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di Emanuela Pessina
BERLINO. Nonostante la recente qualificazione ai mondiali di calcio del 2010, la Grecia ha poco da festeggiare: la sua pessima situazione economica preoccupa l’Europa intera a tal punto che qualcuno parla di una nazione a rischio bancarotta. E, come non bastasse, a un anno dalla morte del quindicenne Alexandros Grigoropoulos, assassinato dalla pallottola di un poliziotto durante le manifestazioni di piazza del 2008, sono riprese le proteste degli studenti. Gli unici, a quanto pare, disposti a manifestare apertamente contro un sistema che deve trovare la forza di rinnovarsi completamente.
I mercati e i governi di tutto il mondo stanno seguendo con aperta preoccupazione l’evoluzione della situazione economica della Grecia: le azioni stanno precipitando e la credibilita’ del Paese continua a scendere. Secondo una recente previsione dell’agenzia di rating americana Standard & Poor, il debito pubblico della Grecia potrebbe raggiungere, nel 2010, il 125 percento del Pil, mentre il deficita’ effettivo, al momento, e’ del 13 percento. In piu’, la Grecia risulta tra i Paesi piu’ corrotti della Comunita’ Europea, raggiungendo il 71/mo posto nella classifica mondiale di Transparency (tanto per fare un piccolo confronto, l’Italia si trova al 63/mo posto).
Le cifre sono spaventose, ma il ministro delle Finanze greco Giorgos Papakonstantinou non ha mancato di rassicurare l’economia e la politica mondiale, cercando di fugare quelle voci di corridoio che vorrebbero la Grecia sull’orlo della bancarotta. “Non c’e’ assolutamente nessun rischio”, ha assicurato Papakonstantinou. “Noi non saremo la prossima Islanda”. Secondo il ministro, infatti, il 2010 sara’ un anno difficile, ma “non impossibile”.
Per Gennaio, Papakonstantinou ha promesso alla Comunita’ Europea un ambizioso programma di stabilita’ finalizzato a riequilibrare l’economia. Tra i punti principali del piano ci sono la sospensione delle assunzioni pubbliche, la riduzione delle spese statali del 10 percento e una piu’ attenta lotta alle evasioni fiscali. Anche il primo ministro socialista Giorgios Papandreou, da parte sua, ha appoggiato il programma di stabilita’ di Papakonstantinou, ammettendo tuttavia la difficolta’ di quella che sembra essere l’unica via di salvezza per l’economia greca.
Il premier socialista Papandreou (Pasok) e’ stato eletto appena due mesi fa, andando a sostituire l’ex premier Costas Karamanlis (Nea Demokratia) e il suo governo di centrodestra, allora al potere da sei anni. La popolazione ha riposto in lui parecchia fiducia: Papandreou, infatti, vanta profonda conoscenza della res politica, in quanto viene da una delle duefamiglie che – insieme ai Karamanlis – da decenni si alternano alla guida del Paese. Anche suo padre e suo nonno sono stati Premier.
Ma gli studenti non credono alle promesse della politica: i problemi contro cui hanno manifestato cosi violentemente nel dicembre 2008, che hanno portato alla morte del quindicenne Grigoropoulos per mezzo della pallottola di un poliziotto, non sembrano loro essere sulla via di una giusta risoluzione. E, nonostante Papakonstantinou abbia minacciato nei confronti di qualsiasi “tafferuglio” tolleranza zero, anche quest’anno sono scesi in piazza, mettendo a soqquadro, come in un pauroso deju¡ vu, il centro di Atene.
Il sistema educativo greco presenta, in realta’, numerose lacune, che vanno a intaccare anche ia societa’ piu’ in generale. Secondo informazioni del quotidiano berlinese Tagesspiegel, chi frequenta le scuole pubbliche greche e’ obbligato a prendere ulteriori lezioni private per superare gli esami. In un anno, le famiglie greche spendono in insegnanti privati circa 750 milioni di Euro. Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD), gli studenti che iniziano l’universita’ in Grecia sono, in media, 86 mila all’anno, mentre quelli che studiano presso atenei stranieri sono, al momento, piu’ di 50 mila. Il rapporto non e’ certo dei piu’ sani. La Grecia, tra l’altro, e’ il Paese europeo con la percentuale piu’ alta di disoccupazione tra i giovani dai 16 ai 25 anni: e chi trova lavoro si deve accontentare di uno stipendio fissato per legge a 715,65 euro. Ce n’e’ abbastanza per manifestare.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
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