Facebook ha 59 milioni di utenti – e 2 milioni se ne aggiungono ogni settimana. Ma non vi troverete Tom Hodgkinson arruolato come volontario ad offrire i suoi dati personali informativi – non ora che si è reso consapevole delle politiche populiste che stanno nel retroscena di questo sito-rete sociale (Tom Hodgkinson, The Guardian).
L’entusiasmo della comunità spionistica di intelligence Statunitense per le innovazioni
ad alta tecnologia dopo l’11 settembre 2001 è andato alle stelle, entusiasmo che aveva
già catturato gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, visto che costoro avevano
creato due anni prima, nel 1999, il fondo di capitali “In-Q-Tel”, per far fronte ad
opportunità di investimenti a rischio nelle alte tecnologie.
Io detesto Facebook. Questo “affare” Americano di enorme successo viene descritto come
“un servizio di pubblica utilità sociale che vi mette in comunicazione con le persone che
stanno nel vostro intorno”. Ma aspettate un attimo! Perché, per la grazia di Dio, dovrei
io avere necessità di un computer per mettermi in comunicazione con le persone che mi
stanno attorno? Perché l’insieme delle mie relazioni dovrebbe venire mediato tramite
l’immaginazione di un branco di superfanatici degenerati in California? Cosa c’era di
sbagliato nel pub?
Comunque Facebook mette in comunicazione effettivamente le persone? Piuttosto, non è che
ci sconnetta, dato che al posto di fare qualcosa di godibile come passeggiare e mangiare
e danzare e bere con i miei amici, meramente invio loro delle note sgrammaticate e mi
diverto con fotografie nel ciberspazio, mentre sto incatenato alla mia scrivania? Un mio
caro amico di recente mi ha confessato che ha passato un sabato notte da solo a casa su
Facebook, bevendo al suo tavolo di computer. Quale malinconica immagine! Ben lontano da
metterci in comunicazione, in realtà Facebook ci isola nelle nostre postazioni di lavoro.
Facebook fa ricorso ad una qualche forma di vanità e di alta opinione in noi stessi, fin
troppo.
Se io costruisco un ritratto lusinghiero di me stesso con una serie di cose ed attività
da me preferite, io costruisco una rappresentazione artificiale di chi io sono, in modo
da ottenere sesso o consenso. (“Io amo Facebook,” mi diceva un altro amico, “attraverso
Facebook ho potuto anche scopare.”)
Per di più, Facebook incoraggia una disturbante competitività intorno all’amicizia:
sembra che con gli amici oggi, quella che conta sia la quantità e che la qualità non
conti nulla. Più amici voi avete, meglio siete. Voi risultate “popolari”, nel senso molto
amato nelle scuole superiori Statunitensi. Lo testimonia il titolo di copertina sulla
nuova rivista di Facebook del gruppo editoriale Tennis: “Come raddoppiare l’elenco dei
vostri amici.”
Comunque, sembra che io sia veramente molto solo nella mia ostilità. Nel momento in cui
scrivo, Facebook dichiara 59 milioni di utenze attive, di cui 7 milioni nella Gran
Bretagna, il terzo più grande utilizzatore di Facebook dopo gli USA e il Canada.
Si tratta di 59 milioni di creduloni, di potenziali vittime, molti dei quali hanno
volontariamente fornito informazioni relative al loro documento di identità e alle loro
preferenze come consumatori al sistema affaristico Americano, senza rendersi conto di
nulla su questo. Giusto ora, ogni settimana 2 milioni di nuove persone si iscrivono. Al
presente tasso di crescita, da ora fino al prossimo anno Facebook avrà più di 200 milioni
di utenti attivi. Ed io potrei prevedere che, se mai, questo tasso di crescita vedrà una
accelerazione nei prossimi mesi. Come il portavoce di Facebook Chris Hughes dichiara: “
Si è radicato tanto che non può altro che crescere , mentre sarà duro liberarsene.”
Tutto questo per me è sufficiente per farmi rigettare Facebook per sempre. Ma vi sono
tante altre ragioni per averlo in odio. Veramente tante!
