di Aldo Giannuli E’ passato quasi un anno dall’insediamento di Obama alla Casa Bianca e, il meglio che si può dire a proposito è che è stato un anno senza infamia e senza lode. La riforma della sanità deve ancora passare e non sappiamo in che termini finali passerà. Il pantano irakeno è ancora là e si trascina stancamente; in Afghanistan si medita di rilanciare l’impegno militare per evitare di confessare il fallimento dell’intera operazione. La riconversione verde dell’economia per ora non è più di uno slogan accompagnato da qualche fumosa promessa in materia di emissioni e di impegno per il clima. Per il resto poco o nulla, salvo un incredibile “Premio Nobel alle intenzioni” che fa risaltare ancor più la mancanza di risultati concreti. Qualcuno ci dirà che, però, la sua azione è valsa a fermare la crisi ed avviare la ripresa. Già: c’è la ripresa…. Ma voi ve ne siete accorti? Mentre ci avviamo alla soglia dei 57 milioni di disoccupati nelle economie occidentali, la ripresa non è che sembri poi così solida (come l’improvviso e poco previsto crack di Dubai ci ha ricordato). E poi che bella ripresa: appena i mercati finanziari hanno una leggera stabilizzazione e si registra una pur lievissima ripresa produttiva, i prezzi delle commodities (dalla soia allo zinco, dal frumento al rame, per non dire di oro e petrolio) schizzano in alto. E se i loro prezzi registrano una battuta d’arresto è perchè c’è stato un nuovo crack finanziario. La “ripresa” è solo un superficialissimo calmarsi di onde dovuto al trasferimento dei debiti dalle banche americane al bilancio statale Usa. Obama è un Robinn Hood che ruba ai contribuenti per dare ai banchieri. Poi ruberà ad europei, cinesi e giapponesi per dare agli americani e, infine, una fiammata inflattiva brucerà tutti, ricordando che i giochi delle tra carte vanno bene per la finanza, ma non risolvono nulla nel campo dell’economia reale. Per risolvere il problemi dell’ora presente ci vuole altro, ben altro.
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