Abolire i simboli religiosi

E’ commovente vedere come tutto il fronte politico si sia compattato per difendere la tenuta del crocifisso nei luoghi pubblici. Bertone ha dichiarato: “Io dico – dice il prelato – che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita. Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede”.


Gli hanno fatto eco i nostri politicanti: Bossi ha definito la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo “una stronzata”; da un villano non si poteva chiedere certo una riflessione che vada oltre il bicchiere di vino. Vendola, dichiarato omosessuale, si è schierato a favore della chiesa cattolica, sollecitando “una riflessione” sulla questione. La Gelmini sta preparando “incartamenti giudiziari” per fare ricorso in sede europea. Quello che mi stupisce maggiormente è che la nostra classe di politici incapaci si sia voluta far tirare in ballo su una questione religiosa quando il Vaticano, non appena lo stato italiano chiede chiarimenti su comportamenti di predi pedofili, scandali finanziari e via dicendo, gli sbatte la porta in faccia rispondendo che non tollera ingerenze di stati stranieri. Questa sarebbe stata un’ottima occasione per restarcene fuori invece di fare i lacché del clero. Inoltre, dato che la chiesa cattolica è la maggior protagonista dell’integrazione religiosa di tutta la massa di migranti che sta invadendo l’Italia, come mai si stupisce di una presa di posizione di questo genere? Allora sarebbe giusto mettere nelle scuole la statuetta del Budda, il simbolo dello Yin e Yang, di Shiva e via discorrendo; insomma far precipitare l’Italia in un conflitto religioso e di conseguenza fondamentalista che i più esagitati, terroristi compresi, stanno aspettando in grazia di dio. E’ questo quello che si vuole? Innescare una discussione religiosa che fomenti divisioni ed odi religiosi? L’atteggiamento della chiesa è da vigliacchi in quanto cerca di farsi scudo con gli stati che può tenere in pugno, e l’Italia è uno di quelli, per cercare di raccogliere consensi e fomentare di conseguenza un’ennesima crociata in suo favore. La religione, proprio perché fatto personale e simbolico non deve entrare né nelle aule di scuola né nei tribunali, né in ospedali ecc.. Se ne deve stare fuori da qualunque stato di diritto e sarebbe ora di finirla di proclamare la religione cattolica come religione di stato o vantarla come radice della cultura europea perché non c’è scritto da nessuna parte che questo fatto sia legislativamente accettato da una qualunque costituzione democratica. Gli stati devono essere laici e tenere ben separato il credo religioso da questioni sociali più che mai in questi periodi di rimescolamento di popoli e credenze. E’ stata l’ennesima occasione persa da parte dei nostri politici puttanieri e sniffatori di prendere le distanze dalla chiesa, anche perché non mi sembra siano proprio gli esponenti più idonei per sostenere il messaggio di Gesù. Inoltre la chiesa, che si dice tanto aperta al dialogo inter-religioso, perché non pensa ad un simbolo che riassuma tutti i credo sulla terra così non facciamo torto a nessuno? Prima si fa vedere progressista e permissiva e poi si mostra rigida all’atto pratico nel cedere il passo allo Stato nelle decisioni che non gli competono. Non si vergogna? Una volta tanto speriamo che la Corte dei diritti umani, che nulla ha a che fare con la UE (Bertone non lo sa evidentemente…), ma è ben più prestigiosa e rigorosa, serva a toglierci delle cappe opprimenti ed ideologiche che tanto frenano ed hanno frenato il progresso di questo Stato bislacco facendoci fare un salto di qualità sociale che tanto manca per affrancarci da persone che credono ancora ad autolesionisti con le stimmate, visionari, creduloni e fattucchiere ed avere la mente aperta libera da dogmi ormai desueti, rimasugli del medioevo più cupo ed opprimente dove la casta clericale teneva tutti nel terrore dell’inferno mentre applicava, per se stessa, il paradiso sulla terra.

Ludovico Polastri 

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