“Viva l’Italia, assassinata dai giornali e dal cemento” canta De Gregori. E il peggior cemento è quello che sta bloccando le sinapsi neuronali, che impedisce di pensare, che omologa e massifica tutti. E i giornali che sono tra i più grandi esecutori. Mentre il regime mafiosocratico sta sconfiggendo il terribile cancro di cui è vittima: lo Stato democratico …
In queste settimane il fantasma del golpe è stato evocato da Scotti e Ciampi, uomini delle istituzioni nel 1992 delle stragi di mafia. Una strategia di sangue che puntava a destabilizzare il cuore delle istituzioni italiane. Una stagione di sangue e bombe che, improvvisamente, si è fermata nell’ottobre 1993, dopo il fallito attentato fuori dello stadio Olimpico di Roma durante Lazio – Udinese.
Ma in realtà, e tutti ne sappiamo mandanti, esecutori e complici (anche perché, in larga parte, siamo tra loro) c’è un golpe silenzioso che non si è mai fermato. Un golpe fatto di menzogne, connivenze criminali, repressione violenta, omertà, corruzione, cancellazione di ogni dignità personale, che ha conquistato il cuore dello Stato Italiano, e ha annullato ogni possibilità di democrazia.
I tromboni per i teoremi di Ciancimino e i silenzi sul vertice massonico del 2 giugno 1992
Tutto il turbillon di dichiarazioni, comprese quelle di Ciampi e Scotti, sono successive alle parole di Totò Riina e all’ennesimo risveglio di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, il sindaco del sacco di Palermo. Ancora una volta, come periodicamente accade, il pupillo del noto politico mafioso, è tornato a parlare del ’papello’ del padre: la lista delle richieste di Riina allo Stato italiano per far cessare gli attentati fuori dalla Sicilia. Una trattativa così ben strutturata e avanzata che Riina trattò con Mori, che lo arrestò su consegna di Provenzano (ma qualche mese prima degli attentati fuori dalla Sicilia). Un papello che Ciancimino continua a millantare di avere a casa, e di poter consegnare alle procure quando vuole e che, diverse volte, si mostra ad un passo dal fare (fermandosi sempre su quel passo). E, ancora una volta, tutti a pendere dalle sue labbra, ad aspettare chissà quale mirabolante rivelazioni (sarà un caso che, due settimane dopo, è stato firmato il protocollo per la costruzione delle centrali nucleari tra EDF e Enel? Vogliono alimentarle con le balle di Ciancimino?). Poco è mancato che, dopo i dubbi avanzati da un procuratore, gli arrivassero le scuse ufficiali e solenni del Parlamento a camere riunite e a reti unificate. Ma, mentre si continuano su quella oscura stagione italiana, a dar fiato ai teoremi inconcludenti e fuori da ogni realtà dei Ciancimino e dei Travaglio su una delle poche vicende chiarite e limpide della storia d’Italia (l’arresto di Totò Riina), non viene squarciato il velo omertoso su quanto accadde dopo il 2 giugno 1992. Quel giorno, sul panfilo Britannia di proprietà della Regina Elisabetta, si riunirono i maggiori esponenti della finanza italiana (a partire da Prodi, Draghi, Amato e Ciampi). Quel giorno fu definitivamente stabilita la strategia di parte della massoneria italiana, che governa banche italiane ed inglesi (valgano gli esempi di Goldman Sachs e Merryl Linch su tutti) che mise in ginocchio l’economia italiana (decidendo anche la svendita all’estero di gran parte delle industrie italiane), a partire dalla speculazione monetaria di Geoge Soros che, in un solo giorno (16 settembre 1992), distrusse la lira.
Davanti a tutto questo, va ricordata la vicenda di Pino Masciari, il coraggioso imprenditore calabrese che ha denunciato il racket delle estorsioni. Per farsi ricevere da Napolitano è dovuto arrivare allo sciopero della fame, dopo che la scorta gli è stata revocata (la sua gravissima colpa è stata quella di andare nelle scuole e nei teatri a raccontare la sua storia e ad invitare altri a fare come lui). Pino sta vicendo la sua battaglia, al contrario di Piera Aiello, cognata della collaboratrice di Paolo Borsellino Rita Atria e animatrice di una delle migliori associazioni antimafia d’Italia. Piera ha scoperto di essere rimasta senza scorta quando due carabinieri l’hanno tradita, indicando ai boss di Partanna dove viveva, e la sua vita corre un fortissimo rischio.
Negli ultimi anni, tutti i garofani della politica italidiota hanno innalzato il vessillo della sicurezza e della lotta alla mafia. Ma, davanti a quanto vi abbiamo appena raccontato, stiamo ancora aspettando qualsivoglia cenno dal Ministero di Disgrazia e ingiustizia, lo stesso che si pavoneggia per ogni arresto di un mafioso (come se li arrestasse lui…) e in ogni possibile occasione pubblica. Come se si stava aspettando lui, novello Messia, per lottare contro la mafia.
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