Ai vertici del nuovo sistema televisioni, quotidiani e web
Negli ultimi quarant’anni e’ avvenu­ta una rivoluzione culturale. Pri­ma la cultura era una piramide al cui vertice c’erano i grandi filosofi, gli stu­diosi, i registi, i romanzieri che studia­vano, analizzavano la vita umana e in­dicavano mete e valori. Le loro opere, i loro libri venivano letti e discussi dalle persone colte e da esse il sapere si river­sava su tutta la popolazione in pubblici dibattiti, nei quotidiani, alla radio, alla televisione. Essi potevano avere posizio­ni politiche diverse, ma avevano una ba­se culturale comune per cui si rispetta­vano e si capivano.
Oggi la piramide culturale e’ scompar­sa, al suo posto c’e’ un grande palcosce­nico mediatico formato dalle televisioni e, a distanza, dai quotidiani e dal web. In questo palcoscenico i protagonisti so­no i grandi conduttori televisivi, i politi­ci ed i commentatori politici importan­ti, i divi dello spettacolo e dello sport, alcuni intellettuali e gli specialisti del gossip. Vi entrano poi, volta per volta, i personaggi che balzano alla ribalta del­la politica, della letteratura, del cine­ma, della cronaca nera e di quella scan­dalistica. Sono un migliaio di persone, che ritroviamo dappertutto, negli spet­tacoli come nei talk show dove si invita­no a vicenda. Le riviste femminili com­pletano il quadro parlando dei loro amo­ri, divorzi, figli e amanti.
Queste persone costituiscono un vero e proprio “parlamento mediatico” in cui si espongono idee, si sostengono opi­nioni, si affermano valori, si propongo­no modelli di comportamento in tutti i settori: politica, arte, scienza, educazio­ne, medicina, spettacolo. E’ avvenuto un immenso processo di “democratizza­zione e massificazione” della cultura. In questo “parlamento mediatico” vi sono molti centri di potere che competo­no fra loro e prevale chi ha piu’ audience cosi come nelle elezioni politiche preva­le chi ha piu’ voti. Alcuni leader di que­sto “parlamento” hanno un potere di influenzamento molto piu’ alto di un mi­nistro dei Beni culturali o della Pubbli­ca istruzione, ma nessun politologo ha mai fatto uno studio di questo potere e nessuno sa dirci che fondamento di le­gittimita’ abbia. Ed e’ peccato perche’ in questo modo non riusciamo a capire chi conta veramente nella cultura italiana e ne ha la responsabilita’. Togliamoci co­munque dalla mente l’illusione che al vertice ci sia ancora l’alta cultura o l’universita’ o gli uomini politici che ne sono diventatati essi stessi ormai total­mente prigionieri.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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