Gli spot di Berlusconi per nascondere un ritardo disastroso.
In queste ore si discute dei dati Ocse secondo i quali l’Italia e’ il Paese che mostra l’incremento maggiore su base tendenziale, con un piu’ 10,8 per cento, mentre l’incremento su base congiunturale e’ dell’1,3. Sempre su base mensile, il Paese che mostra un incremento maggiore, pero’, e’ la Germania in crescita del 2 per cento e del 5,7 rispetto al 2008.
Berlusconi ha subito commentato: “Il peggio della crisi e’ alle spalle. La crisi ha segnato piu’ di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza” ed ha portato l’Italia “al terzo posto in Europa” come contribuenti e “siamo sesti nelle Nazioni Unite. Insomma, non possiamo lamentarci” perche’ “non va malissimo”.
Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell’Ocse. Basta vedere oggi i dati dell’Ocse con l’Italia al top, insomma, ci sono concreti segnali di ripresa”. Poi il cavaliere ha rilevato: “I contatti con imprenditori grandi, medi e piccoli, che ho avuto in questi giorni, cosi come quelli con il mondo degli artigiani e dei commercianti, mi fanno dire che c’e’ un diffuso ottimismo”.
Poi ci sono i dati Istat, raccolti nella ricerca ‘Aspetti della vita quotidiana’, secondo i quali la crisi pesa ancora molto sulle famiglie italiane, ma meno di un anno fa. Nei primi mesi del 2009 e’ aumentata la percentuale di famiglie che giudicano la propria situazione economica invariata rispetto al 2008, mentre e’ calata la quota di quelle che riferiscono un peggioramento, passando dal precedente dal 54,5 per cento al 50. La percentuale di famiglie che denunciano un peggioramento della propria condizione e’ molto piu’ elevata al Sud, dove tocca il 16,2 per cento contro il 10,7 delle famiglie del Centro.
In un clima propagandistico e demagogico permanente ci sono cose che non vengono sottolineate e le ‘percezioni’ sono piuttosto indotte dai media che da fatti concreti. D’altra parte i telegiornali non si interessano di disoccupati, cassintegrati, fabbriche che chiudono o sull’orlo del fallimento. Meglio una rubrica di cucina con uno speciale sull’aceto balsamico di Modena.
L’Associazione italiana private banking (Aipb), pero’, ha analizzato la situazione dei ricchi in Italia. La ricerca ha stimato che il forziere dei ‘super ricchi’ (high net worth individual), ossia famiglie con patrimoni finanziari superiori ai 500 mila euro (escludendo ricchezza reale e immobili), conserva oggi 836 miliardi, con un rialzo del 4 per cento rispetto agli 804 miliardi del 2008. Insomma, nonostante la crisi c’e’ chi ha guadagnato e non poco.
Si e’ distribuita questa ‘ricchezza’? Per niente, perche’ erano e sono 590 mila le famiglie italiane con passaporto di Paperopoli, dimostrando che l’incremento del patrimonio totale e’ legato essenzialmente alla ripresa dei mercati finanziari, sia azionari sia obbligazionari.
Per Aipb i super ricchi sono concentrati maggiormente concentrata nell’area del Nord, dove le famiglie hanno in mano quasi il 68 per cento della ricchezza totale del Belpaese. Secondo Fabio Girotto “le regioni del Nord sono quelle che hanno saputo maggiormente trarre beneficio dalla ripresa dei mercati azionari, evidenziando tassi di crescita del patrimonio oltre il 3,9 per cento medio nazionale”.
La ripresa non ha neppure sfiorato i cittadini, ma si e’ concentrata sui ‘soliti noti’, confermando l’antico detto secondo il quale “piove sempre sul bagnato”. Ma non finisce qui.
Sempre l’Ocse, nel rapporto “Obiettivo crescita”, diffuso a marzo di quest’anno aveva scritto: “Il divario tra l’Italia e i Paesi piu’ performanti continua ad ampliarsi in particolare a causa della bassa produttivita’”.
Nella ricerca il nostro Paese era al 19esimo posto su 29, ultimo tra i piu’ sviluppati, europei e non. Per la differenza del Pil pro capite rispetto agli Usa, l’Italia aveva registrato un divario superiore al 30 per cento rispetto al 2007. Tra le cause del ritardo minore produttivita’ e il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, donne e nel Sud. L’Ocse aveva anche suggerito i settori in cui gli interventi dovrebbero essere prioritari: riduzione della proprieta’ pubblica e delle barriere normative alla concorrenza, miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, decentramento della contrattazione salariale, piu’ incentivi per la ricerca. Il governo ha solo varato una riforma dell’universita’ che dequalifica ulteriormente l’istruzione pubblica, tagliando profondamente fondi e finanziamenti.
Ed ancora l’Ocse, nel 2008, aveva lanciato un allarme. In un altro rapporto pubblicato su redditi, disuguaglianza e poverta’, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rilevo’ un peggioramento del divario tra ricchi e poveri e lo considero’ un fenomeno molto esteso, che colpiva i tre quarti dei 30 Paesi aderenti. In quella classifica l’Italia era tra chi mostrava un aggravamento piu’ grave del divario tra i piu’ super ricchi e la classe media.
In quella ricerca il Belpaese, dalla meta’ degli anni ’80 al 2008, aveva prodotto un peggioramento della disuguaglianza tra redditi da lavoro, risparmi e capitale del 33 per cento. Avverti l’organizzazione: “Si tratta del piu’ elevato aumento nei Paesi Ocse, dove l`aumento medio e’ stato del 12 per cento” ed aggiunse: “La disuguaglianza e’ rimasta ad un livello comparativamente elevato. Tra i 30 paesi Ocse oggi l`Italia ha il sesto piu’ grande gap tra ricchi e poveri”.
Per l’Ocse in Italia la mobilita’ sociale era la piu’ bassa che in altri Paesi, come Australia o Danimarca e i figli delle famiglie povere mostravano una piu’ bassa probabilita’ di migliorare la propria posizione sociale rispetto ai figli di famiglie ricche. La ricchezza appariva “distribuita in modo piu’ diseguale rispetto al reddito”: il 10 per cento con piu’ soldi deteneva circa il 42 per cento del valore netto totale.
I dati nudi e crudi erano drammatici: il reddito medio del 10 per cento degli Italiani piu’ poveri era di circa 3367 euro, tenuto conto della parita’ del potere di acquisto, quindi sotto la media Ocse di 4713,8 euro, mentre il reddito medio del 10 per cento piu’ ricco era di circa 37037 euro sopra la media. “I ricchi hanno beneficiato di piu’ della crescita economica rispetto ai poveri ed alla classe media”, aveva concluso l’Ocse.
La diffusione di ‘numeri incoraggianti’, allora, non e’ altro che uno spot propagandistico, una iniezione di fiducia dopata. E nascondere, anche con la complicita’ dei media, la progressiva dequalificazione del sistema industriale italiano, i ritardi nella modernizzazione delle infrastrutture, la quasi inesistenza di ricerca ed innovazione continua a nutrire una strategia della disinformazione miope e suicida. Perche’ crisi e ritardi fanno dell’Italia uno dei Paesi piu’ in difficolta’ tra quelli sviluppati.
Il Cavaliere pubblicizza la ‘potenza’ italiana e non si trovano i soldi per la sanita’, la scuola, le forze di polizia. Gran parte dei cittadini non lo sanno e questo basta al governo. Perche’ l’obiettivo e’ prendere voti, fino a che dura. Poi si vedra’.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
Be the first to comment on "Ripresa: come mentire al Paese"