Facebook è un progetto ben costruito, e le persone che stanno dietro alla sua fondazione,
un gruppo di capitalisti di ventura della Silicon Valley, hanno un patrimonio ideologico
chiaramente elaborato, che sono fiduciosi di propagare in tutto il mondo. Facebook è una
manifestazione di questa ideologia. Come per il precedente PayPal, si tratta di un
esperimento sociologico, un’espressione di un particolare tipo di dottrina del libero
arbitrio neoconservatrice. Su Facebook, voi potete essere liberi di essere chi desiderate
essere, finché non verrete bombardati da annunci pubblicitari dei più importanti marchi
del mondo. Come con PayPal, le line di demarcazione nazionali sono una cosa del passato.
Sebbene il progetto sia stato inizialmente concepito dalla star delle copertine dei media
Mark Zuckerberg, il volto reale che sta dietro alle quinte di Facebook è quello del filosofo
futurista Peter Thiel , un quarantenne capitalista di ventura della Silicon Valley.
Vi sono solo tre membri nel consiglio direttivo di Facebook, e questi sono Thiel,
Zuckerberg e un terzo investitore che porta il nome di Jim Breyer, per conto di una
impresa di capitali a rischio, la Accel Partners.
Thiel ha investito 500.000 dollari in Facebook , quando gli studenti di Harvard
Zuckerberg, Chris Hughes e Dustin Moskowitz lo hanno incontrato a San Francisco nel
giugno 2004, subito dopo che questi avevano lanciato il sito. Da quel che si dice,
attualmente Thiel possiede il 7% di Facebook, che, alla valutazione corrente di Facebook
di 15 miliardi di dollari, dovrebbe corrispondere a più di 1 miliardo di dollari. Esiste
un ampio dibattito su chi esattamente siano stati i co-fondatori originali di Facebook,
ma chiunque siano stati, Zuckerberg è l’unico rimasto nel consiglio direttivo, benché
Hughes e Moskowitz lavorino ancora per la compagnia.
Thiel è ampiamente riconosciuto nella Silicon Valley e nello scenario Statunitense dei
capitali di rischio come un genio libertario. Egli è il co-fondatore e direttore generale
del sistema bancario virtuale PayPal, che ha venduto a Ebay per 1.5 miliardi di dollari,
guadagnando per sé 55 milioni di dollari. Inoltre, ha amministrato un fondo assicurativo
di 3 miliardi di lire sterline, il Clarium Capital Management e un fondo di capitali a
rischio denominato Founders Fund.
Di recente, la rivista Bloomberg Markets lo ha definito come “uno dei manager di maggior
successo del paese nel campo dei fondi assicurativi”. Thiel ha fatto i soldi scommettendo
sul rialzo dei prezzi del petrolio e prevedendo in modo giusto l’indebolimento del
dollaro. Lui e i suoi amiconi assurdamente ricchi della Silicon Valley sono stati
recentemente etichettati come “La Mafia di PayPal” dal periodico Fortune, e un
giornalista della rivista ha per di più fatto osservare che Thiel impiega un maggiordomo
in uniforme e possiede una superautomobile McLaren da 500.000 dollari. Per altro Thiel è
anche un maestro di scacchi, decisivamente competitivo. In questo campo si è anche
distinto per avere rovesciato con furia la scacchiera addosso agli altri giocatori, se
perdente. E non si è mai scusato per questo atteggiamento iper-competitivo, affermando:
“Mostratemi un buon perdente ed io mi dimostrerò perdente!”
Ma Thiel è ben più di un capitalista abile ed avido. È anche un filosofo futurista ed un
attivista neocon.
Laureato in filosofia all’università di Stanford, nel 1998 egli scriveva in
collaborazione un libro dal titolo “The Diversity Myth – il Mito della Diversità”, un
minuzioso attacco contro il liberalismo e l’ideologia multiculturalista, che dominava
Stanford. Egli affermava che la “multicultura” portava ad una perdita delle libertà
individuali.
Da studente a Stanford, Thiel aveva fondato un giornale di tendenze di destra, ancora
pubblicato, il “The Stanford Review”- motto: Fiat Lux (“Che venga la luce!”).
Thiel è membro del TheVanguard.Org, un gruppo di pressione neoconservatore con sito in
Internet, che era stato costruito per attaccare MoveOn.org, un gruppo di pressione
liberale che opera sul web. Thiel si definisce “libertario di passaggio”.
