Il Mediterraneo è mare dei diritti violati

L’arcivescovo Agostino Marchetto in difesa dei diritti dei migranti.

L’arcivescovo Agostino Marchetto, in occasione di un Convegno alla Pontificia Universita’ Gregoriana, ha detto ieri che “il Mediterraneo e’ mare dei diritti violati”. Nella relazione del segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, per i Paesi europei questo mare e’ tornato ad essere “mare nostro” e avendo “molto limitato, se non addirittura soppresso, le possibilita’ di entrare legalmente nei loro territori, e’ rimasta, per chi vuole emigrare, la via del traffico o del contrabbando di esseri umani”.

L’arcivescovo ha indicato le numerose Convenzioni che gli Stati sono tenuti a rispettare: la Convenzione di Ginevra del 1951 con il relativo Protocollo del 1967, sullo status dei rifugiati, i trattati interni sulla estradizione, transito e riammissione di cittadini stranieri e asilo (in modo particolare la Convenzione di Dublino del 1990) e quella del 1950 sui Diritti Umani.

In base ad esse “nessuno puo’ essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sara’ condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano”.

Ma queste Convenzioni vengono violate. u il caso dei respingimenti in Libia dall’Italia, secondo un accordo tra questi due Paesi, senza valutare la possibilita’ che vi siano “rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili”.

“In Libia – ha spiegato mons. Marchetto – esistono centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti. E l’ accesso a questi centri e’ difficile per cui e’ arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani, tenendo poi conto che tale Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, ne’ al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati”.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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