Sviluppare il divino che e’ nell’uomo per condurlo alla pace col mondo e con l’Essere

Abbiamo piu’ volte sostenuto che uno dei problemi piu’ gravi della nostra societa’ e’ la sua rinuncia a svolgere un qualsiasi progetto educativo; e, peggio, il fatto che in essa svolga la sua opra nefasta una pletora di intellettuali nichilisti, il cui deleterio messaggio ai giovani si somma agli effetti devastanti della tecnologia (televisione, computer, telefonino.)
Pertanto, una possibile ripresa dalla palude in cui siamo sprofondati, passa necessariamente attraverso una rifondazione del discorso pedagogico, a cominciare dal recupero della funzione educante dei genitori, oggi pressoche’ scomparsa e delegata ad agenzie esterne che non possono ne’ vogliono dare al bambino quelle basi morali e spirituali, oltre che cognitive, delle quali la sua crescita ha sommamente bisogno.
Uno dei testi piu’ straordinari del pensiero pedagogico di tutti i tempi ha visto la luce quasi due secoli or sono, nel 1826: “L’educazione dell’uomo”, di Friedrich Froebel (Oberweissbach, Turingia, 1782 – Marienthal, 1852), colui che, attraverso il cosiddetto “Giardino d’infanzia” (“Kindergarten”) ha concepito e gettato le basi della odierna scuola primaria, riconoscendo in essa il ruolo fondamentale del gioco.
Per Froebel, infatti, il gioco e’ un’attivita’ importantissima del bambino, come lo e’ il lavoro per l’adulto; attraverso il gioco, il fanciullo esprime il proprio valore personale, la propria natura individuale, e, al tempo stesso, agisce sul mondo e realizza una prima conoscenza di esso, che lascera’ in lui una impronta indelebile negli anni a venire.
Il divino, secondo Froebel, e’ presente in maniera totale in tutti gli esseri: compito dell’educazione, quindi, sara’ proprio quello di riportare alla luce l’impronta divina che giace al fondo di ogni creatura umana, nella prospettiva spiritualista e idealistica propria del Romanticismo tedesco e, in modo particolare, di Schelling.
Evidentemente, Froebel parte da un ottimismo antropologico: per lui, l’essere umano e’ fondamentalmente buono, cosi come, schellinghianamente, e’ buona la natura: perche’ tutto cio’ che e’ spontaneo e’, per cio’ stesso, buono; “di una bonta’ – e’ stato osservato – piu’ intensa e piu’ piena di quella celebrata nella rousseiana esaltazione della natura, giacche’ la stessa natura e’, per uno spiritualista-idealista romantico, intimamente spirituale” (Giulietti).
Un’altra idea notevolissima di questo pedagogista e’ che l’educazione non deve essere impostata in senso prescrittivo, non deve essere invasiva, non deve calare dall’alto norme e concetti; ma, al contrario, deve il piu’ possibile assecondare la natura stessa, aiutando gli elementi di verita’, innati nel bambino, ad emergere, e piuttosto limitandosi a proteggere e a conservare quei tratti della natura che attendono solo di essere aiutati a venire liberamente in luce, realizzando l’unione dell’individuo con la natura medesima e con Dio.
Riportiamo alcuni passi particolarmente significativi de “L’educazione dell’uomo”, affinche’ il lettore possa farsi un’idea della straordinaria profondita’ e arditezza della concezione pedagogica di questo pensatore che, a tutt’oggi, meriterebbe di essere maggiormente rucirdato e, soprattutto, letto e meditato (in: Giovanni Giulietti, “Storia antologica della Pedagogia e della Filosofia”, Treviso, Libreria Editrice Canova, 1958, vol. III, pp. 61-68):

“In tutto esiste, opera e domina una legge eterna; essa si manifesto’ e si manifesta sempre in modo egualmente chiaro e egualmente determinato all’esterno della natura, come all’interno, nello spirito, e nella vita che li congiunge entrambi. A fondamento necessario di questa legge, che domina dappertutto, sta una unita’, operante dappertutto, chiara a se stessa, vivente, consapevole di se’ e percio’ eterna; questo fatto e’ a sua volta, come essa, l’unita’ medesima, riconosciuto con eguale vivezza, profondita’ ed estensione, o mediante la fede, o mediante la contemplazione, cosicche’ anche questa [unita’] in tutti i tempi fu riconosciuta, e sempre quindi sara’ riconosciuta [sia] dall’animo umano tranquillamente attento, [sia] dallo spirito umano riflessivo [e] illuminato.
