di don Giorgio de CapitaniHo sempre avuto fiducia nei giovani o, meglio, nella loro capacità di pensare un mondo diverso. Ho detto “capacità”, anche se in realtà il più delle volte assistiamo ad una inibizione di un enorme capitale di possibilità da parte di una società che non ha alcun interesse a favorire l’esuberanza di un mondo, quello giovanile, che rappresenta il presente creativo. Mi piace usare la parola “possibilità”. Noi “possiamo” se vogliamo. E le possibilità umane sono illimitate. Basta volerle.
I giovani sono un mondo illimitato di “possibilità” imprevedibili. Risorse da lasciare riemergere. Forse loro, i giovani, non se ne rendono del tutto conto. In ogni caso, tali “possibilità” rimangono per lo più in fieri. Dunque, da scoprire e da realizzare. Da parte anzitutto dei giovani. Gli adulti non devono metterci il naso. Solo, favorire le condizioni migliori perché le “possibilità” si traducano dal fieri all’essere.
Quando i giovani protestano, si sente nell’aria vibrare qualcosa di promettente. Protestano in nome di un diritto: quello ad una vita degna di essere vissuta come vita, e non come mortificazione delle loro “possibilità” o, ancor peggio, come omologazione della loro creatività. L’omologazione è peggiore della mortificazione. L’omologazione riduce la coscienza, toglie la volontà. Appiattisce sul livello del sopravvivere comune. Di quel mondo adulto che della coscienza ha perso perfino il pudore.
È facile fare della teoria. Basta poco. Usare due o tre parole giuste per l’occasione. Se ne trovano per ogni occasione. A destra e a sinistra, e al centro. Dentro o fuori della religione. I giovani, si sa, sono una ghiotta occasione. Basta manovrarli, e il gioco è fatto. Neppure per usarli, ma per renderli innocui. I giovani che contestano irritano il potere, scomodano l’ordine pubblico, scardinano il sistema, mettono dubbi nella religione. Il che non va bene. È pericoloso e indecoroso. Incivile e irreligioso.
La cosa veramente deprimente che mi fa soffrire è constatare quanti giovani strisciano agli ordini del pensiero unico. Lo sto notando anche sul mio sito. Giovani ciechi e ottusi!
Non ho pochi anni, ne ho a sufficienza per aborrire quell’opportunismo sempre pronto a tradire le speranze dei giovani. E i giovani ne rimangono vittime. Di un opportunismo che sa come prenderli: prima lasciando loro la speranza di autogestirsi, e poi facendo dir loro ciò che vogliamo noi adulti che, per ingannarli, sappiamo vestirci di un tale apparente spirito giovanile da meravigliare noi stessi. Quasi quasi ci crediamo. Ma il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Non so il perché. Ma oggi mi trovo a disagio a parlare con i giovani. Mi sembrano per nulla giovani, ovvero un potenziale di possibilità. C’è qualcosa che mi blocca: mi sembra di essere sul loro versante, e di non vederli. Li trovo dalla parte sbagliata, ovvero sul versante di un mondo decrepito. Sono lì immobili, sono qui: nel nostro mondo ipocrita. Non reagiscono. Sembrano già adulti. Vecchi. Decrepiti. Fannulloni nel sociale. Politicamente dementi. Ragionano senza ragionare. Se parlano, dicono le fesserie di un potere che li ha adottati come figli del sistema.
E se io, vecchio prete, tendo loro la mano la rifiutano appena si accorgono che è calda di passione umana. No, per amor di Dio. Stringere la mano di un prete comunista, di un prete che parla di bene comune, del malessere dell’avere, che maledice i ricchi e i potenti? Siamo giovani che amano l’ordine, che maledicono le contestazioni, che adorano l’idolo dell’autorità indiscussa e sovrana.
No, per amor di Dio, i giovani non sono tutti così. Per fortuna. C’è una schiera di socialmente impegnati. Impegnati nel silenzio. Impegnati al servizio di una causa che si eleva al di sopra del conformismo generale. Ma anche questi non mi convincono del tutto. Anche se ci credo nel seme che cresce sotto terra, credo anche che occorra, soprattutto oggi, una testimonianza più visibile che, anche indirettamente, sia una contestazione dell’andazzo comune.
I profeti non stanno nel silenzio adorante di un Dio innocuo.
Tutti ci lamentiamo che la politica è decrepita: lo è perché è composta di adulti decrepiti, senza lo spirito della Politica che è anzitutto giovanile, perché creativa. Dove sono i giovani capaci di ridare primavera? Dobbiamo forse chiedere agli adulti di rinascere di nuovo nella pancia della madre?
In fondo, la colpa non è tutta dei giovani. A parte la perversità di un potere che li vorrebbe subito castrare, noi adulti abbiamo paura dei giovani. I giovani potenzialmente vitali ci fanno paura. Scuoterebbero i nostri castelli.
Be the first to comment on "Ma i giovani dove sono?"