TheVanguard è diretto da un certo Rod D. Martin, un capitalista-filosofo grande
ammiratore di Thiel. Sul sito Thiel dichiara: “Rod è una delle nostre menti guida della
nazione nella creazione di nuove ed indispensabili idee per la politica pubblica. Ron è
in possesso di una più che completa comprensione dell’America, più di quello che molti
poteri esecutivi hanno dei loro affari.”
Questo piccolo assaggio dal loro sito web vi darà un’idea della loro visione del mondo:
“TheVanguard.Org è una comunità online di Americani che credono nei valori della
conservazione, del libero mercato e del governo limitato della cosa pubblica come i mezzi
migliori per produrre aspettative ed opportunità per ognuno, specialmente per i più
poveri fra noi.”
Il loro obiettivo è quello di promuovere politiche che “daranno nuova forma all’America e
al mondo”.
TheVanguard descrive la sua politica come “Reaganite/Thatcherite”.
Un messaggio del presidente recita: “Oggi impartiremo a MoveOn [il sito web liberal], ad
Hillary, e ai media radicali di sinistra alcune lezioni che mai hanno immaginato.”
Allora, le politiche di Thiel non presentano dubbi di sorta. Cosa possiamo dire sulla sua
filosofia? Io ho prestato ascolto ad un podcast [un podcast è un file (generalmente audio
o video), messo a disposizione su Internet per chiunque si abboni ad una trasmissione
periodica e scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore]
sugli indirizzi che Thiel ha dato sulla sua visione del futuro. In breve, questa è la sua
filosofia: dal secolo diciassettesimo, alcuni pensatori illuminati hanno sottratto il
mondo da una esistenza legata a valori vecchi, costretta dallo stato di natura, e a
questo proposito cita la famosa caratterizzazione di Thomas Hobbes sull’esistenza come
“cattiva, brutale e caduca”, in favore di un nuovo mondo effettivo, in cui noi abbiamo
conquistato la natura.
Attualmente, viene riposto valore nelle cose immaginarie. Thiel sottolinea come PayPal
poneva le sue motivazioni su questa concezione: non si ripone valore su oggetti di
produzione reale, ma nelle relazioni fra esseri umani. Quindi, PayPal costituiva una
modalità di movimentare denaro in tutto il mondo senza alcuna limitazione. La rivista
“Bloomberg Markets” si esprimeva così al riguardo: “Per Thiel, PayPal è tutto centrato
sulla libertà: dovrebbe consentire alla gente di scansare i controlli monetari e
movimentare denaro in tutto il mondo.”
Chiaramente, Facebook è un altro esperimento del grande capitale: volete fare denaro con
l’amicizia? Volete creare collettività libere da confini nazionali – e quindi vendere poi
a queste la Coca-Cola? Facebook è profondamente acreativo. Non fa nulla di tutto questo.
Semplicemente fa da mediatore in relazioni che sarebbero avvenute comunque.
Il mentore filosofico di Thiel è un certo René Girard della Stanford University, che
propone una teoria sul comportamento umano denominata “desiderio mimetico”.
Girard riconosce che la gente è essenzialmente un branco di pecore, che tendono a
copiarsi l’un l’altra senza troppa riflessione. Quindi la teoria dovrebbe sembrare essere
dimostratamente corretta nel caso dei mondi virtuali di Thiel: l’oggetto desiderato è
irrilevante; tutto quello che è necessario sapere è che gli esseri umani tenderanno a
muoversi come un gregge. Da qui, le bolle finanziarie! Da qui, l’enorme popolarità di
Facebook!
Girard è una presenza regolare alle serate intellettuali di Thiel.
Quello che non sentirete mai nella filosofia di Thiel, fra parentesi, sono
concetti…antiquati del mondo reale, come arte, bellezza, amore, piacere e verità.
Internet è estremamente attraente per i neocons come Thiel, visto che promette un certo
tipo di libertà nelle relazioni umane e negli affari, libertà dalle fastidiose leggi
nazionali, dai confini nazionali e da cose di tal fatta. Internet apre su un mondo di
libero commercio e di espansione liberistica.
Perciò, Thiel si mostra approvare i paradisi fiscali, e afferma con chiarezza che il 40%
delle ricchezze mondiali risiedono in posti come Vanuatu [una Repubblica situata
nell’Oceano Pacifico meridionale], le Isole Cayman, Monaco e le Barbados.