Questa unita’ e’ Dio. [‘]
L’educazione deve assolutamente guidare e condurre l’uomo alla chiarezza su di se’ e dentro di se’, alla pace con la natura e all’unione con Dio. [‘]
Percio’ l’educazione, l’istruzione e l’insegnamento debbono necessariamente, fin dal principio e fin nei loro primi elementi, lasciar fare, secondare (solo preservare, proteggere), non prescrivere, determinare, intervenire. [‘]
Uomini, che vi aggirate per i giardini e i campi, per i prati e i boschi, perche’ non aprite i vostri sensi a udire cio’ che la natura vi insegna nella sua muta lingua? Guardate la pianta, che voi chiamate erbaccia, e che, calpestata e soffocata mentre cresceva, lascia appena intravedere la sua interna conformita’ a una legge; guardatela nello spazio libero, nel campo e nell’aiola, e osservate quale regolarita’ essa mostra, che vita interna pura, armonica in tutte le [sue] parti e le [sue] manifestazioni: un modello di sole, una stella raggiante germoglia dalla terra: cosi, o genitori, i vostri figli, a cui voi imponete la prima forma e la [prima] vocazione, contraria alla loro natura, e che percio’ crescono intorno a voi nell’infermita’ e nell’artificio, potrebbero diventare esseri che gia’ si dispiegano e si sviluppano in tutti i sensi. [‘]
Il vigoroso e pieno svolgimento [fino alla] perfezione di ogni periodo seguente della vita e’ fondato sullo svolgimento vigoroso, pieno e particolare di tutti i singoli periodi precedenti. [‘]
Cosi l’uomo diviene uomo non per aver raggiunto l’eta’ dell’uomo, ma soltanto perche’ le esigenze della sua infanzia, della [sua] fanciullezza e della [sua] giovinezza sono state soddisfatte da lui fedelmente. [‘]
Anche dei bambini e’ il regno dei cieli; essi, infatti, seguono volentieri, ingenuamente fidenti, quando non lio disturbi la saccenteria e la stravaganza degli adulti, l’impulso che in loro opera, [e] che li spinge alla creazione di forme e all’attivita’. [‘]
Come e’ di grande importanza l’educare per tempo alla religione, altrettanto importante e’ l’educare per tempo alla schietta attivita’ operosa, alla laboriosita’. Il lavoro [esercitato] per tempo, in armonia col suo intimo significato, rafforza e innalza la religione. La religione senza l’attivita’ operosa, senza il lavoro, corre il rischio di diventare vuota fantasticheria, vana esaltazione, fantasma privo di consistenza, cosi come il lavoro, l’attivita’ operosa senza la religione rende l’uomo una bestia da soma, una macchina. [‘]
Gioco e parola sono l’elemento nel quale il bambino ora vive; percio’ il bambino, in questo grado dello sviluppo umano, attribuisce ad ogni cosa la capacita’ di vivere, di sentire, di parlare, e crede che ogni cosa oda;M appunto perche’ il bambino comincia a rappresentare esternamente il suo interno, egli suppone un’eguale attivita’ in tutto cio’ che lo circonda, si tratti di una pietra o di un pezzo di legno, oppure di una pianta, di un fiore o di un animale. [‘]
Il gioco e’ il piu’ alto grado, in questo periodo, dello svolgimento infantile, dello svolgimento umano: e’ infatti la libera rappresentazione dell’interno, la rappresentazione dell’interno per la necessita’ e il bisogno dell’interno stesso. [‘]
Le fonti di ogni bene sono in esso [nel gioco] riposte,m e da esso scaturiscono; un bambino che gioca con bravura, spontaneamente tranquillo, perseverando fino alla stanchezza fisica, diventera’ certamente anche lui un uomo bravo, tranquillo, perseverante, che promuovera’ [anche] con sacrifici il bene degli altri e il proprio. Non e’ [forse] la piu’ bella manifestazione della vita infantile di questo periodo il bambino che gioca? Il bambino che nel suo gioco e’ tutto assorbito? Il bambino addormentatosi nel suo completo assorbimento nel gioco?
