Marrazzo: la strada dei trans

Si e’ letto di tutto a proposito della vicenda, ma nessuno ha pensato di interpellare gli abitanti della famosa via Gradoli: lo ha fatto InviatoSpeciale

Non e’ la prima volta che la gente di via Gradoli ospita qualcosa di ‘rilevante’ a livello nazionale. Gia’ anni fa, infatti, fu oggetto di numerosi sopralluoghi da parte delle autorita’, dei giornali e delle televisioni, a causa di un presunto covo delle Brigate Rosse dove probabilmente fu nascosto Aldo Moro.

‘Succede tutto qui’, e’ l’esclamazione di un uomo, probabilmente il proprietario della lavanderia che da su via Cassia, a pochi metri dall’entrata della strada.

Questa non e’ proprio una strada come le altre, ma una sorta di parco privato, dove chi entra e’ sicuramente un residente o comunque deve recarsi presso qualche abitazione. Di sicuro non puo’ definirsi una strada dove si e’ di passaggio. All’entrata vi e’ anche una sbarra, sempre sollevata, con una scritta che ricorda di star entrando in una strada privata.

Un centinaio di civici, in tutto, non un bar, non un negozietto, non una parrucchiera, solo palazzi e villette private. Non e’ di certo una zona popolare, si trova infatti nella zona nord di Roma, quella che ospita anche i Parioli, Corso Francia ed altre zone bene.

Chi abita in via Gradoli sa di quello che e’ successo, ma non lo sa per le televisioni ed il boom mediatico di questi giorni, ma solo perche’ lo vive quotidianamente, ogni sera.

‘Ci sono piu’ macchine in questa piccola strada che sulla Cassia’ spiega un ragazzo che abita li, un bengalese, ormai da anni in quella zona, che con il suo italiano per niente male, ci tiene a sottolineare che tutti vanno a trans, giovani e anziani, ricchi e poveri.

Aprire una discussione del genere, nel bar  adiacente alla strada, e’ ormai all’ordine del giorno. Tutti hanno qualcosa da dire. Ci sono posizioni contrastanti, chi difende i viados, chi invece le accusa, tutto nella normalita’.

Ci sono voluti trenta secondi perche’ un’anziana e distinta signora, con la sua capigliatura bionda, che le dava un aria da ‘solita bigotta’, si introducesse nel discorso difendendo a spada tratta Marrazzo e chiunque politico frequentasse le trans.

Mentre la si ascoltava quasi non si credeva ai propri occhi: un’anziana con l’aria di chi la pensa all’antica, che sostiene che ognuno ha la propria intimita’, ognuno i propri gusti e che ‘siamo in un paese di ipocriti’.

Sembrava quasi difendesse un suo amico o forse qualcuno della sua parte politica invece, prontamente, tira in ballo la faccenda di Berlusconi e le escort, difendendo anche lui.

A quel punto, nel bar, nasce il caos. Il barista, un quarantenne con pizzetto e capelli brizzolati, risponde alla signora spiegandole, con la dovuta educazione e rispetto per la sua eta’, che il problema non e’ cosa si fa nella vita privata, ma quanto queste persone siano ricattabili.

Il teatrino, nel piccolo bar su via Cassia, e’ ormai nel vivo della sua perfomance, tutti gli attori danno la propria versione dei fatti, accordandosi nel finale su un unico punto: quello e’ un posto dove le case chiuse esistono ancora, lo sanno tutti e chi fa finta di saperlo solo adesso, e’ un bugiardo.

Ad abitare in via Gradoli, almeno dalle persone che si incontrano per quelle strade e si vedono ai balconi, sono soprattutto stranieri, la maggioranza sudamericani, qualche famiglia africana e dell’est europeo ed ovviamente anche famiglie italiane.

E’ strano pensare ad un posto del genere, probabilmente non economico in termini di affitti delle abitazioni, abitato da quella che viene ritenuta la parte meno ricca della societa’. Si incontrano anche molte trans, nulla di sconvolgente ne’ di scandaloso.