Penso che non siamo molto lontani dal dire che Thiel, come Rupert Murdoch, è contrario ad
ogni tipo di tassazione. Inoltre ama la globalizzazione della cultura digitale, perché il
digitale mette i signori supremi del sistema bancario al riparo da attacchi; e per questo
ha dichiarato: “Non è possibile avere una rivoluzione operaia che prenda il controllo
delle banche, se queste banche hanno la sede a Vanuatu.”
Se l’esistenza nel passato era cattiva, brutale e caduca, allora per il futuro Thiel
desidera renderla molto più lunga, e per questo fine ha investito in un’impresa che sta
esplorando tecnologie che procurino un allungamento della vita. Egli ha impegnato 3.5
milioni di sterline su Aubrey de Grey, un gerontologo con sede a Cambridge, che sta
ricercando le chiavi dell’immortalità.
Inoltre, Thiel fa parte del consiglio direttivo di un istituto denominato “Singularity
Institute
for Artificial Intelligence”. Estrapoliamo dal suo fantastico sito web: “L’istituto
Singularity è la creazione tecnologica di un’intelligenza più acuta di quella umana.
Esistono diverse tecnologie…che spingono in questa direzione…Intelligenza
Artificiale…dirette interfacce cervello-computer…ingegneria genetica…differenti
tecnologie che, se raggiungessero un livello percettivo di sofisticazione, dovrebbero
consentire la creazione di un’intelligenza più acuta di quella dell’uomo.”
Dunque, per sua stessa ammissione, Thiel sta cercando di distruggere il mondo reale, che
egli identifica con “natura”, per imporre al suo posto un mondo virtuale, ed è in questo
contesto che noi dobbiamo considerare la nascita di Facebook.
Facebook consiste in un esperimento programmato a tavolino di manipolazione globale, e
Thiel è un giovane e lucido pensatore nel pantheon dei neoconservatori, con una
inclinazione per insolite fantasie techno-utopistiche. Ed io non desidero aiutare nessuno
a diventare ancora più ricco!
Il terzo membro del consiglio direttivo di Facebook è Jim Breyer, un partner nell’impresa
a capitale di rischio “Accel Partners”, che nell’aprile 2005 ha portato in Facebook 12.7
milioni di dollari. Breyer fa parte del consiglio di amministrazione di giganti
Statunitensi del calibro di “Wal-Mart” e di “Marvel Entertainment”, ed inoltre è un ex
presidente della “National Venture Capital Association (NVCA)”.
Ora, queste sono le persone che realmente muovono le cose negli Stati Uniti, dato che
investono nei giovani talenti, sul tipo di Zuckerberg. La più recente tornata di
finanziamenti di Facebook è stata condotta da una compagnia denominata “Greylock Venture
Capital”, che ha posizionato una somma pari a 27.5 milioni di dollari. Uno dei soci
importanti di Greylock si chiama Howard Cox, un altro ex presidente della NVCA, che è
anche nel consiglio direttivo di “In-Q-Tel”.
A cosa corrisponde “In-Q-Tel”? Bene, che lo crediate o no (ma lo potete verificare nel
loro sito web), questa organizzazione gestisce il fondo a capitale di rischio della CIA.
Prima dell’11 settembre, l’organizzazione spionistica Statunitense si era tanto eccitata
per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalle innovazioni portate avanti nel
settore privato, che nel 1999 istituiva un suo fondo a capitale di rischio, l’In-Q-Tel,
che “identifica e si associa con quelle imprese che sviluppano tecnologie all’avanguardia
per aiutare a trasmettere queste soluzioni alla Central Intelligence Agency e ai contigui
Servizi Informativi (IC) per le loro future missioni”.
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e la CIA adorano la tecnologia perché
questa consente loro di spiare più facilmente. Nel 2003, il Ministro della Difesa USA
Donald Rumsfeld dichiarava: “Noi abbiamo bisogno di trovare nuovi mezzi per scoraggiare i
nuovi avversari; abbiamo necessità di spiccare un balzo nell’era dell’informazione, cosa
che costituisce il fondamento cruciale dei nostri sforzi di trasformazione.”
Il primo presidente di “In-Q-Tel” è stato Gilman Louie, che aveva fatto parte del
consiglio direttivo della NVCA con Breyer.
