La decadenza della nostra epoca

di Ludovico Polastri Uno dei parametri, probabilmente il fondamentale, per giudicare l’evoluzione o meno di una società, è l’analisi delle correnti culturali e scientifiche dell’epoca in cui si vive. Tra queste una di quelle più significative è la presenza di nuove scuole filosofiche. Dopo la filosofia esistenzialista con Heidegger, nata a tra gli anni venti e sessanta e ripresa ed ampliata con Levinas e Sartre, si può dire che non vi sia stata più una concezione filosofica innovativa. La maggior parte dei filosofi contemporanei non intravedono più nove mete per la filosofia in quanto domina oramai un relativismo dissacrante che non ci porta più a conoscere nessuna verità. Lo stesso vale per le concezioni etico-politiche che sono contraddistinte da una dilagante corruzione sia a livello economico che morale. Anzi semmai si sta assistendo ad una inversione dei costumi; se prima determinati comportamenti erano condannati dallo stesso “modus operandi” che si era sedimentato nello stesso stile di vita, ora gli esempi negativi diventano elementi da mostrare e di cui andare orgogliosi. Si relativizza la stessa morale operando distinzioni tra pubblico e privato quasi il comportamento quotidiano debba essere diverso da quello privato; per cui io posso essere corrotto o corruttibile nel mio ambito privato mentre non dovrei esserlo quando rappresento il cosiddetto “bene comune”. Questo concetto è di una enorme nefandezza in quanto l’uomo è uomo sempre, nel pubblico e nel privato. Questo relativismo morale diventa l’emblema e lo scudo anche per l’uomo della strada che si sente orgoglioso, nella sua pusillanimità, a mutare il suo atteggiamento in funzione dell’ambiente in cui si trova. Le scorciatoie per raggiungere il successo ne escono pertanto vincenti. Non bisogna stupirsi allora se per fare provini per diventare veline ci sono code chilometriche di ragazze, non bisogna meravigliarsi se il piccolo delinquente diventa “vittima della società”, se la scuola invece di diventare selettiva diventa un centro di accoglienza multirazziale dove gli standard si devono per forza allineare all’analfabeta rom a discapito del ragazzo intelligente che varrebbe molto di più in una società evoluta e che ambisce al progresso ed al benessere dei suoi componenti. Sul lato politico, anche qui non a caso, persone come Fini rappresentano la nuova classe politica, viscida, asservita ai poteri forti, traditrice ed opportunista. La Lega recepisce invece l’inconscio tribale e più ignorante proprio perché gli ignoranti stanno diventando e diventeranno la maggioranza. Il massimo esempio politico, che dovrebbe essere rappresentato dal Presidente della Repubblica, è un’ameba senza un briciolo di spina dorsale. E’ l’esempio totalizzante del marciume in cui ci dibattiamo. E non va meglio all’estero con Obama che si inchina a tutti, che sorride a tutti, che vuol andare d’accordo con tutti, che capisce tutti, che blatera a tutti. Recentemente in un bell’articolo riportato su “Le Scienze” veniva evidenziata la decadenza degli USA in quanto non più battistrada nella registrazione di brevetti e innovazioni tecnologiche. E quando la più grande democrazia non ride, in Europa, in Italia in particolare, non ci resta che piangere. Del resto nessuno si fa più garante di nulla, nessuno ha più coraggio di aprire nuove strade ideologiche; vige il qualunquismo ed il populismo. Nessuno va più in piazza per sollecitare riforme, se si perdono diritti conquistati con tanta fatica dai nostri padri nessuno si ribella più. Oggi l’atto più rivoluzionario e coraggioso è dire, pubblicare, rendere note le proprie idee. Siamo affidatati al coraggio di un comico come Grillo che con perseveranza e coraggio cerca di portare alla ribalta temi scottanti che altrimenti sarebbero dimenticati o resi muti con il bavaglio della politica corrotta. L’unica cosa che svegli l’italiota è il pallone. Sono gli unici discorsi che si sentono e che stimolano ancora l’amigdala dell’italico demente. E così il problema del multiculturalismo si riduce a Balotelli, l’opposizione al razzismo a quello dei cori sugli spalti. Sembra di rivivere la decadenza dell’impero romano. Panem et Circenses. Riempita la pancia con la mangiata si è già arrivati al capolinea della propria esistenza. Se poi ci scappa anche qualche “trombata” l’idillio è completo. L’uomo italiano è soddisfatto appieno, non può più chiedere altro dalla sua miseria esistenziale. Anche in altri ambiti come quello poetico o pittorico vige il nulla più assoluto. Le “opere d’arte” moderne sono solo scarabocchi privi di senso, schizzi di colore che denotano la confusione mentale del nostro periodo storico. La chiesa cattolica è in caduta libera, travolta da interessi economici e scandali sessuali a stento sopiti non solo non è più un’istituzione morale ma ambisce a diventare, almeno nel Bel Paese, una forza politica esprimendo pareri che denotano tutta la sua inadeguatezza. Ratzinger è un Papa a metà, attorniato da prime donne che aprono la bocca a sproposito come le comari di campagna Eppure, se ci guardiamo attorno sembra che non manchi nulla; che l’essere umano non sia mai vissuto come in questo periodo in modo così florido e opulento. Io non lo penso così. Penso invece che questa nostra distruzione di ogni metro, di ogni criterio di argomentazione valida, sia non un contributo allo sviluppo di un’ulteriore libertà dell’umanità, ma un contributo al caos, all’anarchia e alla distruzione della vera libertà dell’uomo, che è libertà solo se è una libertà, per usare il termine kantiano, “autonoma”, cioè che segue delle leggi date dalla ragione stessa, mentre vediamo una eteronomia totale, cioè una dipendenza da esigenze indotte da certi interessi sociali, una dipendenza dall’opinione di altri, una mancanza di essere centrati in se stessi, mancanza che è la maggior peculiarità della nostra epoca.


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