Il gioco in questo periodo non e’ un [semplice] trastullo; esso ha un’alta serieta’ e un profondo significato; tu, o madre, prendine cura, alimentalo; tu, o padre, difendilo, proteggilo! Allo sguardo sereno e penetrante dello schietto conoscitore di uomini, nel gioco liberamente scelto dal bambino, in questo periodo, appare manifesta la sua futura vita interiore. I giochi di questa eta’ sono i germi di tutta la vita futura; poiche’ in essi tutto l’uomo si svolge e si mostra nelle sue disposizioni piu’ fini, nel suo intimo sentire. Tutta la vita futura dell’uomo, fino all’ultimo istante, ha la sua origine in questo periodo.[‘]
Il fanciullo vuole conoscere l’interno della cosa, tendenza che il bambino non si e’ data da se’; tendenza che, rettamente intesa e rettamente guidata., cerca di riconoscere Dio in tutte le sue opere e lo spinge in questa direzione. Colui, a cui Fio gia’ dide a questo scopo intelletto, ragione e linguaggio, [quando] le persone piu’ grandi che lo circondano non gli danno soddisfazione del suo impulso, e non sono in grado di dargliela, ,dove altro puo’ e deve cercarla, se non nella cosa stessa? Certo la cosa, anche ridotta in pezzi, rimane muta; ma non mostra essa, la’ [per esempio] la pietra frantumata, qui il fiore lacerato, nei suoi frammenti, subito, parti omogenee od eterogenee, e non e’ questo gia’ un allargamento della conoscenza? [Forseche’] noi adulti aumentiamo in altro modo la nostra conoscenza?[‘]
Per scuola non s’intende qui affatto ne’ l’aula scolastica, ne’ il tenere una scuola, bensi la partecipazione delle conoscenze, in modo consapevole, per uno scopo di cui si e’ consapevoli, e connesse consapevolmente e intimamente. [‘]
L’arrampicarsi su di un nuovo albero per il fanciullo costituisce la scoperta di un nuovo mondo; la vista di lassu’ fa vedere tutto in modo completamente diverso dalla nostra solita visione laterale che raggruppa e sosta [gli oggetti]; come tutto allora e’ chiaro sotto [lo sguardo del] fanciullo!
Non e’ meno significativa, ne’ meno contribuisce alo svolgimento del fanciullo, la tendenza a discendere nelle caverne e nei burroni, a passeggiare nell’ombroso boschetto e nell’oscura foresta; e’ il desiderio di cercare e trovare cio’ che ancora non e’ stato trovato, il desiderio di vedere e di imparare a conoscere cio’ che ancora non e’ stato visto; e’ il desiderio di portare alla luce e vicino a se’ cio’ che si trova nell’oscurita’ e nell’ombra, di appropriarsene. [‘]
Cosi lo spirito unificatore del fanciullo riunisce, poggiando pero’ su se stesso, cio’ che gli viene vicino [ed e’] conforme al suo essere, ai suoi bisogni e al suo stato interiore, [riunisce] pietre e uomini aduno scopo comune per un’opera comune, e cosi ciascuno si forma presto un suo proprio mondo; poiche’ il sentimento della propria forza determina ed esige presto anche il possesso di uno spazio proprio, e di un materiale proprio che particolarmente gli appartenga. Sia [pure] il suo regno, il suo dominio, quasi il suo territorio un angolo del cortile, della casa o della stanza, sia lo spazio di una scatola, di una cassa o di un armadio, o sia una caverna, una capanna, un giardino: egli, l’uomo, il fanciullo in questa eta’ deve avere un punto esterno, possibilmente da lui stesso creato, da lui stesso scelto, di riferimento e di unificazione della sua attivita’. [‘]
Lo scopo dell’istruzione e’ di far comprendere [allo scolaro] l’unita’ di tutte le cose, e che tutte le cose riposano, sussistono e vivono in Dio, perche’ egli possa, a suo tempo, agire e operare nella vita in conformita’ di questa comprensione. [‘]
[Il maestro] deve mostrare e fare intendere a se’ e agli altri l’interna, spirituale essenza delle cose. [‘]
Solo il mettere in risalto l’Uno eternamente vivo che e’ in tutte le cose rende la scuola scuola, non l’insegnare e il comunicare una varieta’ e una molteplicita’ come tale. Poiche’ pero quello viene oggi tanto spesso dimenticato e trascurato, ci sono oggi tanti insegnanti e cosi pochi maestri, tanti istituti d’insegnamento e cosi poche scuole. [‘]”

La chiarezza, la freschezza, la profondita’ dell’ispirazione pedagogica froebeliana sono cosi schiette, cosi vive, cosi lampanti, che non stupisce come esse abbiano portato davvero nuova linfa al campo gia’ quasi disseccato del pensiero educativo moderno; la sua feconda lezione e’ ravvisabile nei cento e cento rivoli in cui si suddivide la pedagogia del XIX e XX secolo, fino all’antroposofia di Rudolf Steiner ed oltre.
La sua idea che il bambino, giocando, appartandosi in un suo spazio “magico”, immergendosi nella freschezza della natura, scopra il mondo e, al tempo stesso, scopra il divino che e’ in lui, e’ un’idea grande: una di quelle idee che gettano un raggio di vivida luce nella storia del pensiero, e che contribuiscono vigorosamente allo sviluppo armonico dell’individuo, rispettandone l’intima essenza e valorizzando la sua parte migliore.