Un’altra figura chiave nella squadra di “In-Q-Tel” è Anita K. Jones, ex- direttrice delle
ricerche e dei servizi di ingegneria per la difesa per il Ministero della Difesa degli
USA e, sempre con Breyer, membro del consiglio di amministrazione di “BBN Technologies”.
Quando lei ha lasciato il Ministero della Difesa USA, il Senatore Chuck Robb le ha
riservato il seguente tributo: “La Jones ha procurato la tecnologia e le organizzazioni
militari operative insieme ai progetti dettagliati per sostenere il dominio Statunitense
sui campi di battaglia per il prossimo secolo.”
Ora, anche se voi non accogliete l’idea che Facebook sia una qualche sorta di
allargamento del programma imperialista Americano incrociato con un massiccio strumento
di raccolta delle informazioni, comunque non vi è modo di negare che come affare consista
in una trovata puramente megageniale. Alcuni analisti della rete hanno suggerito che la
sua valutazione di 15 miliardi di dollari sia eccessiva, ma io reputo al contrario che
sia troppo modesta. Le sue quotazioni sono veramente da vertigine, ma il suo potenziale
di crescita è effettivamente senza limiti.
La voce impersonale del Grande Fratello sui siti web incita: “Tutti desideriamo essere in
grado di usare Facebook”. Potete scommettere che questo avverrà!
È il potenziale enorme di Facebook che ha indotto Microsoft ad acquisirne l’1.6% per 240
milioni di dollari. Una recente voce di corridoio assicura che l’investitore Asiatico Lee
Ka-Shing, si dice che sia il nono uomo più ricco del mondo, ha acquistato lo 0.4% di
Facebook per 60milioni di dollari.
I creatori del sito devono fare ben poco, se non giocherellare con il programma.
Principalmente, devono molto semplicemente stare a guardare e aspettare che milioni di
fanatici intossicati da Facebook a titolo volontario inviino file con dettagliati i loro
dati identificativi, le loro fotografie ed elenchi dei loro oggetti favoriti di consumo.
Dopo avere assemblato questo enorme “database” di esseri umani, Facebook non ha altro da
fare che vendere ad agenzie pubblicitarie le informazioni ricevute, o, come ha
sottolineato Zuckerberg in un recente blog post, “di cercare di aiutare le persone a
condividere informazioni con i loro amici su argomenti e cose che fanno sul web.” Ed
infatti, è precisamente quello che sta avvenendo.
Il 6 novembre dello scorso anno, Facebook ha annunciato che 12 marchi mondiali hanno dato
la scalata al consiglio direttivo. Fra loro, Coca-Cola, Blockbuster, Verizon, Sony
Pictures e Condé Nast. Tutti addestrati nelle stupidaggini del marketing di ordine più
elevato, i loro rappresentanti hanno reso commenti di fiamma di questa natura:
“Con Facebook Ads, il nostro marchio può diventare parte del modo in cui gli utenti
comunicano ed interagiscono su Facebook,” ha affermato Carol Kruse, vice presidente della
sezione marketing interagente mondialmente della Coca-Cola Company.
“Noi pensiamo questa come una maniera innovativa di coltivare relazioni fra milioni di
utenti, mettendoli in grado di interagire con Blockbuster in un modo conveniente, adatto
e divertente,” così ha dichiarato Jim Keyes, presidente e direttore generale della
Blockbuster. “Questo va al di là della creazione di effetti pubblicitari. Questa è la
ragione per cui Blockbuster partecipa alla comunità dei consumatori, in modo tale che,
per concerto, i consumatori vengono motivati a condividere i vantaggi del nostro marchio
con i loro amici.”
“Condividere”, questo il linguaggio di Facebook, per “reclamizzare”! Iscrivetevi a
Facebook e diverrete gratuitamente pubblicisti rice-trasmittenti per Blockbuster o la
Coca, decantanti le virtù di questi marchi ai vostri amici.
Stiamo assistendo alla modificazione mercantile delle relazioni umane, all’estrazione del
valore capitalistico dall’amicizia.
Ora, rispetto a Facebook, i quotidiani, ad esempio, cominciano ad apparire sorpassati
senza speranza come modello produttivistico. Un giornale vende spazi pubblicitari alle
imprese commerciali perché sembra vendere materiale di valore ai suoi lettori. Ma questo
sistema è molto meno sofisticato di Facebook per due ragioni. Una è quella che i giornali
devono affrontare la fastidiosa spesa per pagare i giornalisti che devono fornire i
contenuti. Facebook fornisce questo servizio gratuitamente. L’altra è che Facebook può
raggiungere l’obiettivo pubblicitario con una precisione molto più grande di quella di un
quotidiano.
