La vicenda di Berlusconi può essere paragonata a quella che toccò all’imperatrice di Babilonia, Semiramide, tanti anni fa. Non per il triste destino di questa bella donna alla quale il potere aveva guastato i sensi, quanto per il fatto che finì miseramente la sua vita uccisa dal figlio, cresciuto ed educato all’insegna del potere della madre. I segnali di sgretolamento dell’impero della strafottenza della classe al potere in Italia, di cui il nostro premier è il simbolo materiale e la summa universale, continuano, già da tempo, a farsi sentire (Giuseppe Casarrubea).
Vuole Semiramide/Berlusconi modificare la Costituzione? Se ne assuma le responsabilità e accetti le prevedibili conseguenze. Ma sappia che essa costò una guerra contro il fascismo e non fu data agli italiani per benevola concessione. Si occupi d’altro invece e, visto che Babilonia era diventata “la grande meretrice”, si dedichi, per i fatti suoi, alla licenziosità dei suoi costumi, che quelli degli italiani non sono ancora così corrotti. Lo seguirà soltanto la buonanima di Dante, dall’alto del paradiso dove certamente si trova. Lo rivisiterà nel V canto dell’Inferno, sentirà nell’aria lamenti e pene e lo rivedrà inalterato riscrivendo di “lei” che
“A vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per tòrre il biasmo in che era condotta”.
Per il momento l’imperatrice ha come bersaglio più vicino, tanto per cambiare, quelle quattro teste calde che ancora esistono nel nostro Paese e che si autoconfinano in una indefinibile “minoranza di sinistra”. Una minoranza straordinariamente forte tanto da impossessarsi, chissà per quali vie traverse, di importanti posti di comando e da tendere tranelli alla divina persona dell’intoccabile Semiramide. A questa figura si sono ispirati musicisti e pittori, scrittori e intellettuali. Ma mai nessuno ai nostri giorni s’è accorto che quella specie di dio ce l’avevamo noi in Italia, non già nocchiero di una nave travolta dalla tempesta, ma egli stesso fonte di tuoni e fulmini in un paese che avrebbe bisogno di essere meno alluvionato e più tranquillo. Il problema, dunque, non sono le facce di bronzo che hanno i vassalli della mitologica donna di Stato, ma l’affronto che a questa donna fanno i profani che sconoscono i misteri della metafisica, e s’attaccano alle cose personali e terrene. Ora anche il mito ci viene incontro per capire.
Semiramide/Berlusconi, infatti, figlia della dea Derceto e del siriano Caistro, sposò il re assiro Schanschi-Adad V. Dopo che questi passò a miglior vita, governò gli assiri in sostituzione di Adadnirari III, il figlio ancora minorenne. Sperava di governare a lungo, ma quando il figlio divenne adulto la scacciò dal trono e la uccise. Naturalmente noi auguriamo lunga vita a Berlusconi come uomo. Ma come politico dovrebbe capire che, alla sua corte, c’è già pronto chi gli vuole fare le scarpe di cemento, assumendo il potere e rappresentando tutti gli italiani, le loro leggi e i loro ordinamenti, cent’anni di salute che abbia Napolitano, il nostro attempato e sempre fresco di testa, presidente della Repubblica. Del resto il mal sottile che coglie il premier non riguarda le sue condizioni di salute, nè il suo temperamento. Il fatto è che l’aria non tira più per lui, e che il figlio minorenne della nostra Semiramide è da tempo che si traveste e si trasforma, ricorrendo a tutti gli interventi chirurgici di cui l’artificio del trucco, proprio dell’essere femminile, dispone. Il potere fa questi miracoli, trasforma e, direbbe Foucault, deforma a sua immagine e somiglianza. Per cui l’Adadnirari III, reincarnatosi per la legge della metempsicosi, ha fatto il miracolo di cambiar pelle e cervello. E’ ora il più democratico di tutti gli italiani: vuole rispettare la Costituzione, ama di cuore gli immigrati e se potesse mettersi a fare pubbliche elemosine per dimostrare la sua filantropia, lo farebbe volentieri. Ma gli manca il tempo. E nessuno a sinistra gli fa ricordare cos’era. Ma dite voi: può un lupo diventare pecora? Per molti del Pd che lo applaudono pare di sì. Beati loro.
Il problema comunque resta perchè una minoranza che, grazie a Dio mette in discussione il padreterno, c’è. E’ fatta di un buon numero di irriverenti magistrati che essendo sovversivi e ‘comunisti’ hanno da tempo dato la stura al cavaliere, sventandone gli altarini. Seguono ora gli undici membri della Corte costituzionale che hanno dichiarato illegittimo il lodo Arcano. Tutti comunisti di vecchio stampo, naturalmente, lupi (loro sì) travestiti da pecore. Unici animali mansueti del gregge italico sono invece i rappresentanti della maggioranza che governa il Paese, alla quale evidentemente non piacciono i bastian contrari. L’obiezione del premier e del seguito dei pappagalli di Euforione, o cornacchie che siano, è che non si può essere ostacolati, nello svolgimento di un ruolo assegnato dalla volontà popolare, dai fastidi che i processi comportano. Perchè, se un capo di governo deve governare, come fa contemporaneamente a passare gran parte del suo tempo in tribunale? Detto da lui che ha la fedina penale pulita, l’interrogativo pone problemi di coscienza. Ha ragione. Ma il comune mortale che è stato abituato a credere che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come fa a credergli?
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