’ grave di quello che stiamo attraversando nel giro di appena tre anni, nel 2012.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, come detto, gran parte della colpa e’ attribuibile al WTO, il quale “sta creando uno spostamento di ricchezza da Occidente ad Oriente, mettendo in seria difficolta’ l’attivita’ occupazionale dei Paesi occidentali con le delocalizzazioni”, come sostiene l’autore.
Ancora una volta, l’unica speranza di arrestare questa deriva di natura globale risiede nel recupero della dimensione locale, anche in economia: “embargare l’Europa nei confronti di tutti i prodotti che iniziano a proliferare e invadere i mercati europei, consentendo la protezione dell’artigianato e dell’industria europea con manodopera autoctona” costituisce secondo Benetazzo l’unica possibile soluzione in grado di arginare lo scompenso economico planetario, generato – soprattutto per quello che riguarda l’Europa – dal ricorso indiscriminato alla delocalizzazione.

Secondo Benetazzo stiamo attraversando tre grandi crisi mondiali, convergenza che portera’ ad un collasso ben piu’ grave nel 2012 Un altro aspetto di primaria importanza e’ quello che riguarda la politica monetaria: in questo momento i paesi europei sono quasi interamente svuotati della propria sovranita’ in questo campo, avendo dovuto cederla alla BCE, la Banca Centrale Europea, ovviamente inserita nel circuito del WTI e del FMI. La posizione di Benetazzo non e’ tuttavia radicale: la moneta unica potrebbe essere mantenuta per far fronte alle spese comunitarie, anche se e’ prioritario che ciascun paese europeo riconquisti la propria sovranita’ monetaria riappropriandosi del potere di emettere la propria divisa.
La seconda crisi in atto e’ quella energetica. Sta conoscendo oramai un’ampia diffusione la teoria di Hubbert, secondo cui la curva che rappresenta lo sfruttamento del petrolio – ma anche di altre risorse finite come il gas naturale o l’acqua, in determinate zone – ha oramai raggiunto il suo picco, detto appunto ‘picco di Hubbert’ e ha iniziato la discesa, che in termini pratici vuole dire che l’estrazione non e’ piu’ crescente, i barili estratti oggi sono poco piu’ di quelli estratti ieri e domani rischieranno di diventare addirittura di meno.
Benetazzo palesa anche il suo scetticismo nei confronti delle cosiddette fonti energetiche alternative, scetticismo generato non tanto dall’avversita’ nei confronti dell’energia pulita, quanto dalla constatazione del fatto che la societa’ odierna dipende irrimediabilmente dal petrolio e dai combustibili fossili e non e’ pronta per sostituire questo modello con uno sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico.
L’autore cita l’esempio dei pannelli solari, per costruire i quali e’ strettamente necessario proprio il petrolio; anche servendosi di energia solare, eolica o idrica, servizi accessori ma indispensabili saranno ancora per molto tempo legati agli idrocarburi.
Questo scenario provoca a sua volta pesanti ripercussioni in altri campi, come per esempio quello geopolitico, cui fa riferimento Benetazzo citando l’intesa fra gli Stati Uniti e il loro partner storico nella penisola arabica, l’Arabia Saudita e la famiglia Al Saud, proprietaria del pozzo di Al Ghawar, il piu’ grande del mondo, che da solo costituisce quasi il 70% delle riserve petrolifere dell’intero paese.

Lo sfruttamento del petrolio ha ormai raggiunto il suo picco detto ‘picco di Hubbert’ e ha iniziato la sua discesa Viene rilevato anche come, in una logica di interconnessione, questa situazione gia’ critica dal punto di vista della gestione delle risorse energetiche lo sia anche sul fronte macroeconomico: l’Arabia Saudita e’ infatti proprietaria di un credito estremamente consistente nei confronti degli Stati Uniti ed esigendolo indietro potrebbe scatenare un’ulteriore crisi economica paragonabile agli shock petroliferi degli anni ’70 e forse ancora piu’ grave.
Infine, Benetazzo fa riferimento all’ultimo scenario, quello alimentare. Frutto degli scompensi generati dei due scenari gia’ descritti – quello economico e quello energetico -, l’emergenza alimentare e’ forse il piu’ grave e urgente dei problemi da fronteggiare. Anzitutto per ovvi motivi umanitari, costituendo una minaccia concreta e quotidiana per piu’ dei due terzi della popolazione mondiale. Secondariamente, perche’ e’ la miccia gia’ accesa che potrebbe scatenare una seconda crisi, differente da quella economica che stiamo vivendo ma potenzialmente ancora piu’ devastante: una crisi sociale.
Alcune avvisaglie, tutto sommato contenute rispetto a cio’ che ci aspetta, si sono gia’ avute, per esempio in Argentina. Ma la campanella d’allarme e’ gia’ suonata e un cambiamento di rotta e’ necessario.
Purtroppo, attraverso il suo interessante spettacolo, Benetazzo delinea una situazione che e’ sicuramente piu’ grave di quanto il circuito informativo convenzionale ci voglia far credere; ma il primo passo per risolvere i problemi e’ sicuramente esserne consapevoli e per questo bisogna ringraziare sentitamente l’autore veneto, che con la sua opera di controinformazione sta gia’ prestando un servizio estremamente utile e prezioso.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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