Dopo le recenti lotte ‘si e’ spento il cono di luce’. In un appello tutta la preoccupazione di giuristi, sociologi e politici
‘Il tema del lavoro non appare essere il centro motore, la leva moltiplicatrice della rinascente opposizione. Il cono di luce che si e’ acceso questa estate sulla vicenda Innse, grazie alla tenacia e alla vittoria degli operai, si e’ gia’ spento’.
E ancora: ‘Non si puo’ certo dire che il dibattito congressuale del piu’ grande sindacato italiano, la Cgil, stia muovendo i suoi primi passi con la dovuta attenzione da parte dei mass-media e del dibattito politico’.
Nonostante tutto, un pizzico di ottimismo resta: ‘Nel nostro Paese vi sono evidenti segnali di un risveglio dell’opposizione sociale alle politiche del governo delle destre e delle classi dominanti, dopo la dura sconfitta elettorale e la profonda crisi nella quale e’ entrata la sinistra. I movimenti non si sono spenti. Molti di essi hanno ritrovato vivacita”.
Dunque si tratta di ‘unire gli sforzi’ per ‘dare vita a un ‘Tavolo per il lavoro’, per promuovere ricerche, dibattiti, iniziative, mobilitazioni’.
Si puo’ concentrare in questi quattro passaggi l’accorato appello lanciato da giuristi, sociologi e politici (tra gli altri, i professori Piergiovanni Alleva, Luciano Gallino e Francesco Garibaldo accanto a Mario Tronti, Gian Paolo Patta, Roberta Fantozzi di Prc, Gianni Pagliarini del Pdci e Alfonso Gianni di ‘Sinistra e liberta”) volto a restituire al tema del lavoro il primato che gli spetta. Ammesso (e non proprio concesso) che la politica disponga degli strumenti e della volonta’ necessaria per affrontare il dramma della crisi economica.
Anche perche’ ”’ non dimentichiamolo ”’ i firmatari del testo si trovano loro malgrado fuori dalle istituzioni, dunque e’ arduo immaginare che il Parlamento voglia tenere conto della loro riflessione, per quanto improntata al buon senso.
L’appello insiste sulla ‘distanza’ tra l’emergenza-lavoro e le priorita’ sancite nell’agenda politica degli ultimi mesi, persino quella ‘di sinistra’: ‘Dalla fine dell’estate in poi ”’ si legge ”’ non vi e’ stato un fine settimana che non sia stato caratterizzato da un grande appuntamento, dalla manifestazione per la liberta’ di stampa a quella contro il razzismo, passando per quelle contro l’omofobia e il precariato nella scuola. Senza contare i tanti momenti di lotta e di conflitto locali’.
A parte il rinnovato protagonismo degli insegnanti (dagli sbocchi peraltro incerti), nessuna mobilitazione ha posto l’accento sulla disoccupazione e sulla totale assenza di futuro riservata a centinaia di migliaia di ragazzi.
E dire che ‘il conflitto fra capitale e lavoro si e’ esteso su scala globale, assumendo molteplici e innovative forme, non il contrario. Lo dimostra anche l’attuale crisi economico-finanziaria mondiale’ le cui ‘cause piu’ autentiche affondano nell’economia reale, nel regime dei bassi salari e della precarizzazione del rapporto di lavoro, nella privatizzazione degli istituti dello stato sociale che hanno caratterizzato la stagione neoliberista del capitalismo contemporaneo’.
Percio’ la sinistra sente il dovere ‘e il bisogno di tornare a ragionare sul lavoro. Non pensiamo di poterlo fare da soli, ma sappiamo che questo compito spetta in primo luogo a chi ritiene che bisogna ridare significato e forza’ ad una parola che pare scomparsa dal vocabolario della politica: ‘sinistra’, appunto.
Vedremo tra qualche mese se il ‘tavolo’ sara’ stato capace di riportare sulle prime pagine dei giornali la volonta’ di riscatto di coloro che non arrivano piu’ alla fine del mese.
Paolo Repetto
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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