È vero che Facebook recentemente naviga in acque agitate, dato il suo programma
pubblicitario Beacon. Degli utenti avevano fatto presente come uno dei loro amici aveva
fatto un acquisto online presso alcuni esercizi commerciali pubblicizzati; 46.000 utenti
hanno considerato che quel livello di pubblicità risultava intrusivo ed hanno firmato una
petizione dal titolo “Facebook! Basta invadere la mia privacy!”, tanto per dire.
Zuckerberg ha presentato le scuse presso il blog della compagnia, asserendo che ora il
sistema era mutato da “opt-out” a “opt-in”.
[ N.d.tr.: Con il termine “opt-out” (in cui opt è l’abbreviazione di option, opzione) ci
si riferisce ad un concetto della comunicazione commerciale diretta (direct marketing),
secondo cui il destinatario della comunicazione commerciale non desiderata ha la
possibilità di opporsi ad ulteriori invii per il futuro. In mancanza di tale opposizione
e in virtù di una sorta di silenzio-assenso può continuare a essere destinatario di
questo tipo di comunicazioni; i metodi di opt-out sono quindi i metodi con cui un
individuo può evitare di ricevere informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un
esempio molto comune di opt-out è l’apposizione della scritta “Niente pubblicità” o
similare sulla propria casella di posta in modo da evitare l’inserimento non desiderato
di depliant pubblicitari.
Si definisce “opt-in” il concetto inverso, ovvero la comunicazione commerciale può essere
indirizzata soltanto a chi abbia preventivamente manifestato il consenso a riceverla. I
metodi di opt-in sono i metodi con cui un individuo può esprimere il consenso al
ricevimento di informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un esempio molto comune
di opt-in è l’invio di una e-mail per confermare la propria volontà di ricevere un
servizio che potrebbe essere stato attivato senza esplicito assenso.]
Ma ho il sospetto che la piccola ribellione a questo sistema tanto radicalmente
modificato sarà quanto prima dimenticata: dopo tutto, nella Gran Bretagna della metà del
diciannovesimo secolo vi è stata perfino una protesta nazionale da parte del movimento
per le libertà civili quando era stata proposta l’idea di una forza di polizia!
Per di più, voi tutti, utenti di Facebook, avete letto effettivamente le norme che
regolano la privacy? Questo vi sta a dimostrare che non avete molta privacy. Facebook
pretende di essere un campione di libertà, ma in realtà non è forse un sistema virtuale
totalitario, ideologicamente motivato, con una popolazione di utenti che va ben oltre a
quella della Gran Bretagna?
Thiel e gli altri hanno creato un loro proprio paese, una nazione di consumatori.
Ora, come Thiel e gli altri nuovi proprietari di questo poetico cyberspazio, voi potrete
trovare questo esperimento sociale anche tremendamente eccitante. Finalmente si è
realizzata la condizione Illuminista tanto desiderata fin dai tempi dei Puritani del
diciassettesimo secolo che hanno veleggiato verso il Nord America, un mondo dove ognuno è
libero di esprimere se stesso come più gli aggrada. I confini nazionali sono una cosa del
passato ed ognuno salterella insieme a ruota libera in uno spazio virtuale. La natura è
stata conquistata tramite l’abilità inventiva illimitata dell’uomo. Sì. E come voi potete
decidere di inviare al geniale investitore Thiel tutti i vostri denari, allora certamente
dovreste impazientemente attendervi la costituzione pubblica di un sistema Facebook senza
blocchi limitanti.
O potreste riflettere che veramente non potete desiderare di far parte di questo
programma pesantemente finanziato per creare una arida repubblica virtuale globale, nella
quale il vostro io e le relazioni con i vostri amici sono trasformati in merci da vendere
ai marchi giganti mondiali.
Voi potreste decidere di non volere di far parte di questo tentativo di prendere il
controllo sul mondo.