Le persone del luogo sembrano essersi affrancate dalla retrograda visione, che avvolge ancora la maggior parte della capitale, che vede i viados come diversi, abietti e da evitare.

Dopo tutta la confusione televisiva e della carta stampata di questi giorni, nasce quasi spontaneo domandarsi: chi sono i transessuali? Che vita fanno? Sono solo prostitute? Perche’ piacciono cosi tanto agli uomini?

Una transessuale si presenta agli occhi di chi la guarda con le sembianze, gli atteggiamenti e talvolta la voce di una donna. Solo i genitali, quasi sempre, sono ancora quelli di un uomo. La loro vita e’ una normale vita fatta di amicizie, conoscenze e relazioni ambigue con eventuali partner.

Il loro lavoro e’ solitamente quello della prostituta per il semplice motivo che, allo stato attuale delle cose, e’ difficile, se non impensabile, che qualcuno dia un lavoro ad una persona ritenuta dalla stragrande maggioranza della societa’, immonda e disgustosa.

Basti pensare che nei mezzi pubblici della capitale, quando si vede salire una transgender, e’ quasi conseguente la reazione di scandalo e sdegno dei passeggeri.

I marciapiedi notturni pero’ sono popolati da centinaia di viados. Se quindi l’offerta e’ cosi alta ”’ torna difficile immaginare una prostituta che per ripetute sere lavori su un marciapiede senza fare un soldo ”’ corrispondera’ sicuramente ad una altrettanto alta domanda.

Assistiamo quindi quotidianamente ad un fenomeno di ipocrisia che rischia di non avere pari; persone denigrate, emarginate e derise di giorno, diventano le protagoniste incontestabili della notte.

Una transessuale mediamente, quando lavora sul marciapiede, chiede al proprio cliente dai 20 ai 40 euro, quando invece offre le prestazioni sessuali a casa, le cifre possono arrivare anche ai 100 ”’ 120 euro. Stiamo chiaramente parlando di prostitute alla portata di tutti, non della ristretta e’lite che richiede somme ben piu’ consistenti per passare con il proprio cliente notti, week end o cene di lavoro.

La faccenda allora non riguarda solo i pochi vip, politici o diplomatici che sono stati scoperti dagli obiettivi indiscreti degli affamati rotocalchi di gossip, ma entra nelle case di molte famiglie italiane.

Il giro di affari della prostituzione in Italia ammonta a piu’ di 1 miliardo di euro l’anno, tutto cio’ va a sfamare non solo le iniziative private delle prostitute, bensi le tasche delle mafie che commerciano corpi e prestazioni sessuali da est a ovest e da sud a nord del mondo.

L’unico mercato piu’ redditizio per la malavita e’ quello della droga. C’e’ pero’ da dire che spesso i transessuali riescono a venir fuori dalle logiche di potere mafioso, gestendosi da se’ il proprio lavoro. Le piu’ soggette a questo controllo sono le sudamericane che, nel momento dell’arrivo in Italia, trovano una ‘maman’ , solitamente una trans protetta da qualche malavitoso, che gestisce gli affari delle proprie colleghe.

Quella che sembrava essere una realta’ circoscritta ad una piccola strada privata, divenuta famosa in tutta Italia, e’ invece lo specchio di una citta’ e di una nazione. Via Gradoli, come spiegano le persone che abitano da quelle parti, e’ un posto dove le case chiuse esistono ancora, dove chi si prostituisce abita di fronte ad una famiglia con bambini.

L’ipocrisia e gli interessi illeciti di potenti caste, come quelle di matrice mafiosa, hanno reso possibile la chiusura delle ‘case di tolleranza’ nel 1958, con la famosa legge Merlin.

Oggi la realta’ e’ celata da un velo di finto perbenismo che ricopre ognuno di noi. Bisognerebbe chiedere alle famiglie di quella strada, cosa ne pensano di questa situazione, magari potrebbero essere loro a proporre un disegno di legge coerente con quello che accade quotidianamente nelle nostre citta’.

Diego Ruggiano

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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