Di quanti moderni sedicenti pedagogisti e pretesi educatori, si potrebbe dire altrettanto? Gia’ il fatto che il concetto ed il termine stesso di “pedagogia” siano stati sostanzialmente banditi dalle scuole superiori e dalle universita’, per essere sostituito dall’espressione, generica e pretenziosa, di “scienze dell’educazione”, la dice lunga in proposito. Par di sentire le parole sagge e ammonitrici di Friedrich Froebel: nella nostra societa’ abbondano gli insegnanti, ma – purtroppo – scarseggiano i maestri, i veri maestri!
Sono in molti a riempirsi la bocca di parolone, a cominciare dai vari ministri della Pubblica Istruzione (di destra e di sinistra, non c’e’ differenza), i quali, ad ogni cambio di governo, sembrano presi dalla smania di far vedere che hanno gia’ belle e pronte chissa’ quali riforme da realizzare, cancellando con un colpo di spugna quanto fatto dai propri predecessori. Ma di un vero progetto educativo, non si vede traccia: e basta girare cinque minuti all’interno di una qualsiasi scuola italiana, specialmente media e superiore, per rendersene conto.
Nelle case, nelle famiglie, le cose vanno, se possibile, ancora peggio: molti genitori, tutti presi dagli impegni di lavoro (e, diciamola tutta, anche da altri impegni, di natura privata), sembrano non avere piu’ il tempo, e soprattutto la vocazione, per occuparsi in prima persona dell’educazione dei propri figli, che delegano agli asili nido, alle baby sitter, o – peggio – alla televisione, ai videogiochi e magari ai computer (si: ci sono bambini di quattro anni che gia’ navigano in Internet, con l’assenso distratto dei genitori).
Si dira’ che questa e’ una conseguenza inevitabile della vita moderna. Forse; ma e’ bene ricordare sempre che cio’ di cui il bambino ha bisogno non e’ il tempo quantitativo, che molti genitori non potrebbero piu’ dargli in alcun modo, neanche con tutta la buona volonta’ di questo mondo; ma il tempo qualitativo, che e’ suscettibile di compensare ore ed ore di assenza materiale. Ad esempio, anche il genitore piu’ indaffarato potrebbe, e dovrebbe, trovare cinque o dieci minuti, alla sera, per sedersi sul bordo del letto del proprio figlio, e leggergli o, meglio ancora, raccontargli una storia, inventandola sul momento. Cio’ fa estremamente bene al bambino, e sotto un duplice aspetto: perche’ ne stimola la fantasia e la creativita’, e perche’ rinsalda potentemente il suo legame affettivo con il padre e la madre.
Tornando a Froebel, si sara’ notato che la sua pedagogia e’ frutto e conseguenza di una concezione antropologica ottimista, basata sulla fiducia nella intrinseca bonta’ della natura e nella perfettibilita’ dell’essere umano, solo che si assecondi il suo naturale movimento spirituale verso la propria interiorita’, sede del divino che e’ in lui.
Ottimista era Comenio, ottimista era Rousseau, ottimista anche Froebel: se non si ha fiducia nella intrinseca bonta’ dell’uomo e nella sua capacita’ di innalzarsi verso il divino, trovando, al tempo sesso, la pace con la natura, non si puo’ costruire alcuna pedagogia efficace, alcun vero progetto educativo.
Ebbene, si faccia un confronto con la mentalita’ diffusa nella societa’ odierna, e largamente condivisa dalla cultura “ufficiale” (razionalista, materialista, utilitarista, riduzionista). La pace con la natura e’ una chimera: abbiamo dichiarato guerra alla natura, sulla base del Vangelo di Francesco Bacone e di Cartesio. Abbiamo abolito il divino, proclamando fin dai tetti la morte di Dio e relegando la fede tra le anticaglie di un passato oscurantista e reazionario (Marx, Freud). Quanto al gioco, cosi importante – secondo Froebel – per l’infanzia, di fatto lo abbiamo abolito: mandando i bambini a scuola sempre piu’ presto, e mettendo ad essi fra le mani dei giochi elettronici che giocano al posto loro, lasciandoli muti e inebetiti spettatori. Le fiabe, poi, chi le racconta piu’? Non vediamo l’ora di spifferare ai nostri bambini che le fate non esistono, e che Babbo Natale e’ solo una finzione; altro che sviluppo della fantasia e della creativita’!
Quanto all’essere umano come tale, la cultura oggi dominante, sulla scorta di Darwin e di Freud, ci insegna che e’ un prodotto del caso, che a caso egli vive, e che a caso va incontro alla distruzione totale e irrimediabile della morte.
Come e’ possibile trasmettere ai bambini una visione armoniosa di se stessi, della vita e del mondo, sulla base di una tale filosofia nichilista?
Come e’ possibile trasmettere loro dei valori positivi, la fiducia nel domani, la speranza e l’amore verso tutti i viventi, nessuno escluso?

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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