Per parte mia, io non sono interessato al sistema Facebook, rimango quanto possibile
senza strumenti elettronici e spendo il mio tempo che risparmio non per andare su
Facebook, ma per fare qualcosa di utile come leggere qualche libro. Perché dovrei
desiderare di sprecare il mio tempo su Facebook, quando non ho ancora letto il poema
“Endimione” di John Keats? E quando vi sono ancora sementi da piantare nel mio giardino
di casa? Non ho alcun desiderio di allontanarmi dalla natura, desidero ricongiungermi con
essa. Maledetta l’aria condizionata! E se io desidero mettermi in rapporto con le persone
che mi stanno attorno, farò riferimento ad un metodo tecnologico molto antico. Si tratta
di un metodo libero, facile da usare e che trasmette una ineguagliabile esperienza
individuale nel distribuire le informazioni: questo metodo viene denominato “parlare
faccia-a-faccia con gli altri”.
La politica di Facebook sulla privacy. (Tanto per divertimento, proviamo a sostituire le
parole “Grande Fratello” tutte le volte che leggiamo la parola “Facebook”.):
1) Noi vi faremo pubblicità: “Quando usate Facebook, avete la possibilità di fornire il
vostro profilo personale, costruire relazioni, inviare messaggi, svolgere ricerche e
presentare quesiti, formare gruppi, presentare eventi, rivolgere istanze e trasmettere
informazioni mediante svariati canali. Noi raccoglieremo queste informazioni in modo tale
da fornirvi i servizi ed offrirvi attrattive personalizzate.”
2) Voi non potete cancellare o perdere nulla: “Quando volete aggiornare le informazioni,
noi conserviamo di regola una copia registrata della versione originale per un
ragionevole periodo di tempo in modo da rendere possibile la riacquisizione della
primitiva versione di quelle informazioni.”
3) Ognuno può lanciare uno sguardo sulle vostre più personali confessioni: “… noi non
possiamo garantire, e non lo facciamo, che il contenuto pubblicato sul sito da un utente
non sarà visionato da persone non autorizzate. Noi non ci rendiamo responsabili per
l’aggiramento di qualsiasi regolazione della privacy o delle misure di sicurezza presenti
sul sito. Voi siete ben consapevoli che, anche dopo la rimozione, copie del contenuto
dell’utente possono rimanere visibili in pagine conservate nelle memorie di archivio, o
possono essere state copiate da altri utenti, che ne hanno conservato il contenuto.”
4) Il profilo di marketing che noi vi procuriamo sarà imbattibile: “Inoltre, Facebook ha
la potenzialità di raccogliere informazioni su di voi da altre fonti, come giornali,
blog, servizi che consentono di scambiare messaggi in tempo reale e da altri utenti del
sistema Facebook mediante l’operatività del servizio (ad esempio, cartellini fotografici)
in modo da fornire informazioni a vostro riguardo le più opportune e un curriculum più
personalizzato.”
5) Decidere di ritirarsi non vuol dire “decidere di ritirarsi.”: “Facebook si riserva il
diritto di mettere a disposizione i dati che vi concernono, anche se decidete di
ritirarvi del tutto spontaneamente mediante comunicazioni via e-mail.”
6) La CIA può visionare tutto il materiale, quando ritiene opportuno farlo: “Diventando
utenti di Facebook, voi acconsentite a che i vostri dati personali possano essere
trasferiti ed elaborati negli Stati Uniti…Noi possiamo ricevere la richiesta di mettere a
disposizione le informazioni su un utente conformemente ai requisiti e alle norme di
legge, come mandati di comparizione o citazioni del tribunale, o in conformità alle
applicazioni di norme legali. Noi non rendiamo pubbliche le informazioni fintanto che non
riceviamo valide garanzie che le richieste di informazioni per imposizioni legali o per
controversie private non corrispondano a consone modalità legali standard. Inoltre, noi
possiamo condividere il materiale informativo quando pensiamo sia necessario in
ottemperanza della legge, per proteggere i nostri interessi e le nostre proprietà, per
prevenire frodi o altre attività illegali perpetrate tramite il servizio di Facebook o
con l’utilizzo del marchio Facebook, o per impedire imminenti lesioni corporali. Questo
può intendersi come condivisione di informazioni con altre compagnie, studi legali,
magistrati, agenti o agenzie governative.”
guardian.co.uk © Guardian News and Media Limited 2009
lunedì 14 gennaio 2008
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